3 azioni italiane che dovevano crollare (e invece stanno sorprendendo tutti)

Tommaso Scarpellini

25 Ottobre 2025 - 12:56

Mentre tutti parlano di crisi, a Piazza Affari emergono segnali di forza inattesi. Tre titoli stanno sorprendendo anche gli analisti più scettici.

3 azioni italiane che dovevano crollare (e invece stanno sorprendendo tutti)

Le preoccupazioni sembrano vincere sulla ragione? Non a Piazza Affari. Ed è proprio dove tutti si aspettano terra bruciata che potrebbe rinascere un terreno fertile. Ecco quindi tre titoli molto affossati dal sentimento negativo degli investitori, ma che sembrano star introducendo novità importanti, a Piazza Affari e non solo.

Partiamo da Stellantis, uno dei titoli più martellati negli ultimi mesi. La narrativa dominante è quella di un gruppo in difficoltà tra tensioni commerciali, costi produttivi e politiche industriali frammentate. Ma dietro il pessimismo, si stanno muovendo leve strategiche non banali. Antonio Filosa, CEO per l’Italia, ha confermato il “Piano Italia”, che prevede 400 nuove assunzioni e una revisione profonda della capacità produttiva nazionale. A questo si aggiunge un piano d’investimenti da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, un segnale chiaro: Stellantis non intende restare indietro nella corsa globale dell’automotive.

Il mercato USA rappresenta una priorità assoluta per il gruppo, non solo per la sua marginalità, ma anche per l’esposizione alle nuove tariffe di Trump, che rischiano di incidere sui profitti europei. Tuttavia, una strategia industriale così ampia e bilanciata fra Europa e America può rappresentare un “catalizzatore di sentiment”, cioè una spinta psicologica per gli investitori, spesso più potente dei dati fondamentali stessi.

Kering: un gigante del lusso in cerca di riscatto

Non è propriamente “di casa” a Piazza Affari, ma Kering è presente anche qui e rappresenta uno dei casi più interessanti del momento. Dopo anni di difficoltà, tra rallentamento dei consumi e margini sotto pressione, qualcosa sembra finalmente muoversi.

La notizia chiave è l’accordo strategico tra Kering e L’Oréal, che apre la strada a una collaborazione di lungo periodo tra due colossi del settore beauty e fashion. L’intesa non è ancora un vero e proprio catalizzatore operativo, ma pone le basi per una joint venture capace di espandere l’accesso ai mercati internazionali e migliorare l’efficienza commerciale. In sostanza, una partnership del genere può aiutare a diversificare i ricavi e a mitigare la dipendenza da singoli brand come Gucci, oggi la divisione più problematica del gruppo.

Sul piano manageriale, il CEO Luca de Meo avrebbe modo di dedicarsi maggiormente al “puro lusso” e introdurre nuove manovre di ridefinizione, che per la fiducia di piazza affari sarebbero probabilmente motivo di entusiasmo. Anche qui, la analisi di sentiment mostra un cambiamento: dopo mesi di flussi di negatività o chiare vendite in borsa, nelle ultime settimane si sono registrate le prime semi-inversioni di tendenza.

Brunello Cucinelli: lo short interest che può diventare opportunità

Chiudiamo con un titolo che divide il mercato: Brunello Cucinelli. È uno dei marchi simbolo del lusso italiano e, secondo diversi report, uno dei titoli più shortati del momento a Piazza Affari. Questo significa che molti investitori istituzionali stanno scommettendo contro il titolo, ma come spesso accade, un eccesso di pessimismo può trasformarsi in una miccia per un rimbalzo improvviso.

Le ragioni del calo recente sono legate più alla politica che ai fondamentali. L’instabilità che si è creata dopo la questione “Russia”, ha pesato sulle aspettative di crescita. Tuttavia, il comparto del lusso ha dimostrato di saper reagire rapidamente: basti pensare ai risultati positivi di LVMH, che nel trimestre ha visto un ritorno significativo della domanda asiatica.
Cucinelli, a differenza di molti competitor, mantiene una struttura finanziaria comunque solida e un approccio di crescita organica sostenibile. Il management ha sempre puntando sulla coerenza del brand e sulla qualità del prodotto, un elemento che ha reso in effetti la propria clientela di fascia alta molto fidelizzata.

In ottica analisi ciclica, il settore del lusso tende a mostrare fasi di compressione e rilancio molto nette: periodi di ribasso profondo seguiti da rally consistenti, spesso alimentati da dati macro positivi sul PIL e sulla fiducia dei consumatori. Se la Cina dovesse confermare il recente rimbalzo delle vendite retail, potremmo assistere a una fase di short covering, ossia una ricopertura delle posizioni ribassiste, che spingerebbe i prezzi rapidamente verso l’alto.

Quindi?

Questi titoli non devono necessariamente salire, ma rappresentano casi interessanti in un contesto dominato dal pessimismo. È curioso notare come siano stati duramente penalizzati dagli analisti, eppure negli ultimi giorni abbiano mostrato segnali di forza proprio grazie a novità concrete legate alle scelte del management.

Stellantis punta su un’espansione globale per bilanciare i rischi geopolitici, Kering cerca di rilanciare la redditività attraverso alleanze strategiche, mentre Brunello Cucinelli potrebbe dimostrare come la qualità e la reputazione del brand possano diventare un’arma difensiva nei momenti di difficoltà.

Non si tratta di speculazione pura, ma di un insieme di segnali microeconomici che meritano attenzione. Il mercato resta complesso, ma è interessante notare come, proprio dove c’è stato maggior pessimismo, oggi si stia riaccendendo un barlume di speranza.