Strategie di trading: come analizzare i mercati secondo l’esperto

Strategie di trading: come analizzare i mercati al meglio? La testimonianza dell’esperto

Strategie di trading: come analizzare i mercati secondo l'esperto

Le migliori strategie di trading non possono essere esentate da una corretta analisi dei mercati.

Sull’argomento Mario Lüddemann, trader professionista con oltre 20 anni di esperienza professionale e più di 55.000 trade, intervistato qualche tempo fa da Marko Gränitz.

Nel corso di questa interessante chiacchierata, il trader ha cercato di far luce sulle sue strategie di trading, partendo dall’analisi dei mercati, passando per le modalità di entrata e arrivando all’impostazione degli stop.

L’approfondimento è a cura di TRADERS’ Magazine Italia

Come procede essenzialmente quando analizza i mercati?

Prima di tutto, do un’occhiata al mio modello di fase di mercato, che comprende un totale di sei fasi differenti. Mi indica se un mercato si trova in un trend verso l’alto verso il basso chiaro, se si sta avvicinando ad un massimo o ad un minimo, o se sta provando una fase intermedia incerta. Le fasi individuali sono:

  1. formazione di un minimo
  2. stabilizzazione
  3. uptrend (buona possibilità di ingresso)
  4. incertezza (rischio di formazione di massimo)
  5. incertezza (aumento della probabilità di inversione del trend)
  6. downtrend (buona possibilità di ingresso)

Un uptrend si verifica quando abbiamo massimi e minimi in salita nel grafico. Un downtrend, invece, quando abbiamo massimi e minimi in discesa. Fonte: luddemann-coaching.

Come si sviluppa il processo?

Il modello si basa sull’indice di mercato e su certe medie mobili (MA)*. Ad esempio, se viene mostrato un trend long pulito per la DAX, allora al passo successivo, selezionerò degli stock idonei per le mie posizioni long. Quindi acquisto stock in base alla direzione dell’indice. Per poterlo fare seleziono i valori più forti in questo caso.

Quante share acquista allora? In un indice, molti stock sono sempre meglio della media.

Il mio rischio per trade è dello 0,25% misurato alla stop loss associata; la dimensione della posizione è limitata ad un massimo del 10% del conto di trading. Mi piacerebbe rischiare un massimo dell’1% del mio capitale per ogni sessione sul mercato tedesco e su quello statunitense, che corrisponde a quattro posizioni ciascuno. Se il mercato tedesco è lungo, acquisto un massimo di quattro posizioni differenti.

Stesso dicasi per il mercato statunitense. Le posizioni short non sono pianificate, poiché il mio modello di mercato è lungo nel nostro esempio. Una posizione aggiuntiva è costruita soltanto se avessi la possibilità di fare hedging su due trade esistenti al break even. In questo modo riduco lentamente il rischio durante la giornata. In aggiunta alle limitazioni di cui sopra, ho un limite di perdita massimo del 2,5% a settimana.

Supponiamo che lei trovi uno stock forte come candidato per il lungo termine. Come procede per l’ingresso?

Il mio metodo si basa sui principi della tecnologia di mercato, che in principio si rifà alla Dow Theory. Le regole sono programmate nel mio software di trading, in modo che tutti i candidati long o short vengono visualizzati la mattina tramite screening automatico. Inoltre, considero anche fattori come il mood generale, le notizie e la stagionalità.


Nel caso più semplice, cerco una consolidazione del trend nel grafico orario e faccio trading al breakout con un ordine di stop-limit. Lo stop va sotto l’ultimo minimo ed il mio prezzo obiettivo nel day trading è dalle due alle quattro volte il rischio. Quanto lontano può andare il prezzo in caso di successo è una cosa che suppongo in base alla volatilità. Nei mercati tranquilli, un rapporto possibilità/rischio (CRR)* di 2:1 ha senso, in tempi di volatilità a volte puoi avere un CRR di 4:1.

Quindi imposta un target di prezzo fisso nel day trading?

Dato che apro e chiudo le mie posizioni nel day trading durante la giornata, nella maggior parte dei casi devo comunque uscire alla fine della giornata. Se una posizione si trova già in profitto durante la giornata, è probabile che quel prezzo si indebolirà ancora fino alla fine. In generale quindi, è meglio uscire direttamente con un obiettivo di prezzo ben posizionato. Anche se il prezzo continua a salire, il trailing stop sarebbe di solito ad un livello inferiore rispetto all’obiettivo di prezzo precedente.


Nel caso in cui ci sia una correzione ancora più forte, mi affido al trailing stop quindi il profitto è ancora minore del prezzo target, se questo prezzo target non era ottimale. In altre parole: nel day trading, ho poco tempo per trarre davvero beneficio da un trend. E l’obiettivo di prezzo fisso è a mio parere, matematicamente, il giusto contrappeso allo stop, cosa che mi porta fuori dal trade analogamente nel senso di un “target di prezzo negativo” al punto più sfavorevole dello sviluppo di prezzo che si era verificato fino a quel momento.

Usa i trailing stop nello swing trading e nel posizionale?

Sì. Qui ha senso. Tuttavia voglio anche vedere se raggiungo il mio CRR massimo, prima di posizionare qualsiasi stop. Non ha senso impostare un break even-stop solo perché son a pari con la quantità del mio rischio a registro e temo che la cosa potrebbe finire con una perdita. Perché tirare lo stop troppo presto aumenta chiaramente il rischio di venire fermati in maniera non necessaria.


