Il Governo valuta il ritorno dell’Ecobonus al 65% nel 2027 per le prime case. Scopri le ipotesi sugli interventi ammessi e l’impatto sul mercato.
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Il Governo sta valutando di far tornare l’Ecobonus al 65% dal 2027 per chi ristruttura casa puntando all’efficientamento energetico. L’ipotesi porterebbe a un superamento dell’impianto normativo attuale che prevede, dal prossimo anno, una progressiva diminuzione delle aliquote di detrazione.
La misura potrebbe essere finanziata con i 14 miliardi di euro di flessibilità di bilancio che la Commissione Europea ha chiesto all’Italia e servirebbe ad allineare le richieste di Bruxelles sulla riduzione delle emissioni degli edifici con gli incentivi edilizi.
Le prime ipotesi di Ecobonus al 65%
Per ora si tratta di ipotesi, ma le prime anticipazioni parlano di un’aliquota al 65% per interventi strutturali che abbattano i consumi energetici. Non esiste un elenco dei lavori ammessi alla detrazione maggiorata, ma potrebbe includere:
- sostituzione mirata di porte e finestre per aumentare l’isolamento termico;
- coibentazione delle strutture dell’edificio che portino un maggiore isolamento;
- incentivare la scelta di pompe di calore e sistemi ibridi di riscaldamento invernale ad alta efficienza;
- installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda;
- installazione di sistemi di domotica per il controllo dei consumi;
- possibili incentivi per l’installazione delle colonnine di ricarica elettrica per i veicoli.
Senza una modifica, drastico calo delle ristrutturazioni
La modifica all’impianto normativo dei bonus edilizi sembra necessaria. Senza l’intervento nella prossima Legge di Bilancio le aliquote dei bonus edilizi subirebbero una riduzione molto drastica con:
- aliquote al 36% per le abitazioni principali;
- aliquota al 30% per gli altri immobili.
Il calo delle aliquote avrebbe un effetto dirompente sui portafogli dei contribuenti che si troverebbero a dover affrontare spese decisamente più alte. Questo comporterebbe inevitabilmente un rallentamento dell’attuazione dei piani green. Un incentivo così basso, infatti, porterebbe molti proprietari a rimandare gli interventi più costosi come il cappotto termico o la pompa di calore perché la spesa iniziale diventerebbe troppo pesante da sostenere.
Le conseguenze per il mercato immobiliare
Far scendere le aliquote di detrazione comporterebbe anche una svalutazione del parco immobiliare italiano. L’Unione europea chiede di raggiungere, entro il 2050, le emissioni zero per gli edifici, in base a quello che prevede la direttiva Case Green. Senza bonus che incentivino i proprietari, però, sarà più difficile migliorare la classe energetica degli edifici e il rischio concreto è quello di trovarsi tra qualche anno con case che sul mercato valgono molto meno perché consumano troppo.
A questo bisogna aggiungere anche un altro possibile rischio: se la domanda di ristrutturazioni cala per le basse aliquote di detrazione, le imprese edili e i produttori dei materiali edilizi si troverebbero costretti ad abbassare i prezzi per attrarre i clienti.
Le conseguenze investirebbero l’economia italiana con una frenata drastica nel settore delle costruzioni. Per evitare il collasso del settore nasce l’idea di sfruttare i 14 miliardi di euro di flessibilità per finanziare l’Ecobonus in modo mirato e sostenibile, solo sulle prime case e soltanto per interventi ad alto impatto ecologico.
Il Governo, infatti, deve anche valutare che senza aiuti da parte dello Stato per i proprietari diventa molto difficile affrontare una ristrutturazione per migliorare la classe della propria casa. Non rispettare le tappe della direttiva Case Green, inoltre, fa rischiare all’Italia non solo sanzioni, ma anche dipendenza energetica. Case meno efficienti, infatti, significano un continuo consumo di gas (che spesso è importato) e di energia elettrica: la situazione manterrebbe l’Italia ostaggio delle oscillazioni delle materie prime.
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