Stipendi NBA 2026/2027, ecco i giocatori che guadagnano di più

Emanuele Di Baldo

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In partenza la stagione 2026/2027 del campionato cestistico più amato e seguito al mondo. La classifica dei giocatori più ricchi e come funziona il nuovo salary cap

Stipendi NBA 2026/2027, ecco i giocatori che guadagnano di più

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Stipendi NBA 2026/2027: il prossimo 20 ottobre si alza il sipario sull’81ª regular season della storia della lega, con un tripleheader che sembra scritto da uno sceneggiatore. Boston Celtics contro Detroit Pistons, Oklahoma City Thunder contro San Antonio Spurs e, soprattutto, Philadelphia 76ers sul parquet dei New York Knicks, che al Madison Square Garden appenderanno il primo stendardo da campioni dal 1973. Dall’altra parte del campo ci sarà LeBron James, al debutto con i Sixers e all’inizio della sua 24ª stagione NBA, record assoluto.

Proprio il trasferimento di LeBron racconta meglio di qualsiasi tabella quanto sia cambiata l’economia della lega: il giocatore che per anni ha dominato le classifiche dei guadagni giocherà con un contratto al minimo salariale per veterani, mentre Stephen Curry diventa il primo cestista della storia a superare quota 60 milioni di dollari in una sola stagione.

Il tutto dentro un salary cap salito a 164,961 milioni di dollari, spinto anche dai nuovi accordi sui diritti media con Disney (ESPN/ABC), NBCUniversal e Amazon, validi fino al 2035/2036 e stimati in circa 77 miliardi di dollari in 11 anni. Vediamo allora come funziona il tetto salariale, chi sono i giocatori più pagati della NBA nella stagione 2026/2027 e chi guadagna di più sommando campo e sponsor.

Stipendi NBA 2026/2027: come funziona il salary cap

Come da tradizione nello sport professionistico statunitense, anche la NBA impone alle franchigie un tetto salariale, disciplinato dal contratto collettivo (CBA) firmato nel 2023 e in vigore fino alla stagione 2029/2030. Il cap varia ogni anno in funzione dei ricavi della lega e per il 2026/2027 è stato fissato dalla NBA il 30 giugno a 164,961 milioni di dollari, circa 10,3 milioni in più rispetto ai 154,647 milioni della stagione precedente (+6,7%).

Quello americano, però, è un soft cap: le squadre possono superarlo grazie a un articolato sistema di eccezioni contrattuali, ma ogni soglia oltrepassata ha un prezzo. Questi i parametri ufficiali della stagione:

  • Salary cap: 164,961 milioni di dollari
  • Monte ingaggi minimo (90% del cap): 148,465 milioni
  • Luxury tax: 200,428 milioni
  • First apron: 209,015 milioni
  • Second apron: 221,686 milioni

Chi sfonda la soglia della luxury tax paga una penale progressiva per fasce di sforamento: si parte da 1,5 dollari per ogni dollaro in eccesso nei primi 5 milioni e si sale a 3,75 dollari oltre i 20 milioni, con ulteriori rincari per le fasce successive. Le squadre recidive, quelle cioè che pagano la tassa con continuità, sono soggette ad aliquote ancora più alte.

Gli apron, rafforzati proprio dal CBA del 2023, aggiungono invece vincoli operativi molto concreti. Oltre il primo apron una franchigia non può acquisire un giocatore tramite sign-and-trade. Oltre il secondo le restrizioni si moltiplicano: niente mid-level exception, nessuna possibilità di accorpare più contratti in uno scambio o di inserire contanti nelle trade, e blocco della prima scelta al Draft di sette anni più avanti.

All’estremo opposto c’è il monte ingaggi minimo: la squadra che non raggiunge il 90% del cap deve versare la differenza ai propri giocatori e, in più, perde il diritto alla quota di redistribuzione dei proventi della luxury tax.

Restano poi le tre mid-level exception, che consentono di firmare free agent oltre il minimo: 15,044 milioni per chi resta sotto la tassa, 6,064 milioni per chi la paga e 9,366 milioni per chi ha spazio sotto il cap. Una differenza che, in estate, può valere un sesto uomo da playoff o un semplice rincalzo.

