Per le banche Usa è il mese peggiore dal 1990. Cosa guardare nei conti di JPMorgan, Wells Fargo e Citigroup

Ufficio Studi Money.it

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Prima dell’apertura di Wall Street arrivano i conti del terzo trimestre di JPMorgan, Wells Fargo e Citigroup. Il settore bancario ci arriva dopo il mese peggiore rispetto all’S&P 500 dal 1990, schiacciato dal rialzo dei rendimenti dei Treasury

Per le banche Usa è il mese peggiore dal 1990. Cosa guardare nei conti di JPMorgan, Wells Fargo e Citigroup

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Prima dell’apertura di Wall Street, martedì 13 ottobre, JPMorgan Chase, Wells Fargo e Citigroup pubblicano i risultati del terzo trimestre 2026, aprendo ufficialmente la stagione delle trimestrali bancarie americane; nella stessa mattinata riporta anche Goldman Sachs. È l’appuntamento macro più rilevante della giornata, perché arriva proprio mentre il settore finanziario attraversa, secondo una nota di Truist Securities ripresa da 24/7 Wall St, il mese peggiore rispetto all’S&P 500 dal 1990.

Un mese da dimenticare per le banche

L’indice KBW Nasdaq Bank è sceso di circa il 13-14% dal massimo di metà agosto; l’ETF Invesco KBW Bank (KBWB) tratta oggi circa il 14% sotto quel record, pur restando in rialzo del 5% da inizio anno, mentre lo State Street Financial Select Sector SPDR (XLF) ha perso il 6% nell’ultimo mese. La causa principale è il rialzo dei rendimenti sovrani: il Treasury decennale americano ha toccato giovedì scorso un massimo da 24 anni al 5,35%, per poi ritracciare fino a circa il 5,19% di oggi, secondo i dati di Trading Economics.

Quando i rendimenti salgono, il valore di mercato dei titoli di Stato più vecchi detenuti nei portafogli delle banche scende, generando minusvalenze contabili: lo stesso meccanismo, su scala molto più ridotta, che contribuì al collasso della Silicon Valley Bank nel 2023.

Le cifre aiutano a misurare il fenomeno. Secondo il Quarterly Banking Profile della Federal Deposit Insurance Corporation, alla fine di giugno le minusvalenze non realizzate sui titoli detenuti dalle banche statunitensi ammontavano a 326,7 miliardi di dollari - prima, cioè, del nuovo rialzo dei rendimenti tra settembre e ottobre. Sul fronte dei margini, lo spread tra Treasury a 10 e 2 anni si è ridotto a 0,46 punti percentuali dallo 0,74% di febbraio, comprimendo il margine d’interesse netto, la voce più importante dei conti bancari.

Il confronto con il 2023 aiuta a dare una misura. Secondo l’amministratore delegato di KBW Tom Michaud, le perdite sui portafogli obbligazionari equivalgono oggi a circa il 5% del capitale del sistema bancario americano, contro il 19% al momento del collasso di Silicon Valley Bank. Una differenza ulteriore: i depositi bancari statunitensi sono cresciuti per l’ottavo trimestre consecutivo fino a giugno, mentre SVB fallì nel giro di 48 ore dopo che i clienti ritirarono 42 miliardi di dollari in un solo giorno. La stessa FDIC, nel suo rapporto trimestrale, ha scritto che «il settore bancario ha continuato a mantenere livelli di capitale e liquidità solidi».

Non tutti leggono il calo come un segnale di allarme sui fondamentali. Brian Foran di Truist Securities lo attribuisce soprattutto a una rotazione di flussi lontano dal settore finanziario, più vicina a certe dinamiche viste durante la bolla delle dot-com che a un reale deterioramento degli utili: nel secondo trimestre JPMorgan aveva riportato un utile per azione rettificato di 6,14 dollari (+13% annuo) e Bank of America un utile netto in crescita del 28%. È proprio questa lettura - cali di Borsa guidati dai flussi, non dai conti - che le trimestrali di oggi mettono alla prova.

Cosa monitorare nei numeri delle trimestali?

Le stime di consenso raccolte tra fine settembre e il 12 ottobre indicano per JPMorgan un utile per azione tra 5,93 e 5,94 dollari e ricavi tra 51,2 e 52,2 miliardi di dollari, in crescita rispettivamente di circa il 17% e il 12,5% sul terzo trimestre 2025 secondo le stime Zacks; per Wells Fargo un utile per azione di circa 1,85 dollari (+6,9% annuo) su ricavi di circa 22,15 miliardi; per Citigroup un utile per azione tra 2,62 e 2,65 dollari su ricavi di circa 23,7 miliardi. Sono tutte stime, non risultati: vanno prese come un punto di riferimento, non come un pronostico.

Tre voci meritano attenzione più delle altre:

  • Il margine d’interesse netto: JPMorgan ha alzato a settembre la guidance per l’intero 2026 a circa 105,5 miliardi di dollari, con un consenso trimestrale di circa 26,9 miliardi; per Citigroup il consenso sul margine d’interesse è di circa 12,6 miliardi.
  • Il trading e l’investment banking: il direttore finanziario di JPMorgan Jeremy Barnum ha indicato a settembre ricavi dell’area Markets in crescita «a doppia cifra alta», pur segnalando sui flussi alla ricerca di rendimento che si tratta «probabilmente di un piccolo rischio»; sul fronte dei consumatori e delle piccole imprese americane, Barnum ha detto che «continuano a mostrare resilienza».
  • Il credito: Citigroup aveva accantonato 597 milioni di dollari in più nel trimestre precedente per l’incertezza economica, e gli analisti guarderanno soprattutto le sofferenze sulle carte di credito dei consumatori a reddito più basso. Un dossier specifico riguarda proprio Citigroup: la banca possiede circa il 51% della controllata messicana Banamex e prevede di deconsolidarla a inizio 2027, un’operazione che farà transitare a conto economico una perdita da conversione valutaria di circa 9 miliardi di dollari - un effetto contabile che il gruppo assicura non inciderà sul capitale regolamentare.

Sullo sfondo resta una domanda che riguarda l’intero settore, posta a modo suo dall’amministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon, scettico sull’idea che la leva operativa - i ricavi che crescono più dei costi - possa espandersi trimestre dopo trimestre senza mai fermarsi: un’ipotesi che lo stesso Dimon ha bollato come «un’idea pazzesca».

Il resto della settimana aggiungerà altri tasselli: mercoledì arriva l’indice dei prezzi al consumo americano di settembre, giovedì quello alla produzione, mentre il mercato prezza oggi circa l’80% di probabilità che la Fed lasci i tassi invariati a ottobre e quasi l’88% che li alzi a dicembre, secondo Trading Economics. Sarà in queste settimane, tra trimestrali e dati sui prezzi, che si capirà se le banche stanno davvero scontando un rischio nuovo o solo pagando, con un mese di ritardo, una rotazione di portafoglio che riguarda tutti i mercati sviluppati.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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