Taglio Irpef fino a 1.000 euro per il ceto medio e sconti per i giovani in Legge di Bilancio 2027

Patrizia Del Pidio

29/09/2026

Nuovo taglio IRPEF nella Legge di Bilancio 2027 per il ceto medio. Estensione del secondo scaglione a 60.000 euro, tabella dei risparmi e misure giovani.

Taglio Irpef fino a 1.000 euro per il ceto medio e sconti per i giovani in Legge di Bilancio 2027

Con l’inizio dell’autunno i lavori per la Legge di Bilancio 2027 sono entrati nel vivo. Il Governo deve muoversi rispettando, da un lato, i vincoli della finanza pubblica concordati con l’Europa, e dall’altro la volontà di approvare misure che alleggeriscano la pressione fiscale per i cittadini.

Il focus principale quest’anno resta quello di sostenere il potere d’acquisto del ceto medio e rendere più stabile il mercato del lavoro. Se da un lato, quindi, si parla di un nuovo taglio Irpef per il ceto medio, dall’altra si valuta anche una detassazione per le tredicesime mensilità e interventi specifici per i giovani.

Non mancano proposte per favorire i commercianti (come una cedolare secca commerciale) e buoni propositi per la riorganizzazione delle detrazioni in modo che si concentrino le risorse sui redditi meno elevati.

Taglio Irpef di 1.000 euro per il ceto medio

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha annunciato l’intenzione di estendere lo scaglione Irpef al 33% fino a 60.000 euro di reddito. L’estensione del secondo scaglione era già il grande obiettivo mancato della manovra dello scorso anno, ma l’intenzione di inserire l’ampliamento, lo scorso anno, si era scontrata con lo scoglio delle coperture finanziarie, costringendo l’esecutivo a limitarsi a ridurre l’aliquota dal 35% al 33%, mantenendo il tetto dello scaglione fermo a 50.000 euro.

L’attuale proposta, quindi, non è una novità assoluta, ma il secondo tentativo di portare a termine un taglio rimasto a metà per ragioni di bilancio.

A beneficiarne non saranno soltanto coloro che hanno redditi fino a 60.000 euro, ma anche coloro che hanno redditi superiori poiché la riduzione si applica comunque allo scaglione interessato.

Quanto si risparmierebbe in base al reddito?

L’impatto economico della proposta si concentra sulla quota di reddito compresa tra 50.000 euro e 60.000 euro: su questa quota di reddito oggi si versa il 43% di Irpef, con l’ampliamento del secondo scaglione fino a 60.000 euro si pagherebbe il 33% con un risparmio massimo di 1.000 euro l’anno.

Il risparmio del contribuente cresce al crescere del reddito all’interno di questa fascia. Chi ha un reddito di 52.000 euro ottiene, ad esempio, un beneficio parziale. Chi invece ha un reddito di 60.000 euro o superiore può beneficiare dello sconto massimo di 1.000 euro (il 10% di 10.000 euro). Il risparmio rimane costante e fisso per tutti i redditi superiori a 60.000 euro, salvo l’introduzione di meccanismi di décalage o tetti di reddito per l’accesso alla detrazione. (ma sembrerebbe non esserci questa intenzione).

Ecco la tabella riassuntiva del risparmio stimato per fascia di reddito in base alla proposta di ampliamento del secondo scaglione IRPEF fino a 60.000 euro.

Fascia di reddito lordo annuo Risparmio annuo stimato
51.000 € 100 €
52.000 € 200 €
53.000 € 300 €
54.000 € 400 €
55.000 € 500 €
56.000 € 600 €
57.000 € 700 €
58.000 € 800 €
59.000 € 900 €
A partire da 60.000 € 1.000 €

La misura non è ancora certa, ma è al vaglio per la prossima Legge di Bilancio, subordinata al reperimento delle coperture finanziarie.

Agevolazioni per i giovani lavoratori

Nell’ambito della definizione della Legge di Bilancio 2027 non c’è solo l’eventuale taglio Irpef per il ceto medio, ma dovrebbe essere inserito un pacchetto di misure per i giovani lavoratori. In particolare ci si concentra sugli under 35 con l’obiettivo dichiarato di incentivare l’occupazione stabile ed evitare la fuga dei cervelli all’estero.

Tra le proposte ci sono agevolazioni fiscali sulle retribuzioni. La misura bandiera presentata da Maurizio Leo è la flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio con un’imposta sostitutiva che si applicherebbe esclusivamente alla quota di aumento dello stipendio o agli incrementi retributivi concessi dalle aziende ai giovani lavoratori. Allo stesso tempo la misura dovrebbe essere accompagnata da un beneficio fiscale per il datore di lavoro che concede gli incrementi stipendiali.