152 giorni di lavoro per pagare le tasse: inizi a guadagnare per te dal 2 giugno

Gli italiani inizieranno a guadagnare soltanto dal 2 giugno 2018, il giorno del Tax Freedom Day. Per pagare le tasse servono ben 152 giorni di lavoro.

152 giorni di lavoro per pagare le tasse: inizi a guadagnare per te dal 2 giugno

Fino al 2 giugno 2018 lavorerai per pagare le tasse, per un totale di ben 152 giorni di lavoro necessari soltanto per rimpinguare le casse del Fisco.

Gli italiani dovranno attendere il giorno della Festa della Repubblica per poter iniziare a guadagnare per sé perché, fino a quella data, sarà necessario rispettare gli obblighi tributari previsti.

Tasse, imposte e contributi saranno anche nel 2018 una delle principali uscite economiche per gli italiani, tra Irpef, Ires, Irap, l’immancabile IVA e le numerose imposte sulla casa.

Dopo ben 6 mesi e soltanto dopo l’arrivo del Tax Freedom Day, il giorno di liberazione fiscale, gli italiani potranno iniziare a spendere i propri soldi per soddisfare i propri bisogni ed esigenze.

Peggio dell’Italia soltanto la Francia.

Tax Freedom Day: il 2 giugno 2018 “finiamo” di pagare le tasse

A calcolare quanti mesi di lavoro servono agli italiani per pagare imposte e tasse è la CGIA di Mestre.

Dopo 5 mesi dall’inizio del 2018, ovvero dopo ben 152 giorni lavorativi, l’italiano medio potrà dirsi finalmente libero dal fisco soltanto il 2 giugno, giorno in cui saranno stati svolti tutti gli adempimenti del buon contribuente.

Con il Tax Freedom Day, giorno di liberazione fiscale, i lavoratori potranno (finalmente) iniziare a guadagnare per se stessi. Magra consolazione, poi, se si pensa che gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi d’europa.

La CGIA sottolinea come il calcolo dei mesi necessari per pagare le tasse sia del tutto astratto ma che, in ogni caso, è in grado di individuare la dimensione di quanto sia smisurato il prelievo fiscale e contributivo dai portafogli degli italiani.

Per individuare il Tax Freedom Day l’Ufficio studi della CGIA ha preso in esame la stima del PIL nazionale di quest’anno, l’ha suddiviso per 365 giorni, ottenendo così un dato medio giornaliero. Successivamente, ha considerato le previsioni di gettito dei contributi previdenziali, delle imposte e delle tasse che i percettori di reddito verseranno nel 2018 e le ha rapportate al Pil giornaliero.

Il risultato di questa operazione ha consentito di calcolare il “giorno di liberazione fiscale” di quest’anno, l’attesissimo 2 giugno 2018.

Il 2005 l’anno del Tax Freedom Day più precoce

Negli ultimi anni non vi sono state modifiche rilevanti alla pressione fiscale nei confronti di lavoratori e imprese: ne è la prova il fatto che il Tax Freedom Day è stato pressoché lo stesso.

Nel 2018 la pressione fiscale, secondo quanto affermato dal coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo, è destinata a scendere di mezzo punto percentuale: una discesa tuttavia ancora troppo lenta e che non è in alcun modo collegata alla diminuzione delle tasse.

Ci vorrà ancora molto per rivivere l’emozione del 2005, quando con il Governo Berlusconi II potemmo vivere la gioia del Tax Freedom Day più precoce, con “solo” 143 giorni di lavoro per pagare le tasse.

E nel resto d’Europa?

Peggio degli italiani se la passano soltanto i francesi: lavorano 21 giorni in più mentre, tutti gli altri principali competitori economici dell’Italia, festeggiano la liberazione fiscale molto prima.

In Germania, ad esempio, 7 giorni prima di noi, in Olanda 12, nel Regno Unito 27 e in Spagna 28.

Il paese più virtuoso è l’Irlanda che, con una pressione fiscale del 23,6 per cento consente ai propri contribuenti di assolvere gli obblighi fiscali in soli 86 giorni lavorativi.

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