Michael Burry torna a muoversi contro una delle storie più forti di Wall Street. L’investitore diventato celebre per avere anticipato la crisi dei mutui subprime ha incrementato la propria esposizione ribassista su alcuni dei protagonisti dell’intelligenza artificiale, concentrando una parte della scommessa su Micron Technology. Una scelta che arriva proprio mentre il produttore americano di memorie sta attraversando una delle fasi economicamente più favorevoli della propria storia.
Il contrasto non potrebbe essere più netto. Da una parte ci sono ricavi in accelerazione, margini eccezionali e una domanda di memorie per i data center che continua a superare l’offerta. Dall’altra c’è Burry, convinto che proprio queste condizioni possano contenere i presupposti della futura inversione. Non contesta necessariamente la crescita dell’intelligenza artificiale: mette in discussione la possibilità che l’attuale squilibrio tra domanda e offerta e la redditività che ne deriva possano durare indefinitamente.
La distanza tra queste due letture diventa ancora più interessante osservando ciò che sta accadendo tra gli analisti. Nelle ultime settimane diverse case d’investimento hanno confermato giudizi positivi su Micron e target price sensibilmente superiori alle quotazioni attuali. Il mercato si trova così davanti a due interpretazioni quasi opposte dello stesso fenomeno: per Burry l’AI rischia di alimentare il prossimo eccesso di capacità produttiva, mentre per buona parte di Wall Street la scarsità di memoria potrebbe continuare ancora abbastanza a lungo da sostenere utili e margini.
La scommessa di Burry contro il superciclo delle memorie
La posizione ribassista di Michael Burry non riguarda soltanto Micron. L’investitore ha aumentato le esposizioni short anche su Palantir, Nebius e sull’iShares Semiconductor ETF, intervenendo quindi su diversi segmenti della catena legata all’intelligenza artificiale.
Micron rappresenta però un caso particolarmente interessante perché l’industria delle memorie è storicamente una delle più cicliche dell’intero settore tecnologico.
Il meccanismo è relativamente semplice. Quando la domanda supera l’offerta, i prezzi delle memorie aumentano rapidamente e con essi crescono margini e utili dei produttori. La redditività eccezionale incentiva però nuovi investimenti produttivi. Le fabbriche richiedono anni per essere costruite e portate a regime, creando uno sfasamento temporale tra la decisione di investire e l’arrivo effettivo della nuova offerta.
Quando la capacità aggiuntiva entra finalmente sul mercato, la domanda potrebbe non crescere più alla stessa velocità. Il risultato può essere un eccesso di offerta, seguito dalla diminuzione dei prezzi e da una violenta compressione dei margini. È il ciclo che l’industria DRAM e NAND ha sperimentato numerose volte.
La domanda implicita nella posizione di Burry è quindi molto precisa: l’intelligenza artificiale ha realmente modificato in modo strutturale questo modello oppure Wall Street sta nuovamente estrapolando nel futuro condizioni eccezionalmente favorevoli?
I numeri di Micron raccontano per ora una storia completamente diversa
Il problema per chi sostiene una tesi ribassista è che nei risultati correnti di Micron non sono ancora visibili segnali di deterioramento.
Nel terzo trimestre fiscale 2026 la società ha registrato ricavi per 41,46 miliardi di dollari, rispetto ai 23,86 miliardi del trimestre precedente e ai 9,30 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.
Il margine lordo GAAP ha raggiunto l’84,6%, mentre l’utile netto è salito a 28,24 miliardi di dollari. Il cash flow operativo ha raggiunto 25,39 miliardi.
Ancora più significativa è stata la guidance per il quarto trimestre fiscale. Micron ha indicato ricavi attesi intorno a 50 miliardi di dollari, con una tolleranza di un miliardo, e un margine lordo vicino all’86%.
Numeri difficilmente compatibili con l’idea di un settore che stia già entrando in una fase di eccesso di offerta.
Il punto sollevato da Burry va però interpretato in prospettiva. Il problema non è necessariamente quello che accadrà nei prossimi trimestri, quanto ciò che potrebbe verificarsi quando gli investimenti produttivi decisi durante l’attuale fase di scarsità inizieranno a trasformarsi in capacità disponibile.
HBM, la variabile che potrebbe avere cambiato il vecchio ciclo
Esiste inoltre una differenza sostanziale rispetto ai precedenti cicli delle memorie: la High Bandwidth Memory.
L’HBM è diventata un componente essenziale degli acceleratori utilizzati per l’intelligenza artificiale. La sua produzione è più complessa rispetto alla DRAM convenzionale e assorbe molta capacità produttiva.
Micron ha già avviato le consegne in grandi volumi di HBM4 per la piattaforma del proprio principale cliente e ha distribuito campioni ad altri clienti. Parallelamente sta sviluppando HBM4E, la cui produzione in volume è prevista nel 2027.
