Politiche attive: quale futuro? Dibattito tra un Navigator e Claudio Cominardi

Quale direzione intende prendere l’Italia riguardo allo sviluppo delle politiche attive per il lavoro, come pure su Navigator e Reddito di Cittadinanza? Le risposte del deputato del Movimento 5 Stelle, ex Sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi.

Politiche attive: quale futuro? Dibattito tra un Navigator e Claudio Cominardi

Quale futuro per le politiche attive in Italia? Money.it ha dato spazio ad un dibattito tra un Navigator di Anpal Servizi - Simone Micocci, impiegato presso un CpI della Provincia di Roma - e Claudio Cominardi, deputato del Movimento 5 Stelle facente parte della Commissione Lavoro della Camera.

Un dibattito tra una delle figure professionali più contestate degli ultimi tempi e quello che è uno dei “padri” del Reddito di Cittadinanza in quanto Cominardi è stato Sottosegretario al Ministero del Lavoro per il primo Governo Conte. Ha lavorato da vicino, quindi, tanto all’approvazione del Reddito di Cittadinanza quanto al percorso che ha portato alla contrattualizzazione dei circa 3.000 Navigator.

Vediamo, nel dettaglio, quali sono i punti salienti dell’intervista (che potete vedere sul nostro canale Youtube) che ha visto contrapposto da una parte il Navigator e dall’altra il deputato Claudio Cominardi nella quale viene fatta chiarezza non solo sull’operato di questa nuova figura professionale ma anche sulla stato delle politiche attive e di accompagnamento al lavoro in Italia.

Politiche per il lavoro: Italia dietro al resto d’Europa ma non mancano le critiche. Perché?

Come prima cosa Simone Micocci ha ricordato quanto successo lo scorso anno, quando con l’approvazione del Decreto 4/2019, poi convertito dalla Legge 26/2019, sono state stanziate - dopo circa settant’anni di nulla - le risorse per il potenziamento dei centri per l’impiego.

Come ci ricorda il Navigator, infatti, secondo quanto emerso da una ricerca del Comitato Economico e Sociale Europeo/Osservatorio consulenti del lavoro in termini di spesa per disoccupato e forze lavoro potenziali, l’Italia prima dell’approvazione del decreto 4/2019 spendeva ogni anno una media di 750 milioni di euro per i servizi pubblici per l’impiego, a fronte di circa 9 mila dipendenti. Si tratta di circa 100,00€ pro-capite, molto lontani da quelli di altri Paesi: per la Germania siamo a 3.700 euro pro-capite (a fronte di un investimento annuo di 11 miliardi), mentre per la Francia 1.300,00€. Persino la Spagna faceva meglio di noi con 250,00€.

Al che con il Decreto 4/2019, poi convertito in Legge 26/2019, il primo Governo Conte ha deciso di investire, per la prima volta dopo settant’anni, 480 milioni di euro per il 2019 e 420 milioni per il 2020 per il rafforzamento dei centri per l’impiego, autorizzando la collaborazione fino ad aprile 2021 per circa 2.800 Navigator più altre 3.000 assunzioni da parte delle Regioni. Grazie a questo investimento abbiamo superato appena il miliardo di euro di investimento nei servizi per l’impiego.

Perché allora in Italia c’è una tale diffidenza riguardo agli investimenti nelle politiche attive per il lavoro, specialmente quando è il settore pubblico ad occuparsene? A tal proposito, Cominardi ha risposto:

Quanto dici è vero. Il Governo Conte ha investito risorse nei servizi per il lavoro come mai nessuno ha fatto negli ultimi decenni. E vi assicuro che non mancarono le opposizioni a quel progetto; si parla sempre del problema dei Centri per l’Impiego ma nessuno è mai voluto intervenire direttamente.

Negli ultimi anni erano state scardinate le competenze e i fondi dei servizi per l’impiego. Una decisione che probabilmente è stata presa perché si è preferito foraggiare le agenzie private per il lavoro e gli enti di formazione. Quello che dobbiamo fare oggi è riprenderci tutte queste competenze, e la contrattualizzazione dei Navigator, come pure l’assunzione di nuovi operatori dei CPI, conferma questo intento. Cosa possono fare queste nuove forze lavoro? Tantissime cose: analizzare il territorio, le domande ed organizzando la formazione, disintermediando i soggetti di cui parlavo prima (agenzie private ed enti di formazione, ndr). Questo farebbe risparmiare ingenti risorse pubbliche. Ovviamente per fare questo servirebbe una sorta di “rivoluzione”, e quindi occorre del tempo; non si può pensare di farlo dalla sera alla mattina.

Cosa hanno fatto fino ad oggi i Navigator?

In qualità di Navigator, poi, Simone Micocci ha raccontato un po’ della sua esperienza, spiegando in cosa consiste il lavoro nei Centri per l’Impiego.

