Leonardo, pupillo di Piazza Affari, cresciuto fino a 27 volte gli utili, è diventato negli ultimi anni uno dei protagonisti indiscussi del comparto difesa europeo. Una storia di forza, ordini record, domanda internazionale crescente e narrativa macro favorevole.
Il titolo, nonostante turbolenze geopolitiche e volatilità ciclica di settore, continua a sostenere livelli elevati e si conferma uno degli asset più acquistati dagli investitori globali. Eppure, un’evidenza per niente scontata sta comparendo sul grafico. Un’anomalia che, in altri contesti, ha spesso anticipato mercati ribassisti. Nulla di apocalittico, ma abbastanza per accendere un campanello d’allarme. Ora mi spiego meglio.
La struttura tecnica di Leonardo: qualcosa si sta incrinando?
A primo impatto, osservando solo la price action, Leonardo sembra ancora incamminata lungo una classica continuazione del poderoso uptrend iniziato ormai diversi anni fa. Massimi crescenti, minimi crescenti, volumi nella media e una volatilità che rientra pienamente nei parametri tipici del settore difesa. Tutto sembrerebbe regolare.
Tuttavia, quando si inseriscono strumenti di analisi avanzata, emergono sfumature meno banali. Applicando un RSI a 14 periodi sul time frame settimanale, quindi su una lettura ad alta valenza tecnica, emerge un segnale da valutare con la lente d’ingrandimento: una divergenza ribassista tra indicatore e prezzo.
La price action continua a spingere verso nuovi picchi, mentre l’RSI non conferma più con la stessa intensità. In gergo tecnico, si parla di momentum deterioration: il ritmo di crescita del titolo rallenta in modo non evidente a occhio nudo, ma misurabile.
Questo genere di divergenza non è un dettaglio estetico. Nell’analisi avanzata, la dinamica tra prezzo e oscillatori è uno degli strumenti più utilizzati per individuare fasi di esaurimento del trend. Non stiamo parlando di inversione confermata, ma di un indebolimento relativo che, in un titolo trattato a multipli elevati, assume un valore interpretativo rilevante.
E qui arriva un altro punto: Leonardo oggi tratta a circa 27x gli utili, una valutazione superiore alla sua media storica e particolarmente esigente per un settore che, pur essendo in forte espansione, rimane ciclico e fortemente dipendente da variabili geopolitiche. L’unione tra valutazioni elevate e segnali di perdita di momentum non è mai da archiviare con leggerezza.
Il primo livello tecnico che valuto davvero sensibile si colloca in area €48. Una rottura decisa di quel supporto aprirebbe scenari molto meno favorevoli nel breve, con potenziali ritracciamenti anche più profondi. Fintanto che il prezzo resta sopra quel livello, il trend primario resta intatto, ma la fragilità inizia a essere misurabile.
LDO
Grafico a candele. Fonte: Baha.Com
Un segnale da pesare con lucidità, non una sentenza
È fondamentale però ricordare un punto essenziale: l’analisi tecnica non è un oracolo e i segnali grafici, per quanto affidabili, vanno letti nel contesto del mercato. La divergenza attuale non annulla in alcun modo la forza strutturale del settore difesa, né la solidità del backlog di Leonardo. Anzi, la tendenza dominante rimane formalmente rialzista.
Un precedente significativo lo abbiamo avuto a settembre 2024: si formò una divergenza molto simile, ma le notizie sulla guerra e l’aumento globale della domanda di armamenti neutralizzarono completamente il segnale tecnico, riportando il titolo a una corsa impressionante. È la prova di come, talvolta, i catalizzatori fondamentali possano sovrastare gli indicatori grafici.