Se investi in azioni Leonardo, non devi dimenticare assolutamente questo elemento

Tommaso Scarpellini

24 Novembre 2025 - 12:27

Cosa ha spinto le azioni Leonardo verso questi livelli? Ottime aspettative. E cosa succede se queste venissero falsate?

Se investi in azioni Leonardo, non devi dimenticare assolutamente questo elemento

Ecco subito servito l’elemento sorpresa: il prezzo delle azioni Leonardo non riflette certezze, ma aspettative. Aspettative sulle dichiarazioni politiche riguardo il riarmo europeo, aspettative sull’evoluzione dei conflitti globali, aspettative sugli ordini futuri e sulla traiettoria strategica dell’Unione Europea nel settore difesa. Ma quando si parla di aspettative, soprattutto se agganciate a variabili politiche, diplomatiche e militari, serve sempre un occhio di riguardo. Sempre.

E allora torniamo alla domanda chiave: perché il titolo è sceso oltre il 15% dai massimi? È un’opportunità o il mercato ha iniziato a riconsiderare, forse con un briciolo di ritardo, quello che davvero stava scontando? Lascia che mi spieghi meglio, perché dietro questa price action c’è molto più di quanto sembri.

Il ruolo delle aspettative: il vero motore del prezzo

Quando un titolo come Leonardo entra in una fase di rerating, accade raramente per i numeri del presente. Quelli, ricavi, margini, backlog, spesso restano stabili, talvolta migliorano in modo incrementale. Il salto viene da ciò che il mercato si aspetta possa succedere.

Nel caso di Leonardo, il rally degli ultimi anni è stato alimentato da un mix esplosivo: contesto geopolitico instabile, spesa pubblica europea in aumento, politiche di difesa integrate, cooperazione NATO rafforzata, e un sentiment degli investitori sempre più aperto verso l’industria bellica. È una dinamica che si autoalimenta: più si parla di investimenti difensivi, più sale l’aspettativa sugli ordini; più sale l’aspettativa, più il titolo prezza multipli elevati; più i multipli salgono, più bastano piccole variazioni politiche per generare sell-off.

Lo vediamo nei numeri: Leonardo oggi scambia intorno a un P/E di 27x, ben sopra la sua media storica, che tipicamente gravita nell’area 15x-17x. Questo non significa necessariamente che sia sopravvalutata, ma significa che la sensibilità del prezzo agli shock esterni è molto più alta. È il classico effetto delle fasi di espansione dei multipli.
E qui entra la questione dei rumor politici e dei possibili catalizzatori negativi.

Il catalizzatore nascosto: il fronte giudiziario e quello politico

Fra le righe delle ultime settimane spunta un elemento che il mercato non ha ignorato: 7 associazioni italiane insieme a una cittadina palestinese, hanno avviato un’azione civile a quanto pare per chiedere l’annullamento dei contratti tra Leonardo e alcune controparti israeliane.

Ha un impatto reale sui conti? Difficile dirlo oggi. Potrebbe non avere alcun effetto; potrebbe, nel peggiore dei casi, creare un precedente. Ma ciò che davvero conta, lato mercato, è la parola che gli analisti odiano di più: incertezza. L’incertezza non si calcola, non si modella, ma si prezza.

E infatti, mentre queste notizie circolavano, è successo qualcosa di ancora più significativo: un rumor che ha colpito tutto il settore difesa europeo.

Il rumor sul “piano di pace di Trump” e il sell-off sul settore difesa

Il mercato europeo della difesa è andato in down in Borsa quando sono circolate indiscrezioni su un piano di pace segreto ideato da Donald Trumpò
Se questo rumor dovesse anche solo in parte corrispondere alla realtà, avrebbe due effetti immediati:

  • Riduzione delle aspettative di spesa militare extra.
  • Riduzione del premio geopolitico incorporato nei multipli delle aziende difesa.

E per un titolo che gira su un P/E di 27x, basta l’idea di una riduzione del rischio percepito per innescare prese di profitto pesanti. È un meccanismo noto, quasi meccanico: quando le aspettative guidano il prezzo, sono sempre le prime a cadere.
E infatti, il mercato si è chiesto la domanda che pesa come un macigno: abbiamo forse scontato troppo? È possibile che la narrativa sulla difesa europea si sia spinta oltre ciò che i numeri possono giustificare nel breve?

Livelli tecnici: dove si gioca davvero la partita

C’è un livello che oggi conta più degli altri: i €42.
Sono i minimi del range laterale in cui Leonardo si muove da aprile, da quando il trend ascendente eccezionale degli ultimi anni ha iniziato a rallentare. Un range così chiaro, così evidente, così strutturato, spesso attrae volumi importanti: se regge, fornisce un segnale di stabilità; se cede, rischia di aprire un repricing ben più ampio.

Alcuni investitori lo vedono come un’opportunità, altri come un rischio di breakdown. In realtà la risposta dipende solo da una cosa: quanto ancora il mercato crederà nella narrativa rialzista sul comparto difesa europeo.

Un mercato che non ama le illusioni

Leonardo resta una delle storie industriali più interessanti d’Europa, ma è anche una delle più esposte alla volatilità delle aspettative. È normale. Le aziende difesa vivono sempre su un crinale tra politica, diplomazia, guerra e tecnologia: quattro variabili imprevedibili e spesso contraddittorie.

Se c’è una lezione da portarsi a casa è questa: quando un titolo corre per anni, spesso ciò che sale non sono i fondamentali, ma le narrative. E quando una narrativa scricchiola, anche solo per rumor, tensioni geopolitiche o movimenti diplomatici, il mercato reagisce sempre con forza.

Non per creare ansia, ma per consapevolezza: chi investe in aziende del settore difesa deve accettare un fatto semplice e immutabile. La volatilità non è un incidente. È parte strutturale del business.