Record di occupati, ma a lavorare sono sempre più gli over 50. Sono il 42,8% del totale

Alberto De Pasquale

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Dietro i primati dell’occupazione c’è il ruolo crescente dei lavoratori in età avanzata, che restano attivi più a lungo anche a causa del sistema previdenziale.

Record di occupati, ma a lavorare sono sempre più gli over 50. Sono il 42,8% del totale

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In Italia due lavoratori su cinque hanno più di 50 anni. Sono circa 10,5 milioni, in aumento costante negli ultimi vent’anni, soprattutto in quelli più recenti. Mentre il tasso di occupazione continua a segnare nuovi record (63,4% nel secondo trimestre 2026), cresce anche una consapevolezza: i recenti primati del mercato del lavoro italiano si basano soprattutto sul contributo delle fasce più anziane della popolazione.

Si tratta quindi di traguardi da inquadrare nel giusto contesto, dato che mentre risultano in crescita gli occupati che hanno tra i 50 e i 64 anni, allo stesso tempo diminuiscono quelli nelle fasce tra i 15 e i 24 anni e tra i 35 e i 49 anni: in quest’ultimo caso, in quella che dovrebbe essere la piena età lavorativa. A incidere è naturalmente il generale invecchiamento della popolazione, ma non solo. Gli over 50 sono sempre di più una componente fondamentale della forza lavoro italiana, anche a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile e dei livelli di istruzione.

L’Italia ha quasi 24,5 milioni di lavoratori, con una forte concentrazione tra gli over 50. Scendendo nel dettaglio, fornito dal Bollettino Cnel sul mercato del lavoro realizzato in collaborazione con Istat, con la scomposizione degli occupati per fascia d’età, risulta che appena il 4,3% ha meno di 24 anni, il 17,8% ha tra i 25 e i 34 anni e il 35,1% si ritrova nella fascia tra i 35 e i 49 anni. Quindi arriviamo a chi ha più di cinquant’anni: sono quasi 9,6 milioni gli occupati che hanno tra i 50 e i 64 anni, il 39,1% del totale, più oltre 900 mila over 65, pari al 3,7% del totale. In tutto, il 42,8% di lavoratori in Italia è un over 50.

La partecipazione degli over 50 è in crescita da oltre vent’anni e sta diventando sempre più evidente. Nel secondo trimestre 2026 il tasso di occupazione della fascia 50-64 anni ha toccato il 68,3%, il livello più alto dal 2004. Ventidue anni prima, nello stesso periodo del 2004, era fermo al 42,1%: in poco più di due decenni è quindi aumentato di oltre 26 punti percentuali, una crescita quasi ininterrotta che ha trasformato profondamente la composizione del mercato del lavoro italiano. La progressione è stata costante: il tasso è rimasto sotto la soglia del 50% fino al 2011, l’ha superata l’anno successivo e ha raggiunto il 60% nel 2018. L’unica vera interruzione si è verificata nel 2020, quando è sceso dal 61,3 al 59,7%. Da quel momento la ripresa è stata particolarmente vivace, soprattutto negli ultimi due anni, con un salto dal 64,5% del 2024 al 68,3% del 2026.

Il tasso di occupazione (età 50-64 anni) Il tasso di occupazione (età 50-64 anni) Con riferimento al secondo trimestre di ogni anno. Fonte: Cnel

Dietro l’aumento del tasso di occupazione tra i 50 e i 64 anni ci sono processi profondi che agiscono da decenni e che continuano a modellare il mercato del lavoro italiano. Il primo, come anticipato, è l’invecchiamento demografico. L’Italia è uno dei paesi più anziani del mondo, di conseguenza gli over 50 pesano di più sul totale degli occupati semplicemente perché sono più numerosi rispetto al passato. Il secondo fattore riguarda i meccanismi previdenziali. A partire dalla riforma Fornero del 2011, e poi con i successivi aggiustamenti legati all’aspettativa di vita, l’età di uscita dal lavoro è stata progressivamente spostata in avanti, riducendo drasticamente le uscite anticipate che erano comuni negli anni Novanta e Duemila, mantenendo al lavoro una quota molto più ampia di persone tra i 55 e i 64 anni.

Il terzo elemento è l’innalzamento dei livelli di istruzione. Oggi si studia di più rispetto al passato e i laureati tendono a entrare nel mercato del lavoro più tardi rispetto a chi ha iniziato a lavorare con titoli di studio inferiori (restandoci anche più a lungo). Un laureato di 55 anni oggi ha maggiori probabilità di essere ancora occupato rispetto a un coetaneo che aveva la sola licenza media vent’anni fa, allungando la permanenza nella fascia 50-64.

Come sottolineato dal presidente del Cnel Renato Brunetta «l’occupazione cresce, ma non tutte le generazioni ne beneficiano allo stesso modo: in un solo anno si sono registrati 327 mila occupati in più tra i 50 e i 64 anni, mentre sono diminuiti nelle fasce 35-49 e 15-24 anni. È la fotografia di un mercato del lavoro in espansione, nel quale la transizione demografica sta ridisegnando la composizione della forza lavoro, sempre più matura».

Da mesi l’Italia sta festeggiando record di occupazione riconducibili alle fasce più anziane della popolazione, le stesse che si stanno dimostrando le più vivaci anche per quanto riguarda una delle principali porte d’ingresso al mercato del lavoro: i tirocini. Come segnalato nei giorni scorsi in un’analisi del Sole 24 Ore, in Italia si attivano sempre meno tirocini. Nel 2025 sono stati appena 275 mila, in calo del 2% rispetto al 2024 e del 17% sul 2021 (circa dieci anni fa i tirocini attivati in Italia erano circa 370 mila all’anno).

La platea prediletta del tirocinio, ossia i giovani tra i 15 e i 34 anni, si è ridotta, lasciando spazio a quella composta da persone più mature. L’unica fascia d’età per la quale negli ultimi anni si è assistito a un aumento delle attivazioni dei tirocini è proprio quella degli over 55, con tutto quello che consegue in fatto di rischio che lo strumento smetta di essere un collegamento tra mondo dell’istruzione e del lavoro e finisca per alimentare la precarietà di chi è più in là con gli anni.

Fonte: Cnel

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