Pensione architetti e ingegneri: per i liberi professionisti interviene Inarcassa. Ecco quali sono i requisiti aggiornati e le regole per il calcolo dell’assegno.
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In genere, quando si parla di requisiti per andare in pensione, si fa riferimento alle regole Inps; va ricordato, però, che l’Istituto non è l’unico ente a erogare pensioni.
Ci sono lavoratori, i liberi professionisti, che fanno riferimento a una cassa differente, la quale a sua volta può prevedere regole di pensionamento diverse. Ad esempio, quando si risponde alla domanda su quando vanno in pensione architetti e ingegneri, bisogna fare riferimento alle regole fissate da Inarcassa, la cassa previdenziale e di assistenza per questi professionisti, che si fa carico anche, ad esempio, delle prestazioni per malattia e maternità.
A tal proposito, anche Inarcassa prevede, come nel caso dell’Inps, una forma di pensione di vecchiaia e una anticipata, con regole tuttavia differenti rispetto a quelle previste dall’Ago. Ecco quindi una guida che ci aiuta a fare chiarezza sulle regole per questi professionisti.
La pensione di vecchiaia unificata
Così come per le altre categorie di lavoratori assicurati presso l’Inps, anche per architetti e ingegneri la pensione di vecchiaia “unificata” è la prestazione più importante per smettere di lavorare.
In questo caso, però, il diritto alla pensione si acquisisce prima, ma con più contributi. È sufficiente, infatti, aver compiuto 66 anni e 6 mesi di età, a fronte di 35 anni di contributi, che restano 20 anni per coloro che hanno maturato contributi prima del 29 gennaio 1981, a condizione che abbiano raggiunto i requisiti di 65 anni di età e 20 anni di iscrizione e contribuzione entro il 19 novembre 2015.
Come anticipato, per la pensione di architetti e ingegneri si parla di vecchiaia unificata, che prevede anche una forma di pensionamento anticipato: con 35 anni di iscrizione e contribuzione è possibile andare in pensione a 63 anni e 6 mesi, accettando che la quota retributiva della pensione, riferita agli anni anteriori al 2013, venga ridotta dello 0,43% per ogni mese di anticipo rispetto al requisito anagrafico previsto per il pensionamento ordinario.
Chi sceglie di andare in pensione a 63 anni e 6 mesi anticipa quindi il pensionamento di 3 anni rispetto al requisito ordinario, con una riduzione complessiva del 15,48% sulla quota retributiva, ottenuta moltiplicando lo 0,43% per i 36 mesi di anticipo.
Si pensi, ad esempio, a un professionista con una quota retributiva, prima della riduzione, di 10.000 euro lordi annui: anticipando di tre anni, questa scenderebbe a 8.452 euro, con una perdita di 1.548 euro l’anno. Se invece l’anticipo fosse di un solo anno, la riduzione sarebbe del 5,16% e la stessa quota passerebbe a 9.484 euro lordi annui; a questi importi andrebbe poi aggiunta la componente contributiva, calcolata secondo le regole di Inarcassa.
Come si calcola la pensione
Non è solo per andare in pensione che si applicano regole differenti. Anche per il calcolo dell’assegno di architetti e ingegneri bisogna fare riferimento alle disposizioni di Inarcassa, che distinguono i contributi in base al periodo in cui sono stati maturati, con il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo dal 1° gennaio 2013 (mentre nel caso dell’Inps è il 1996 la data limite).
Per gli anni fino al 31 dicembre 2012, quindi, la pensione viene calcolata con il metodo retributivo, tenendo conto dei redditi professionali presi a riferimento secondo le regole della Cassa e dell’anzianità contributiva maturata in quel periodo, mentre per gli anni successivi l’importo dipende dai contributi accumulati e rivalutati nel corso della carriera.
Questi ultimi formano il cosiddetto montante contributivo, che viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione per ottenere l’importo annuo della quota contributiva, il quale varia in base all’anno di nascita e all’età di pensionamento, considerando anche i mesi interi trascorsi dall’ultimo compleanno.
Per comprendere come funziona, possiamo prendere come riferimento la tabella per chi matura i requisiti nel 2026: il coefficiente è pari al 5,604% a 66 anni e al 5,811% a 67 anni, mentre a 66 anni e 6 mesi, applicando l’adeguamento proporzionale, si ottiene il 5,7075%.
Ipotizziamo quindi un professionista che va in pensione a 66 anni e 6 mesi con un montante contributivo di 200.000 euro: moltiplicando questa somma per il 5,7075%, la quota contributiva sarà di 11.415 euro lordi l’anno. Con un montante di 300.000 euro, alla stessa età e con lo stesso coefficiente, salirebbe invece a 17.122,50 euro lordi annui.
L’età incide sul risultato: mantenendo, per semplicità, il montante fermo a 200.000 euro e utilizzando la stessa tabella, a 67 anni la quota contributiva sarebbe di 11.622 euro lordi l’anno, grazie al coefficiente del 5,811%. Ovviamente si tratta di esempi riferiti alla sola componente contributiva, ai quali va aggiunta l’eventuale quota retributiva maturata fino al 2012.
Chi ha versato contributi sia prima che dopo il 2013 avrà infatti una pensione data dalla somma delle due quote, ciascuna calcolata con il rispettivo metodo.
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