Seconda seduta consecutiva in rosso per Unipol. Nel primo pomeriggio di venerdì 6 novembre il titolo scivola a 25,20 euro, in calo del 2,5% rispetto ai 25,85 euro della chiusura di giovedì (dato delle 15:20, con qualche minuto di ritardo), dopo aver toccato un minimo a 25,06. Nello stesso momento il FTSE MIB perdeva circa l’1,5%.
Dalla compagnia bolognese non arrivano novità: l’ultimo comunicato risale al 30 ottobre e in giornata non risultano giudizi di broker o di agenzie di rating. Per capire la seduta bisogna guardare dall’altra parte dell’Atlantico.
Il contagio parte dalla tecnologia americana
Giovedì Wall Street ha archiviato la peggiore seduta dall’aprile 2025. Il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 5,52%, mentre S&P 500 e Dow Jones hanno ceduto rispettivamente il 4,36% e il 3,44%. Le sette Big Tech, secondo le stime riprese dalle agenzie, hanno bruciato in un giorno oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. A innescare le vendite è stato il timore che il Congresso uscito dalle elezioni di metà mandato, a maggioranza democratica, metta un freno ai data center e regoli in modo più stretto l’intelligenza artificiale, in un mercato che già dubitava dei ritorni degli investimenti nel settore (ne abbiamo parlato nell’analisi su cosa c’è dietro la frenata del Nasdaq).
Stamattina Tokyo ha chiuso con un tonfo vicino al 6%. A metà pomeriggio Francoforte cedeva circa il 2,5% e Londra il 2,2%, mentre Piazza Affari, che già giovedì aveva chiuso in calo dell’1%, limitava i danni.
Più utile, per Unipol, il confronto con Generali. Alle 15:20 il Leone perdeva il 3,5% a 43,02 euro, a ridosso del minimo di giornata di 42,95, anche in questo caso senza notizie specifiche: le vendite colpiscono quindi le principali compagnie italiane, non solo quella di Bologna.
Conti, aumento e dossier MPS sullo sfondo
Niente di tutto questo spiega la seduta di oggi, ma aiuta a inquadrarla. Giovedì 12 novembre il consiglio di amministrazione esaminerà i conti al 30 settembre. E venerdì scorso Unipol ha annunciato la chiusura dell’aumento di capitale da circa 2,5 miliardi, sottoscritto al 100% senza bisogno del consorzio di garanzia: 121,6 milioni di nuove azioni a 20,56 euro l’una, che hanno allargato il numero di titoli in circolazione.
A cosa servono quei soldi? Nelle risposte alle domande degli azionisti la compagnia spiega che l’aumento finanzia anzitutto l’acquisizione prevista dall’accordo firmato l’8 giugno con Intesa Sanpaolo, preservando la solvibilità del gruppo. Si tratta della banca che, se andrà in porto l’OPAS di Intesa su Monte dei Paschi, porterà con sé il marchio MPS e circa 635 filiali. Qui il nostro approfondimento sull’accordo tra Unipol e Intesa Sanpaolo.
L’assemblea di Siena del 29 ottobre ha respinto le offerte su Banco BPM e Banca Generali e Intesa ha confermato che l’OPAS prosegue; pochi giorni dopo il consigliere delegato Carlo Messina ha escluso rilanci. Secondo indiscrezioni di stampa, l’offerta potrebbe partire nella settimana del 23 novembre.
Resta BPER Banca, oggi in calo di oltre il 2,5%. Il 23 ottobre Unipol ha comunicato che la propria esposizione sulla banca, derivati compresi, aveva superato il 30% per effetto dei riacquisti di azioni proprie della stessa BPER. Oltre quella soglia scatterebbe di norma l’OPA obbligatoria prevista dal Testo unico della finanza, ma il Regolamento Emittenti della Consob consente di evitarla a chi si impegna a cedere l’eccedenza, ed è l’impegno che Unipol ha assunto. Un legame così stretto con una banca rende il titolo sensibile anche alle giornate difficili del credito.
Il grafico: supporti di giornata già persi
Le elaborazioni dell’analisi tecnica di Money.it, su dati al 5 novembre, collocavano i supporti di giornata a 25,51 e 25,17 euro: il titolo è rimasto per tutta la seduta sotto il primo e il minimo di oggi, a 25,06, ha bucato anche il secondo.
Per rimettere in discussione la discesa servirebbe invece un ritorno sopra 26,46 euro, la prima resistenza calcolata sui punti pivot, oggi lontana più di un euro.
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