Il CBA fissa inoltre un limite alla crescita delle soglie salariali, che non possono aumentare di oltre il 10% da una stagione all’altra. Un tema sensibile per la lega, che ricorda bene il 2016, quando il cap balzò del 34,5% in un solo anno e i Golden State Warriors trovarono lo spazio per firmare Kevin Durant. Rispetto al calcio cambia anche la logica dei trasferimenti: il cartellino non si compra e i giocatori arrivano soltanto tramite draft, scambi o firma di free agent.

Stipendi NBA 2026/2027, i 20 giocatori più pagati

Gli stipendi NBA 2026/2027 fotografano una lega ormai entrata stabilmente nell’era dei contratti oltre i 50 milioni a stagione: secondo Basketball-Reference sono 16 i giocatori sopra questa soglia. Ecco la top 20, con le squadre aggiornate dopo un’estate di mercato tra le più movimentate degli ultimi anni.

PosizioneGiocatoreSquadraStipendio 2026/2027 (milioni di dollari)
1 Stephen Curry Golden State Warriors 62,59
2 Nikola Jokić Denver Nuggets 59,03
3 Jayson Tatum Boston Celtics 58,46
4 Anthony Davis Washington Wizards 58,46
5 Giannis Antetokounmpo Miami Heat 58,46
6 Joel Embiid Philadelphia 76ers 58,10
7 Jaylen Brown Philadelphia 76ers 57,08
8 Devin Booker Phoenix Suns 57,08
9 Karl-Anthony Towns New York Knicks 57,08
10 Jimmy Butler Golden State Warriors 56,83
11 Paul George Boston Celtics 54,13
12 Kawhi Leonard Toronto Raptors 50,30
13 Donovan Mitchell Cleveland Cavaliers 50,11
14 Cade Cunningham Detroit Pistons 50,11
15 Evan Mobley Cleveland Cavaliers 50,11
16 Jamal Murray Denver Nuggets 50,11
17 De’Aaron Fox San Antonio Spurs 49,80
18 Bam Adebayo Miami Heat 49,80
19 Luka Dončić Los Angeles Lakers 49,80
20 Trae Young Washington Wizards 49,49

Fonte: Basketball-Reference, valori arrotondati a due decimali

Il re degli stipendi è ancora una volta Stephen Curry, che con 62,59 milioni di dollari (circa 56 milioni di euro al cambio BCE) vale da solo quasi il 38% del salary cap. E non è finita: a fine settembre la stella dei Warriors ha firmato un’estensione biennale da 116 milioni, accettando un ritocco al ribasso a 55,7 milioni nel 2027/2028, con player option da 60,2 milioni per il 2028/2029. Secondo ESPN, i guadagni in campo della sua carriera salgono così a 652 milioni: nessuno, nella storia della NBA, aveva mai superato quota 600.

Sul podio, alle spalle di Curry, c’è Nikola Jokić (59,03 milioni), seguito da un terzetto appaiato a 58,46 milioni: Jayson Tatum, Anthony Davis e Giannis Antetokounmpo, che dopo 13 stagioni ha lasciato Milwaukee per Miami con uno scambio chiuso alla vigilia del Draft. Altro colpo dell’estate: Jaylen Brown, MVP delle Finals 2024, è passato dai Celtics ai 76ers in cambio di Paul George, due prime e due seconde scelte al Draft. Philadelphia si ritrova così con due contratti oltre i 57 milioni (Embiid e Brown) e con LeBron a un ingaggio da veterano al minimo.

Le percentuali rendono bene l’idea del peso di questi accordi: Jokić, Tatum, Davis, Antetokounmpo ed Embiid valgono ciascuno tra il 35% e il 36% del cap. Un solo giocatore, insomma, assorbe più di un terzo del tetto teorico, riducendo il margine per tiratori, difensori e lunghi di rotazione.

