Shutdown Usa: cos’è e quali conseguenze. Trump firma la sospensione ma non rinuncia al muro

Sospeso negli Stati Uniti lo shutdown più lungo della sua storia. Alla fine Donald Trump e i Democratici trovano un accordo, ma il Presidente è pronto allo stato d’emergenza per fare il muro al confine con il Messico.

Shutdown Usa: cos'è e quali conseguenze. Trump firma la sospensione ma non rinuncia al muro

Lo Shutdown alla fine è stato disinnescato. Accordo raggiunto al Congresso tra Donald Trump e i Democratici: niente finanziamento per il muro da costruire lungo i confini del Messico, con il tycoon che però è pronto a decretare l’emergenza nazionale per avere così ugualmente i fondi per la barriera.

Ma cos’è questo shutdown che ha paralizzato gli Stati Uniti e quali sono state le sue conseguenze? La spiegazione di quello che sta accadendo mentre per gli americani la colpa di quanto successo sarebbe del presidente Donald Trump.

Cos’è lo shutdown Usa?

In vigore fin dal lontano 1870, ma poi modificato più di una volta fino alla versione attuale approvata nel 1982, lo shutdown è una procedura che si verifica negli Stati Uniti ogni volta che il Congresso non riesce ad approvare una legge del bilancio.

La sua entrata in vigore è automatica e comporta il blocco delle attività amministrative. In pratica a partire dal 21 dicembre fino al 25 gennaio un quarto delle attività federali negli Usa è rimasto chiuso per mancanza di fondi, con tanto di dipendenti a casa senza stipendio.

Casus belli è stata la richiesta di Donald Trump di un finanziamento da 5,7 miliardi di dollari per la costruzione del celebre muro al confine con il Messico, autentico cavallo di battaglia del tycoon durante la campagna elettorale del 2016.

Al congresso inizialmente non è stato trovato un accordo tra Repubblicani e Democratici, con quest’ultimi che controllano la Camera dopo le elezioni midterm mentre al Senato i Repubblicani mantengono una esigua maggioranza di 51 senatori contro 49.

Alla fine dopo 35 giorni di shutdown Trump ha ceduto, firmando un provvedimento che non prevede lo stanziamento dei fondi richiesti per il muro. Il nuovo accordo con i Democratici arrivato entro il 15 febbraio ha così scongiurato una ripresa del blocco.

Alla fine il Congresso ha dato il proprio via libera allo stanziamento di 1,3 miliardi invece che 5,7 miliardi, che saranno utilizzati per costruire un reticolato che avrà la lunghezza di oltre 100 chilometri.

Cosa è successo?

Nel 2018 questo ci sono stati ben tre shutdown negli Usa. Mentre gli altri due avevano avuto una durata molto breve, anche soltanto di alcune ore, quest’ultimo invece è durato fino al 25 gennaio 2019 diventando così più lungo della storia negli states.

Nel 2013 lo stop ci fu dal 1 al 17 ottobre, durante il secondo governo Obama, a causa del dibattito sulla riforma sanitaria, con il blocco alle attività amministrative che nel complesso alla fine ha portato a 700.000 dipendenti pubblici fermi senza stipendio, soldi poi saldati quando la situazione è tornata alla normalità. Alla fine il conto fu di 2 miliardi di dollari a causa dei disservizi.

Durante questo shutdown, negli Stati Uniti sono rimaste ferme un quarto delle agenzie federali, con 800.000 dipendenti pubblici che sono rimasti senza stipendio con una conseguente flessione dei consumi e problemi per quanto riguarda i mutui.

Processi fermi, parchi aperti solo per volontà del Presidente viste le festività, NASA quasi ferma come altre agenzie di ricerca (meteo e aeronautica), ma anche il sistema delle forze dell’ordine e dei trasporti ha subito grandi disservizi.

Pure il presidente Trump ha dovuto rinunciare a presenziare al World Economic Forum di Davos, l’importante appuntamento che si è svolto nella cittadina svizzera fino al 25 gennaio.

Fortunatamente non ci sono stati contraccolpi per quanto riguarda il sistema sanitario e quello postale, così come per l’erogazione delle pensioni, con anche il Pentagono che ha svolto la propria attività in maniera normale.

In totale questo shutdown sarebbe costato all’economia americana circa 11 miliardi di dollari, di cui 3 miliardi andati perduti con una conseguente inevitabile contrazione del Pil a stelle e strisce.

Il paradosso quindi è che i danni provocati da questo blocco sarebbero stati, secondo le stime, non di molto inferiori alla cifra chiesta dalla Casa Bianca per il Muro. Il problema è però che lo shutdown non è stato tolto ma soltanto sospeso.

Colpa di Trump?

Se fosse stato un film di Hollywood la situazione di questo shutdown sarebbe simile a quella che nel gergo viene definito come “stallo alla messicana”, ovvero quando due o più pistoleri sono tutti fermi e immobili con le loro armi puntate addosso agli altri.

Anche qui nessuno sembrava disposto ad abbassare la propria pistola, ma alla fine è stata firmata la sospensione fino a settembre. Nell’accordo non ci sono i soldi per il muro, ma il Presidente conta di ottenere i soldi proclamando l’emergenza nazionale.

In un sondaggio realizzato da Politico-Morning Consult, per il 47% degli americani la colpa di quello che è successo è da attribuire a Donald Trump, per il 33% invece sarebbe dei democratici e per il 5% invece dei Repubblicani.

Secondo un altro sondaggio diramato questa volta dall’ABC, per il 53% degli americani la colpa sarebbe di Trump, per il 29% dei democratici e per il 13% di entrambe la parti in causa.

In generale i media americani indicano il gradimento di Donald Trump in picchiata al 34%, cosa poco positiva per il Presidente specie in vista delle elezioni che si terranno nel 2020.

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