Shutdown Usa: cos’è e quali conseguenze. Colpa di Trump?

Continua negli Stati Uniti lo shutdown: vediamo allora cos’è, quali sono le conseguenze e perché gli americano ora accusano Trump per questa situazione.

Shutdown Usa: cos'è e quali conseguenze. Colpa di Trump?

Shutdown Usa continua e la situazione sta iniziando a essere preoccupante, tanto che Fitch ha parlato di una possibile revisione del rating sul debito sovrano se questa situazione dovesse continuare.

Ma cos’è questo shutdown che sta paralizzando gli Stati Uniti e quali sono le sue conseguenze? Vediamo allora di cosa si tratta e perché per gli americani la colpa di questo stallo sarebbe del presidente Donald Trump.

Cos’è lo shutdown Usa?

In vigore fin dal lontano 1870, ma poi modificato più di una volta fino alla versione attuale approvata nel 1982, lo shutdown è una procedura che si verifica negli Stati Uniti ogni volta che il Congresso non riesce ad approvare una legge del bilancio.

La sua entrata in vigore è automatica e comporta il blocco delle attività amministrative. In pratica dallo scorso 21 dicembre un quarto delle attività federali negli Usa è chiuso per mancanza di fondi, con tanto di dipendenti a casa senza stipendio.

Casus belli è stata la richiesta di Donald Trump di un finanziamento da 5,7 miliardi di dollari per la costruzione del celebre muro al confine con il Messico, autentico cavallo di battaglia del tycoon durante la campagna elettorale del 2016.

Al congresso non è stato trovato un accordo tra Repubblicani e Democratici, con quest’ultimi che controllano la Camera dopo le elezioni midterm mentre al Senato i Repubblicani mantengono una esigua maggioranza di 51 senatori contro 49.

Per approvare il bilancio federale al Senato servono 60 voti, ma in teoria ci sarebbe “l’opzione nucleare”, chiesta da Trump, che permetterebbe un cambio di regolamento così da poter far bastare la maggioranza assoluta e non quella qualificata.

Cosa comporta?

Soltanto nel 2018 questo è il terzo shutdown che avviene negli Usa. Mentre gli altri due avevano avuto una durata molto breve, anche soltanto di alcune ore, questo invece sta andando avanti ormai da quasi un mese tanto da essere il più lungo della storia negli states.

Nel 2013 lo stop ci fu dal 1 al 17 ottobre, durante il secondo governo Obama, a causa del dibattito sulla riforma sanitaria, con il blocco alle attività amministrative che nel complesso alla fine ha portato a 700.000 dipendenti pubblici fermi senza stipendio, soldi poi saldati quando la situazione è tornata alla normalità. Alla fine il conto fu di 2 miliardi di dollari a causa dei disservizi.

Al momento quindi negli Stati Uniti sono ferme un quarto delle agenzie federali, con 800.000 dipendenti pubblici che sono senza stipendio con una conseguente flessione dei consumi e problemi per quanto riguarda i mutui.

Processi fermi, parchi aperti solo per volontà del Presidente viste le festività, NASA quasi ferma come altre agenzie di ricerca (meteo e aeronautica), ma anche il sistema delle forze dell’ordine e dei trasporti stanno subendo grandi disservizi.

Pure il presidente Trump ha dovuto rinunciare a presenziare al World Economic Forum di Davos, l’importante appuntamento che si terrà nella cittadina svizzera dal 22 al 25 gennaio.

Fortunatamente non ci sono contraccolpi per quanto riguarda il sistema sanitario e quello postale, così come per l’erogazione delle pensioni, con anche il Pentagono che sta svolgendo la propria attività in maniera normale.

Forti ripercussioni oltre che per i servizi anche per l’economia americana: stime parlano di costi pari a 1,2 miliardi a settimana a causa dello shutdown, minando così la prospettiva di crescita al 3% ipotizzata dalla Casa Bianca.

Colpa di Trump?

Il problema di questo shutdown è che al momento non sembrerebbe essere all’orizzonte una soluzione. Donald Trump non intende mollare sulla costruzione del muro, i Democratici non intendono avallare il finanziamento e i Repubblicani non vogliono ricorrere allo stratagemma della “opzione nucleare”.

Se fosse un film di Hollywood questa situazione sarebbe quella che nel gergo viene definito come “stallo alla messicana”, ovvero quando due o più pistoleri sono tutti fermi e immobili con le loro armi puntate addosso agli altri.

Anche qui nessuno intende abbassare la propria pistola e non si riesce a capire chi potrebbe essere il primo a cedere. Intanto i disservizi provocati dallo shutdown iniziano a essere sempre più preoccupanti.

In un sondaggio realizzato da Politico-Morning Consult, per il 47% degli americani la colpa di questa situazione è da attribuire a Donald Trump, per il 33% invece sarebbe dei democratici e per il 5% invece dei Repubblicani.

Secondo un altro sondaggio diramato questa volta dall’ABC, per il 53% degli americani la colpa sarebbe di Trump, per il 29% dei democratici e per il 13% di entrambe la parti in causa.

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