Tuttavia, a volte uso un’altra tecnica, in realtà redditizia: su alcuni trade giornalieri particolarmente dinamici, vendo solo la metà e porto a casa il resto per uno swing trade. Poi gestisco quest’ultimo tramite trailing stop nel grafico orario. Se le cose vanno bene, più tardi venderò un altra metà e la prenderò come trade posizionale sul grafico giornaliero.

Un buon esempio di questo è stato il mio day trade su Adidas, che è diventato un vero fuori campo a livelli temporali più alti. In quanto trend following trader, c’è sempre bisogno di un super trade per recuperare le tante sconfitte. Non dimentichiamoci che la maggior parte delle strategie di trend Following hanno dei tassi di successo che vanno solo dal 40 al 45%, e ci sono alcuni profitti molto grossi che possono fare una differenza cruciale.

Alcuni lettori potrebbero domandarsi se piazzare lo stop al di sotto dell’ultimo massimo o minimo intermedio non sia un’azione destinata a venire tirata fuori?

In alcuni casi individuali può succedere. Nondimeno, credo abbia senso avere uno stop al punto 3 secondo la tecnica di mercato saldamente all’interno del mercato. Nello specifico, per me si tratta di circa lo 0,1% al di sotto del mio ultimo minimo al di sopra dell’ultimo massimo. In ultima analisi, ritengo anche che non importi molto dove si trova esattamente lo stop, perché presto o tardi verrà comunque innescato in modo sfavorevole.

Questo argomento deve essere smarcato e accettato a livello interno, perché il problema non può mai essere evitato completamente. Statisticamente, perdo circa un trade ogni due: è una cosa con cui bisogna vivere. Ecco perché alla fine metto lo stop e definisco il rischio - e se vengo fermato, allora non è nulla più che uno scenario precalcolato.

Ci sono dei trade dove non imposta degli stop?

In principio, ho sempre uno stop. Tuttavia, questo varia molto in alcuni dei miei trade di tipo swing e posizionale. Non uso uno stop basato sul prezzo, ma uno temporale. Ha senso perché qui lo stop forzato sul prezzo sarebbe comunque dovuto a livello temporale più alto in maniera corrispondentemente più lontana.

Forse il modo migliore per spiegarlo è con un esempio. Supponiamo che il mercato sia oversold ed inizia a cadere in modalità panico. Dall’esperienza so che una cosa del genere non dura a lungo e in circa due giorni dovrebbe arrivare un contromovimento adeguato. Quindi, in base all’esagerazione della volatilità per uno swing trade, vado lungo sul mercato ed imposto un time out di tre giorni. Un metodo molto semplice che funziona straordinariamente bene.

Ci può descrivere il suo approccio al trading basato sulle notizie?

Qui, guardo, dopo l’annuncio di notizie rilevanti, come si comporterà il mercato nei primi minuti, e poi entro seguendo il trend di mercato a livello tecnico del grafico a 1 minuto. Di solito aspetto fino all’apertura di Xetra e non entro prima. Un’eccezione sono notizie alle quali so per certo come reagirà il mercato - come aumenti di capitale (reazione negativa) o speculazione su acquisizioni (reazione positiva). Qui inoltre faccio un trade prima degli orari ufficiali.

Quali altre strategie utilizza?

Due esempi sono il trading del trend subordinato emergente dalla correzione così come il trading sui massimi annuali. Un buon esempio di un trader sui massimi annuali si può vedere sulle azioni Deutsche Wohnen. Dopo che lo stock riuscì a segnare un nuovo massimo per quell’anno e il mercato in generale continuò ad acquisire potenza, decisi per la base oraria per questo trade.

Il grafico mostra sia il nuovo massimo per l’anno che l’entrata conseguente. È un trend trade. Di solito metto gli stop al di sotto degli ultimi minimi. Qui vediamo un trade tipico dalla correzione su Wirecard. Lo stock si trovava in un trend positivo di un’ora sul grafico a 1 ora. Ho usato la correzione successiva per entrare nel trend subordinato nel grafico a 5 minuti. Questo tipo di trading inoltre mi consente di trovare un ingresso a basso rischio e alto guadagno.

Fa attenzione anche al volume di trading?

Sì, ma solo nel grafico orario e dei grafici a minuti a termine molto breve. Sui livelli temporali intermedi, il volume è sovra-falsificato con l’andare del tempo dalle tre aste e dalle vendite alte, che si verificano ogni giorno all’apertura, a metà giornata e alla chiusura del trading. In passato, prestavo attenzione anche al registro degli ordini e alla velocità della lista di orari e vendite, ma a mia opinione, oggi questo non porta praticamente alcun beneficio.

A sua opinione, qual è il problema più grande della maggior parte dei trader che non hanno successo?
La cosa folle è che il trading è in realtà diretto, ma è molto difficile nell’implementazione concreta. Il problema sta tutto nella testa. Molte persone semplicemente non ce la fanno, dopo una serie di sconfitte, a trattare il trade successivo nello stesso modo, come se le sconfitte precedenti non fossero mai esistite.

È esattamente quello che bisogna fare. Non posso chiudere il trade successivo in maniera prematura per avere un piccolo profitto dopo cinque trade perdenti, solo per evitare un’altra possibile perdita. Poiché è precisamente questo trade che potrebbe darmi quel grosso profitto che mi serve così disperatamente per far andare le mie statistiche generali più in positivo sul lungo termine!

Naturalmente questa cosa ha senso, ma nella mente del trader in quel momento sembra una situazione disperata che quindi lo porta a voler realizzare anche un profitto misero, per poter riacquistare equilibrio mentale. Un trader, che sia davvero professionale, non può permettersi di farsi turbare da una serie di sconfitte e perciò riesce a rimanere fedele alla sua linea. E mi creda, è più semplice a dirsi che a farsi.

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