Pensioni, il prossimo aumento costa 10 miliardi. Meloni chiede aiuto all’UE

Simone Micocci

3 Ottobre 2026 - 11:37

Aumento delle pensioni, circa 30 euro in più al mese per chi ne prende 1.000. Il governo ha però bisogno dell’aiuto dell’Europa.

Pensioni, il prossimo aumento costa 10 miliardi. Meloni chiede aiuto all’UE

L’inflazione cresce inarrestabile, spinta dall’aumento del costo dell’energia: ad agosto l’Istat ha registrato un incremento del 4,2%, aggiungendo un ulteriore tassello al calcolo del valore medio che da gennaio verrà applicato sulle pensioni e sui trattamenti assistenziali per adeguarli al costo della vita.

A oggi le stime parlano di un’inflazione per il 2026 pari al 2,9%, con la conseguenza che il governo dovrà stanziare circa 10 miliardi di euro, al lordo delle imposte, per procedere con la rivalutazione: il doppio rispetto allo scorso anno.

Una spesa molto elevata, di cui la presidente del Consiglio dovrà necessariamente tenere conto in fase di definizione delle misure per la prossima legge di Bilancio. In un contesto in cui l’Italia non è riuscita a uscire dalla procedura di infrazione, gli obiettivi prefissati dal governo - come ad esempio la resa strutturale dell’addio al bollo auto, così come il nuovo taglio dell’Irpef per chi guadagna tra 50.000 e 60.000 euro l’anno - si scontrano inevitabilmente con i vincoli di bilancio.

Ed è proprio ai 10 miliardi di euro necessari per il prossimo aumento delle pensioni che Giorgia Meloni ha fatto appello nella lettera inviata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di chiedere maggiore flessibilità per una manovra che per la presidente del Consiglio è particolarmente importante, considerando che sarà di fatto il biglietto da visita del Centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche.

10 miliardi per aumentare le pensioni, soldi in legge di Bilancio

Nel 2025 sono serviti 2,6 miliardi per rivalutare le pensioni sulla base dell’indice Foi, al netto dei tabacchi, registrato dall’Istat, mentre nel 2026 - con un tasso pari all’1,4% - si è saliti a 5 miliardi. Una spesa che potrebbe raddoppiare: secondo le stime della Ragioneria di Stato, infatti, tenuto conto della possibilità di un tasso di inflazione medio compreso tra il 2,9% e il 3%, ci vorranno 10 miliardi di euro per consentire l’adeguamento.

Come spiega Giorgia Meloni nella sua lettera a von der Leyen, in Italia le pensioni sono legate - “sebbene con un certo ritardo” - ai prezzi al consumo: un meccanismo di buon senso, finalizzato a mantenere il potere d’acquisto dei pensionati, ma che rappresenta una spesa fissa in manovra.

In un contesto in cui la spesa per le pensioni da sola costa già 364 miliardi, il prossimo aumento aggiungerà un ulteriore tassello, obbligando il governo a prendere decisioni anche impopolari.

Qualora dall’Ue non dovesse arrivare il via libera alla maggiore flessibilità richiesta dalla presidente Meloni, infatti, si potrebbe decidere di introdurre un meccanismo di rivalutazione meno favorevole rispetto a quello ordinario, penalizzando maggiormente coloro che superano di 4 volte il valore del trattamento minimo, quindi sopra la soglia di 2.447 euro lordi al mese. Si tratta al momento solo di un’ipotesi, visto che dal governo fanno sapere che le decisioni arriveranno solamente dopo la risposta europea alla richiesta di maggiore flessibilità.

Aumento di 29 euro per una pensione da 1.000

Nel Documento programmatico di bilancio approvato lo scorso aprile l’inflazione stimata era pari al 2,8%; oggi gli ultimi calcoli della Ragioneria di Stato parlano di una piccola variazione al rialzo fino al 2,9%, spinta dall’ulteriore aumento dei prezzi di carburanti ed energia.

Il tasso verrà ufficializzato intorno a novembre, ma le anticipazioni ci danno comunque un’idea di quale sarà l’aumento previsto.

Al netto delle decisioni che potrebbero essere prese in manovra, oggi il meccanismo prevede una rivalutazione piena per gli assegni fino a 4 volte il valore del trattamento minimo, quindi 2.447 euro al mese. Per questi, quindi, l’intero tasso di rivalutazione, che dovrebbe essere pari al 2,9%, si applicherà sull’importo dell’assegno. Aumentano così di circa 15 euro le pensioni da 500 euro, mentre per chi prende 1.000 euro al mese spettano 29 euro lordi in più, circa 377 euro in più l’anno considerando anche la tredicesima. Quasi 60 euro, invece, spettano a chi prende 2.000 euro di pensione.

Nel caso degli assegni che superano questa soglia, ma non le 5 volte il valore del trattamento minimo, quindi 3.059 euro, la rivalutazione - ma solo per la parte che eccede le 4 volte il minimo - è pari al 90% del tasso, quindi al 2,61%. Per una pensione di 3.000 euro, quindi, l’aumento sarà di circa 85 euro lordi al mese: 71 euro circa sulla parte rivalutata pienamente e altri 14 euro circa sulla quota eccedente i 2.447 euro.

Un ulteriore taglio è invece previsto per la parte che supera i 3.059 euro: in questo caso la rivalutazione è pari al 75% del tasso, quindi al 2,175%. Pensiamo ad esempio a una pensione di 4.000 euro: l’aumento complessivo lordo sarà pari a circa 107 euro al mese.

Aumento che, ricordiamo, si applicherà anche sui trattamenti assistenziali: ad esempio, la pensione minima salirà dagli attuali 611,77 euro a circa 629,51 euro, mentre l’assegno sociale passerà da 538,69 euro a circa 554,31 euro. Aumentano anche le pensioni di invalidità civile: rispetto agli attuali 336 euro circa, si salirà a poco meno di 346 euro al mese.