Andare in pensione a 61 anni: le opzioni sono poche, ma esistono. Ecco una guida per smettere di lavorare con 6 anni di anticipo rispetto all’opzione di vecchiaia.
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Andare in pensione a 61 anni di età, quindi con ben 6 anni di anticipo rispetto al raggiungimento del limite di età per la pensione di vecchiaia, potrebbe sembrare impossibile, ma non lo è.
Esistono, infatti, diverse misure che consentono di smettere di lavorare al compimento dei 61 anni, o con qualche mese in più, per quanto vada detto che sono comunque riservate a determinate categorie di lavoratori. Ferma restando l’opzione della pensione anticipata, che non richiede alcun limite di età ma solamente il raggiungimento di una contribuzione minima di 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne, 41 anni per alcune categorie di precoci), un requisito che tuttavia difficilmente si raggiunge già al compimento dei 61 anni, le altre opzioni oggi previste si rivolgono alle persone con una disabilità tale da determinare una netta riduzione della capacità lavorativa oppure ai lavoratori impiegati in attività particolarmente gravose, tra le quali figura anche il lavoro notturno.
Per questi ultimi, infatti, è prevista una misura di pensionamento riservata, che può essere complessa da capire per chi non ha particolare dimestichezza con le regole pensionistiche, ma che in questa guida cercheremo di semplificare il più possibile.
Nel dettaglio, si tratta di Quota 97,6 che, come tutte le quote, richiede che la somma tra età anagrafica e contributi previdenziali restituisca il valore indicato. Ma non basta: come vedremo di seguito, infatti, serve raggiungere anche un’età e una contribuzione minima, oltre a rispettare una serie di scadenze, la cui inosservanza potrebbe far slittare il momento del pensionamento.
In sintesi, sono perlopiù queste due le opzioni per andare in pensione a 61 anni, o poco più: vediamo come.
Pensione di vecchiaia a 61 anni, i requisiti
Come anticipato, esiste persino un’opzione della pensione di vecchiaia che consente il collocamento in quiescenza all’età di 61 anni anziché a 67 anni, come previsto per la generalità dei lavoratori. Nel dettaglio, questa possibilità si rivolge ai lavoratori dipendenti iscritti all’Ago che sono stati riconosciuti invalidi dall’Inps con una percentuale pari o superiore all’80%.
Questi, infatti, mantengono il requisito anagrafico vigente prima dell’entrata in vigore della legge Amato, il d.lgs. n. 503 del 1992, allora pari a 55 anni per le donne e a 60 anni per gli uomini. Attenzione, però: anche queste misure sono soggette all’adeguamento alla speranza di vita, ed è per questo che oggi il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia per invalidi è pari a 61 anni per gli uomini e a 56 anni per le donne. Per la stessa ragione, nel 2027 servirà un mese in più, mentre nel 2028 se ne aggiungeranno altri due.
C’è poi un ulteriore aspetto a cui prestare attenzione: per la decorrenza della pensione deve trascorrere una finestra mobile di 12 mesi, il che significa che il primo assegno verrà pagato solo a 62 anni, o a 57 anni per le donne.
Pensione per usuranti e notturni a 61 anni
Se la suddetta opzione è di facile comprensione, lo stesso non si può dire di Quota 97,6, riservata ai lavoratori che svolgono attività usuranti e a determinate categorie di lavoratori notturni.
Questo perché, come anticipato, Quota 97,6 richiede tanto un requisito anagrafico minimo quanto uno di tipo contributivo, con un’ulteriore condizione: come per tutte le quote, la somma tra queste due componenti deve raggiungere almeno il valore indicato nel nome, quindi 97,6 in questo caso.
Iniziamo col dire che questa misura è riservata a coloro che svolgono determinati lavori, considerati usuranti per le mansioni oppure per l’orario di lavoro, come nel caso dei notturni appunto.
Possiamo sintetizzare dicendo che rientrano tra i beneficiari i lavoratori impiegati in gallerie, cave o miniere, nei cassoni ad aria compressa e nelle attività svolte dai palombari, così come chi lavora ad alte temperature, nella lavorazione del vetro cavo, in spazi ristretti o nell’asportazione dell’amianto. A questi si aggiungono gli addetti alla linea catena e i conducenti di veicoli adibiti al servizio pubblico di trasporto collettivo con una capienza complessiva di almeno nove posti.
Per quanto riguarda i lavoratori notturni, invece, la misura comprende chi svolge turni di almeno 6 ore consecutive che includono l’intervallo tra mezzanotte e le 5:00, per almeno 64 notti l’anno, oppure chi lavora per almeno 3 ore nello stesso intervallo durante l’intero anno lavorativo. Come vedremo, però, il numero di notti lavorate incide sui requisiti richiesti per il pensionamento.
Per accedervi, queste attività devono essere state svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10 oppure per almeno la metà della vita lavorativa.
Detto questo, scendiamo nel dettaglio dei requisiti: abbiamo parlato di un’età minima pari a 61 anni e 7 mesi, mentre la contribuzione minima è di 35 anni, ma raggiungere entrambe le soglie non basta, perché la loro somma deve essere almeno pari a 97,6.
Quindi, ad esempio, il requisito della quota viene soddisfatto con 61 anni e 7 mesi di età e 36 anni e 1 mese di contributi, oppure con 62 anni di età e 35 anni e 8 mesi di contributi, o ancora con 62 anni e 8 mesi di età e 35 anni di contributi. Attenzione a un dettaglio: il valore 97,6 è espresso in anni e frazioni decimali di anno, quindi non va interpretato come 97 anni e 6 mesi.
In determinate circostanze, inoltre, i requisiti possono salire. Quota 97,6 si applica infatti ai lavoratori dipendenti impiegati nelle attività usuranti indicate e ai notturni con almeno 78 notti lavorate l’anno, mentre per chi ne svolge tra 72 e 77 sono richiesti almeno 62 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e il raggiungimento di Quota 98,6. Con un numero di notti compreso tra 64 e 71, invece, l’età minima sale a 63 anni e 7 mesi e la quota a 99,6, sempre con almeno 35 anni di contributi.
Nel caso dei lavoratori autonomi, infine, sia l’età minima che la quota aumentano di un anno rispetto ai requisiti previsti per i dipendenti della stessa categoria, mentre il requisito contributivo minimo resta pari a 35 anni.
Attenzione poi alle scadenze per presentare la richiesta. Ai fini dell’accesso a Quota 97,6, infatti, serve che l’Inps riconosca lo svolgimento delle attività usuranti e il possesso dei requisiti previsti, attraverso un’apposita domanda da inviare entro il 1° maggio dell’anno precedente a quello del pensionamento, alla quale dovrà seguire la vera e propria domanda di pensione.
Altrimenti la decorrenza dell’assegno viene posticipata: il ritardo è di un mese per le richieste presentate dal 2 maggio al 1° giugno, di due mesi per quelle inviate dal 2 giugno al 31 luglio e di tre mesi per le domande presentate dal 1° agosto in poi.
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