Da settembre siamo in assistenza tecnica nei Centri per l’Impiego di tutta Italia, affiancando gli operatori nel colloquiare i beneficiari del RdC convocati per la firma del Patto per il Lavoro o per il rinvio al Patto d’Inclusione (di cui si occupa il Comune). Nel frattempo, abbiamo beneficiato della formazione di Anpal Servizi su temi specifici, che tra l’altro è ancora in essere. Al primo aprile - prima dell’emergenza da COVID-19 che come noto ha portato alla chiusura dei CPI (ma non alla sospensione delle nostre attività) - risultavano convocati quasi 1 milione di individui, di cui 819.129 hanno sottoscritto il Patto per il Lavoro. Un lavoro abnorme, svolto dagli operatori dei servizi per il lavoro che come dicevo prima sono sottostimati rispetto al resto d’Europa.

Nonostante queste attività, però, la Corte dei Conti ha certificato una sorta di fallimento della politica attiva collegata al Reddito di Cittadinanza, in quanto solamente una piccola parte dei beneficiari - il 2% - avrebbe trovato lavoro.

Una risposta in merito arriva sia dal Navigator che da Cominardi. Così il primo:

Bisogna considerare che il lavoro di questi mesi si è concentrato, in quanto la politica attiva è partita con diversi mesi di ritardo rispetto al RdC stesso, sulla convocazione dei beneficiari e non sul matching con le imprese che invece come annunciato dal nostro Presidente Parisi partirà già da questo mese. Va ricordato anche che il decreto sull’Assegno di Ricollocazione, strumento cardine della politica attiva collegata al RdC, è arrivato solo nel 2020.

Il deputato del Movimento 5 Stelle, invece, come prima cosa ci tiene a specificare che la Corte dei Conti prende in considerazione tutti i beneficiari del Reddito di Cittadinanza, non facendo distinzione tra chi è occupabile e chi no. Tra i beneficiari, infatti, ci sono anche i minorenni, gli anziani, i disabili, come pure persone che studiano o già hanno un lavoro; tutte persone non occupabili di cui quindi non si dovrebbe tenere conto. E aggiunge Cominardi:

Rispetto a coloro che hanno sottoscritto i Patti di Servizio, circa il 20% ha trovato lavoro, secondo i dati in mio possesso. Dobbiamo prendere in considerazione solo chi è occupabile: abbiamo circa 15.000 mila persone che solo in Sicilia hanno trovato un’occupazione. E stiamo parlando di persone difficilmente ricollocabili, e per fare questo il ruolo del Navigator è fondamentale visto che questi si sono anche occupate della mappatura dell’offerta formativa. Ma ci sono diverse notizie positive: in Puglia l’Anpal ha raggiunto un accordo per la ricollocazione di 400 beneficiari del Reddito di Cittadinanza con un’importantissima azienda che si occupa della trasformazione nell’ambito dell’agroalimentare.

Politiche attive per il lavoro: quale futuro in Italia?

Di politiche attive ne parla sia l’Agenda 2030 elaborata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro - dove si legge che obiettivo è “avere più persone con un lavoro dignitoso per una crescita economica più inclusiva. Maggiore crescita per maggiori risorse alla creazione di lavoro dignitoso” - che nella bozza del PNR (Programma Nazionale di Riforme) dove si parla di potenziamento dei Centri per l’Impiego.

A tal proposito, Cominardi ha confermato che intenzione del primo Governo Conte era di potenziare i Centri per l’Impiego sia dal punto di vista dei dipendenti che della formazione, come pure logistico.

Un investimento importante e progressivo; il Governo nel frattempo è cambiato ma mi auguro che le intenzioni non siano cambiate, poiché quale momento migliore di questo visto che siamo in una fase di transizione, anche sul lato tecnologico. E le tecnologie influiscono molto sulle politiche sociali. E in questo percorso non va esclusa - qualora ci fosse la volontà politica che credo si manifesterà presto - la possibilità che il numero dei Navigator possa anche aumentare.

Inoltre, su richiesta del Navigator, Cominardi ha anche confermato che il servizio di accompagnamento al lavoro, oggi previsto per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza, potrebbe anche essere esteso ad altre figure, come ad esempio ai disoccupati non percettori della misura come pure per coloro che un lavoro lo hanno ma sono ad alto rischio di perderlo nel breve periodo.

Reddito di cittadinanza: come potrebbe cambiare?

L’ultimo tema affrontato è quello del Reddito di Cittadinanza e sulla possibilità che questo - visto il cambio della maggioranza rispetto a quando è stato approvato - possa essere modificato in qualche suo aspetto. D’altronde di questa possibilità ne parla anche il PNR (al momento in bozza).

A tal proposito Cominardi ha dichiarato che sul Reddito di Cittadinanza potrebbero esserci delle modifiche. Ad esempio una maggior centralità al ruolo dei Centri per l’Impiego e di chi si occupa delle politiche attive, ovvero Anpal. Ma altro aspetto importante è quello che dovrebbe rendere “maggiormente universale il Reddito di Cittadinanza”, includendo un maggior numero di persone.

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