Archiviati i cinque giorni di collocamento della dual tranche Valore, per il Dipartimento del Tesoro è già tempo di andare oltre nelle emissioni. Ormai molte economie “avanzate”, Italia inclusa, si può dire che dipendono anche dai debiti sovrani (la spesa pubblica) nel far girare l’economia. Delle 4 macro componenti del PIL, cioè consumi (famiglie), investimenti (imprese), esportazioni nette (import/export), l’aggregato “spesa pubblica” non è affatto residuale.
Premesso ciò, la neo offerta MEF si compone di tre bond, di cui uno Short Term che qui non considereremo. Per il resto, ecco due titoli di Stato in asta buoni per investire a rendimenti reali positivi.
I 2 BTP€i con cedole variabili
Due distinte tranches riguarderanno altrettanti BTP€i, titoli di Stato sempre di matrice MEF al pari dei BOT, dei Valore e dei BTP “standard”. La differenza principale è che sono agganciati al tasso di inflazione europea così come fanno i BTP Italia ma con link all’inflazione nazionale. Cambia il parametro benchmark di riferimento, non la macro sostanza.
La circostanza si trascina dietro alcune considerazioni, alcune di un certo spessore per l’investitore. Una riguarda l’indice di riferimento, che in questo caso è l’IAPC (Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo) rispetto all’indice FOI del BTP Italia. L’altra è che hanno scadenze medio-lunghe rispetto a quelle “più medie alla lettera” dell’omologo nazionale.
Inoltre offrono una maggiore stabilità macroeconomica (cioè minore volatilità) tipica di tutti i prodotti con “più sottostanti” in pancia. Un conto è investire sul singolo titolo, un altro su un paniere di titoli. Nel caso del BTP€i il carovita considerato è quello dell’Eurozona e non di un singolo Stato come nel BTP Italia. Purtroppo, però, vale anche il contrario. Cioè se l’inflazione nazionale dovesse correre di più rispetto a quella europea, l’investitore domestico non proteggerebbe a sufficienza il potere d’acquisto del capitale.
Tra i contro rispetto al BTP Italia, invece, c’è che la rivalutazione del capitale arriva tutta a scadenza, e non ogni 6 mesi come avviene sul BTP Italia. In alternativa, alla rivendita del BTP€i sul mercato secondario per chi lo liquida anzitempo.
Pro e contro del BTP€i
In entrambi i casi, Italia o €i, il rendimento reale (positivo) esitato dovrebbe essere garantito. Meglio: lo è sempre nel caso del BTP Italia data la coincidenza di residenza dell’investitore e del benchmark nazionale. Molto probabile (in più, in linea o in meno) nel caso dell’€i per i motivi su esposti.
Più in generale, un’esposizione sul BTP€i risulterebbe interessante con aspettative di inflazione in Europa attese in rialzo. In alternativa, quando l’inflazione dell’Eurozona è attesa superiore a quella italiana. In entrambi i casi, un €i sovraperformerà rispetto a un bond sovrano a tassi fissi o lo stesso BTP Italia.
Un altro scenario ambivalente, ossia favorevole e sfavorevole a seconda degli scenari, è quello che lega l’€i ai futuri trend dei tassi di interesse BCE. Al loro aumentare i corsi scenderanno data la maggiore durata, duration e volatilità. Sono scenari che nessuno si augura per almeno due motivi:
- avrebbe potuto acquistare dopo a prezzi più interessanti rispetto ai suoi di carico, e quindi a rendimenti a scadenza maggiori;
- in caso di rivendita anticipata c’è il rischio di liquidare in perdita in conto capitale.
Il discorso si inverte in contesti di tassi di interesse BCE in discesa. I prezzi sul MOT si apprezzano, agevolando e/o incentivando l’eventuale uscita anticipata.
Un vantaggio e uno svantaggio tipico delle obbligazioni del tipo BTP€i
Un’altra spendibilità di portafoglio del BTP€i che rientra tra i “pro” è la costituzione del capitale a scadenza. In pratica si può sfruttare sia la loro medio-lunga durata, sia la rivalutazione del capitale al carovita, tutto alla fine. Pertanto chi non ha bisogno di liquidità periodica (tipo le cedole trimestrali del Valore) lo potrebbe scegliere per massimizzare il ritorno a scadenza.
Parallelamente, un “contro” del BTP€i è che mal si presta per chi necessita di un flusso cedolare più ricco e costante nel tempo, sin da subito. Come vedremo tra poco, infatti, i due €i in asta pagano tassi cedolari annui fissi bassi (rispetto ai BTP pari durata a tassi fissi e di neo emissione). Essi rimandano tutta la rivalutazione del capitale a scadenza.
Due titoli di Stato in asta buoni per investire a rendimenti reali positivi
Presentiamo ora i dettagli tecnici delle due aste in questione. Una riguarderà il BTP€i 15Y emesso il 15/09/2015 e in scadenza alla stessa data del 2032, tra quasi 6 anni. Ha ISIN IT0005138828, cedola annua dell’1,25% con date di stacco al 15/03 e 15/09, quindi con 44 giorni di dietimi. Lo slot in offerta nell’asta ordinaria (32° tranche) è tra i 500 e i 750 mln di €. Il flottante già in circolo sul MOT stamane prezza 97,31 per un rendimento effettivo a scadenza del 5,51% (dati: Borsa Italiana). Su base YTD, invece, i valori min-max sono stati 96,44 e 102,80.
L’altro BTP€i è un trentennale in origine nato a settembre del 2004, e in scadenza il 15/09/2035. L’identificativo sul MOT è IT0003745541, paga il 2,35% di cedola annua fissa al 15/03 e al 15/09, quindi sempre con 44 giorni di dietimi. Anche questo slot MEF in offerta nell’asta ordinaria (27° tranche) è compreso tra i 500 e i 750 mln di €. Sul MOT, infine, il titolo già in circolo prezza sopra cento, a 101,70 per la precisione, per un rendimento effettivo a scadenza del 5,94% (4,88% netto). A riprova di quanto abbiamo detto sopra, qui i prezzi min-max da gennaio ad oggi non sono mai andati sotto la pari: 100,30 il min, 110,31 il max.
Il calendario delle operazioni di sottoscrizione
Quanto al calendario delle relative operazioni di sottoscrizione, ricordiamo le tre date clou per l’investitore retail:
- 26 ottobre è il termine ultimo di prenotazione da parte dei piccoli risparmiatori;
- 27 ottobre si procederà all’asta ordinaria, e il giorno dopo con la supplementare;
- 29 ottobre sarà il giorno di regolamento per tutti i neo titoli assegnati.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.