In Italia si raccoglie sempre più plastica da riciclare. Ma resta ferma, e questo potrebbe portare a un vero e proprio blocco della raccolta differenziata.
Gli italiani raccolgono sempre più plastica, ma il sistema che dovrebbe trasformarla in una nuova risorsa è in difficoltà.
È il paradosso della raccolta differenziata in Italia: mentre cresce la quantità di imballaggi separati dagli altri rifiuti, diminuisce la domanda di materiale riciclato. I magazzini così si riempiono e le difficoltà degli impianti rischiano di ripercuotersi sull’intera filiera, fino allo svuotamento dei cassonetti.
A lanciare l’allarme al Corriere della Sera è Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla, il consorzio del sistema Conai che si occupa della raccolta e del recupero degli imballaggi in plastica. I numeri descrivono una situazione sempre più difficile: nel primo semestre del 2026 la raccolta differenziata è cresciuta del 5%, mentre la capacità di selezione si è ridotta di 11.500 tonnellate.
Il problema è anche economico. La concorrenza della plastica vergine a basso costo e, secondo Quagliuolo, le importazioni di materiale riciclato da Paesi extra Ue a prezzi molto bassi e non conforme ai criteri comunitari penalizzano il riciclo italiano. Così, anche la plastica che ha già completato il percorso di trattamento fatica a trovare acquirenti, occupando spazi che non possono accogliere nuovo materiale all’infinito.
Il rischio è che la saturazione dei magazzini finisca per ostacolare la stessa raccolta differenziata, mettendo in difficoltà anche i cittadini che separano correttamente i rifiuti. Una prospettiva che rende ancora più urgente intervenire: perché l’impegno richiesto alle famiglie produca i risultati attesi, servono impianti in grado di trattare ciò che viene raccolto e un mercato capace di assorbire i materiali riciclati.
Qual è il problema della raccolta differenziata in Italia
Le difficoltà del sistema italiano emergono prima di tutto dai numeri: da una parte aumenta la quantità di plastica raccolta, dall’altra si riduce la capacità di gestirla. Come visto sopra, infatti, nel primo semestre del 2026, a fronte di una crescita della raccolta differenziata del 5%, la capacità di selezione è diminuita di 11.500 tonnellate. Un dato che si inserisce in una crisi più ampia: negli ultimi tre anni, in Europa, hanno chiuso 45 impianti di riciclo.
Le ragioni sono diverse, a partire dalla convenienza economica. Come spiegato dal presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, nel 2025 il calo dei prezzi della plastica vergine ha reso meno vantaggioso acquistare quella riciclata, facendo crollare la domanda. D’altronde, per le imprese che devono scegliere quale materiale utilizzare nella produzione il prezzo può pesare più del beneficio ambientale.
A questo si aggiunge la concorrenza delle importazioni di plastica riciclata da Paesi extra Ue. Come spiegato da Quagliuolo, infatti, sul mercato arrivano materiali a prezzi molto bassi che non rispettano i criteri comunitari ai quali devono invece attenersi gli operatori europei. Una situazione che penalizza la competitività del riciclo italiano rendendo ancora più difficile vendere il materiale ottenuto dalla raccolta.
Il quadro è aggravato dalla cronica carenza impiantistica italiana, che limita le possibilità di gestione dei flussi. Il risultato è un accumulo di materiale lungo la filiera, con magazzini pieni di merce invenduta e spazi sempre più ridotti per accogliere altra plastica.
È qui che la crisi industriale rischia di trasformarsi in un problema per i cittadini. Gli impianti devono rispettare limiti autorizzati di stoccaggio: una volta raggiunti, non possono continuare a ricevere materiale senza che quello già presente trovi una destinazione. Se vengono meno gli sbocchi a valle, quindi, le difficoltà possono risalire lungo la filiera fino a rallentare o bloccare la raccolta differenziata.
Un rischio che ha già interessato la Sardegna, dove a fine luglio è stato richiesto l’intervento del ministero dell’Ambiente e dei consorzi, e che riguarda potenzialmente anche Lazio, Campania, Emilia-Romagna e Sicilia. A tal proposito, per affrontare la crisi, al ministero è stata definita una tabella di marcia articolata in quattro fasi e 26 interventi: l’obiettivo è evitare che le difficoltà del mercato del riciclo compromettano la continuità della raccolta.