LeBron al minimo e gli MVP “sottopagati”: i casi più curiosi

Il dato più clamoroso, però, si trova molto più in basso nella graduatoria. LeBron James ha firmato con Philadelphia un biennale al minimo da circa 8 milioni complessivi, con player option sul secondo anno: nel 2026/2027 incasserà 3,88 milioni di dollari, contro i 52,6 milioni percepiti la scorsa stagione con i Lakers. Un taglio superiore al 90%, scelto per inseguire il quinto anello e un primato mai riuscito a nessuno: vincere il titolo con quattro franchigie diverse.

Curioso anche il caso di Shai Gilgeous-Alexander: il due volte MVP in carica dei Thunder è soltanto 39° con 40,81 milioni, ma dal 2027/2028 il suo stipendio schizzerà a 61 milioni. Discorso simile per Victor Wembanyama, ancora legato al contratto da rookie (16,87 milioni) prima del salto a 43,5 milioni dalla prossima stagione. Kevin Durant, 4° nel 2025/2026, scivola invece al 28° posto con 43,9 milioni a Houston.

Il vertice della piramide, del resto, è lontanissimo dalla base. Basketball-Reference censisce 485 contratti, con uno stipendio medio di 12,31 milioni e un mediano di appena 6 milioni. Per quanto riguarda i minimi, un rookie parte da 1,35 milioni, un giocatore con almeno due anni di esperienza da 2,44 milioni e un veterano da 3,87 milioni, mentre un contratto two-way vale 678.882 dollari. Il record di garanzia complessiva appartiene invece a Donovan Mitchell, con 247,46 milioni già blindati dai Cavaliers.

Monte ingaggi NBA 2026/2027: le squadre più costose

Sul fronte delle franchigie, il podio dei monte ingaggi è conteso da tre squadre: Golden State Warriors, New York Knicks e Orlando Magic. L’ordine esatto, però, cambia a seconda della fonte e del criterio contabile adottato. HoopsHype, per esempio, colloca i Warriors a 231,1 milioni di dollari, i Magic a 226,1 e i Knicks a 223,3 milioni: cifre che, prese alla lettera, superano tutte il secondo apron da 221,686 milioni.

Il totale pubblicato dai database, però, non coincide necessariamente con il valore che la NBA utilizza per applicare le soglie. Lo dimostra proprio il caso dei Knicks: secondo Bobby Marks di ESPN, in estate la proprietà ha trattato il secondo apron come un vero e proprio tetto rigido, rinunciando a trattenere Mitchell Robinson (finito ai Celtics) pur di non oltrepassarlo. E non si tratta di un’eccezione: sempre secondo ESPN, almeno 22 squadre hanno messo a segno operazioni mirate a restare sotto il primo o il secondo apron. Segno che, nella NBA di oggi, il vero tetto salariale non è più il cap, ma la soglia oltre la quale il mercato si chiude.

Non solo stipendio: i cestisti più ricchi dentro e fuori dal campo

Agli ingaggi si sommano i ricchi contratti di sponsorizzazione, che per le superstar valgono spesso più dello stipendio stesso. Nella classifica Forbes 2026 degli sportivi più pagati al mondo, che misura i guadagni tra maggio 2025 e maggio 2026, la pallacanestro piazza tre nomi nella top 10, pareggiando il calcio.

LeBron James resta il cestista più ricco del pianeta, 4° assoluto con 137,8 milioni di dollari (in gran parte fuori dal campo), davanti a Stephen Curry, 6° con 124,7 milioni, e a Kevin Durant, 9° con 103,8 milioni.

Davanti a tutti c’è ancora Cristiano Ronaldo, primo per il quarto anno consecutivo con 300 milioni, seguito dal pugile Canelo Álvarez (170 milioni) e da Lionel Messi (140 milioni). Un dettaglio non da poco: il periodo di riferimento non coincide con la stagione NBA 2026/2027 e il dato di LeBron fotografa l’ultima annata ai Lakers, senza tenere conto del drastico taglio dello stipendio a Philadelphia. I guadagni extra-campo, però, continuano a garantirgli un posto stabile nell’élite economica dello sport mondiale.

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