Secondo il nuovo World Economic Outlook del FMI, il PIL pro capite reale italiano è solo il 2% sopra il 2007. Spagna +11%, Germania +16%, USA +29%. E le previsioni al 2031 non chiudono il divario.
Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.
Secondo i nuovi dati del Fondo monetario internazionale, un italiano produce oggi, in termini reali, appena il 2% in più rispetto alla vigilia della crisi finanziaria. Nello stesso periodo spagnoli, tedeschi e statunitensi hanno guadagnato tra l’11% e il 29%. E le previsioni fino al 2031 non chiudono il divario.
Il nuovo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, pubblicato ieri, permette di misurare quanto è costato all’Italia il lungo ciclo di crisi iniziato nel 2008. La misura più chiara allo scopo è il PIL pro capite a prezzi costanti, cioè la ricchezza prodotta per abitante al netto dell’inflazione. Se si fissa a 100 il valore del 2007, ultimo anno prima della Grande recessione, l’Italia arriva a 102 nel 2026.
Gli altri paesi sono andati molto più avanti: la Francia è a 110, la Spagna a 111, la Germania a 116 e gli Stati Uniti a 129. Fra le grandi economie dell’area euro, solo la Grecia fa peggio, a 94.
.
.
Due crolli e una lunga risalita
Il grafico mostra due cadute. La prima arriva con la recessione del 2009 e con la crisi dei debiti sovrani del 2012-2013. Il PIL pro capite italiano tocca il minimo nel 2014, a 88: in sette anni era sparito il 12% della ricchezza per abitante. La ripresa successiva è lenta, e nel 2019 l’indice è ancora a 93,7. In quel decennio la Spagna, che aveva sofferto quanto l’Italia, era già risalita sopra il livello pre-crisi (104).
Il secondo crollo è quello del Covid: 85,6 nel 2020, il punto più basso dell’intera serie. Il rimbalzo del 2021-2022 è stato forte, anche grazie a superbonus e PNRR, e ha riportato l’Italia sopra quota 100 nel 2024, diciassette anni dopo.
leggi anche
Italia contro Spagna, chi ha fatto meglio in 10 anni? Il confronto su Pil, salari, lavoro e debito
Meno abitanti, più PIL per abitante
Una parte del recupero recente del PIL pro capite dipende dal calo della popolazione, non dalla crescita. Gli italiani erano 60,4 milioni nel 2014; il FMI ne stima 58,9 milioni nel 2026 e 58,4 milioni nel 2031. Nello stesso periodo la Spagna è passata da 45,7 milioni di abitanti nel 2007 a quasi 50 milioni oggi, eppure il suo PIL pro capite è cresciuto molto di più.
Se si guarda il PIL complessivo invece di quello per abitante, l’Italia nel 2026 è appena il 2,7% sopra il 2007. La Spagna è al +22%, la Germania e la Francia al +19%.
Il divario smette di allargarsi, ma non si chiude
Per il periodo 2026-2031 il FMI prevede per l’Italia una crescita del PIL di circa lo 0,6-0,8% l’anno. Per abitante significa circa +0,8% l’anno, poco sotto Francia (+0,9%) e Spagna (+0,9%) e più lontano da Germania (+1%) e Stati Uniti (+1,7%). Nel 2031 l’indice italiano arriverebbe a 106.
Il divario quindi smette di allargarsi, ma non si riduce. Con questo ritmo, l’Italia raggiungerebbe il livello che la Spagna ha oggi intorno al 2036, e quello attuale della Germania solo verso il 2041. Nel frattempo la Grecia, scesa a 73 nel 2013, potrebbe tornare sopra il livello pre-crisi nel 2030, e nel 2031 sarebbe a 102,5, a pochi punti dall’Italia.
Vent’anni di PIL pro capite a confronto
| Anno | Italia | Spagna | Francia | Germania | Grecia | Stati Uniti |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 2007 | 100,0 | 100,0 | 100,0 | 100,0 | 100,0 | 100,0 |
| 2009 | 92,3 | 95,3 | 96,5 | 95,9 | 95,4 | 95,8 |
| 2014 | 88,4 | 92,2 | 100,0 | 106,6 | 74,6 | 103,2 |
| 2019 | 93,7 | 104,1 | 106,1 | 114,8 | 80,7 | 113,6 |
| 2020 | 85,6 | 92,5 | 97,8 | 110,3 | 73,5 | 110,3 |
| 2024 | 100,6 | 107,5 | 108,9 | 113,7 | 89,8 | 123,9 |
| 2025 | 101,2 | 109,6 | 109,6 | 114,0 | 91,7 | 126,1 |
| 2026 (p) | 102,1 | 111,2 | 109,6 | 115,8 | 93,5 | 128,7 |
| 2031 (p) | 106,4 | 116,5 | 114,7 | 121,9 | 102,5 | 139,8 |
PIL pro capite a prezzi costanti, indice 2007 = 100. Dal 2026 previsioni FMI (p).
Fonte: elaborazione Money.it su dati FMI, World Economic Outlook ottobre 2026
Il FMI descrive un’economia globale “spaccata”, in cui crescono i paesi agganciati al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale o esportatori di energia, mentre soffrono gli importatori di energia con poco peso nelle filiere tecnologiche. L’Italia appartiene in buona parte al secondo gruppo e il FMI prevede per il 2026 un’inflazione al 3,3%, il doppio del 2025, trainata dall’energia.
In questo contesto la crescita potenziale resta il vero nodo da sciogliere. Vent’anni dopo la crisi, l’Italia non ha recuperato terreno rispetto ai suoi partner, ha solo smesso di perderne.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.