Questo elemento rende il ciclo attuale particolare. Spostare capacità verso HBM significa sottrarla alla produzione di altre memorie. L’espansione dell’AI può quindi provocare contemporaneamente una fortissima domanda di HBM e una minore disponibilità di DRAM tradizionale.
La scarsità può così durare più a lungo di quanto suggerirebbe un’analisi basata esclusivamente sui precedenti cicli. Ed è precisamente questo uno degli argomenti utilizzati dagli analisti che continuano a mantenere una posizione positiva su Micron.
Stifel: il deficit di DRAM potrebbe durare ancora
Il 21 settembre Stifel ha confermato il giudizio Buy su Micron e un target price di 1.500 dollari.
L’analista Brian Chin prevede che la crescita possa rallentare rispetto ai ritmi eccezionali degli ultimi trimestri, ma considera ancora sottovalutata dal mercato la durata del ciclo favorevole delle memorie.
Stifel stima che nel 2027 la crescita delle consegne di bit DRAM possa rallentare al 15-20%, rispetto a un incremento nell’ordine del 25-30% nel 2026. Paradossalmente, questo rallentamento dell’offerta potrebbe rappresentare un elemento favorevole per la redditività.
Secondo Chin, infatti, per eliminare realmente il deficit tra domanda e offerta sarebbe necessaria una crescita della disponibilità di DRAM nell’ordine del 40-50% nel 2027.
Stifel ritiene inoltre che il prezzo per bit di HBM4 possa aumentare sensibilmente, contribuendo ulteriormente al sostegno dei margini.
Rispetto alla chiusura di Micron a 1.082,28 dollari del 25 settembre, il target di 1.500 dollari implica una differenza positiva di circa il 38,6%.
UBS vede domanda molto superiore all’offerta
Ancora più elevato è l’obiettivo indicato da UBS.
Il 23 settembre Timothy Arcuri ha confermato il Buy con target price di 1.625 dollari. Rispetto ai 1.082,28 dollari del 25 settembre, la distanza è di circa il 50,1%.
La motivazione è particolarmente significativa perché affronta direttamente il problema sollevato da Burry.
Secondo le verifiche condotte da UBS, il divario tra domanda e offerta potrebbe continuare ad ampliarsi nel 2027. Il fulfillment della domanda DRAM sarebbe ancora intorno al 60%, mentre la domanda di bit server DDR potrebbe crescere di circa l’80% su base annua. Per server e storage SSD la crescita potrebbe addirittura superare il 100%.
Sono numeri che, se confermati, renderebbero molto difficile un rapido passaggio dalla scarsità all’eccesso di capacità.
TD Cowen punta a 1.600 dollari
Il 16 settembre TD Cowen aveva confermato il Buy aumentando il target price da 1.500 a 1.600 dollari.
Prendendo ancora come riferimento i 1.082,28 dollari del 25 settembre, l’obiettivo presenta una distanza positiva di circa il 47,8%. Anche in questo caso la valutazione riflette l’aspettativa che la forza del mercato delle memorie possa proseguire più a lungo rispetto ai tradizionali cicli del settore.
RBC Capital ha invece confermato il giudizio Outperform con target price di 1.500 dollari il 18 settembre. La distanza dalla quotazione del 25 settembre è quindi ancora del 38,6%.
La raffica di giudizi positivi prima dei conti
Negli ultimi giorni il numero degli interventi degli analisti è aumentato sensibilmente anche in vista dei risultati trimestrali attesi per il 30 settembre.
Il 23 settembre Citi ha confermato il Buy e aumentato il target da 1.150 a 1.300 dollari. La banca ha motivato la revisione con prezzi DRAM migliori delle attese e con un mercato DRAM e NAND ancora caratterizzato da un’offerta insufficiente. Rispetto ai 1.082,28 dollari del 25 settembre, il target presenta una distanza positiva di circa il 20,1%.
Nella stessa giornata Wells Fargo ha mantenuto il giudizio Overweight, riducendo però il prezzo obiettivo da 1.525 a 1.400 dollari. Anche dopo il taglio, il target rimane circa il 29,4% sopra la quotazione presa come riferimento.
Bank of America ha mantenuto una valutazione positiva con target a 1.550 dollari, corrispondente a una distanza di circa il 43,2%. Wolfe Research ha indicato un obiettivo di 1.500 dollari, circa il 38,6% sopra il prezzo del 25 settembre.
Rosenblatt Securities ha confermato il Buy e un target di 1.500 dollari il 24 settembre, mentre il 25 settembre BMO Capital ha ribadito il proprio giudizio positivo con obiettivo a 1.300 dollari, circa il 20,1% superiore alla quotazione di riferimento.
Tra le valutazioni pubblicate nell’ultimo mese emerge però anche una posizione molto più prudente. Goldman Sachs ha mantenuto un’impostazione Neutral con target price di 1.100 dollari. Rispetto ai 1.082,28 dollari del 25 settembre, la distanza è di appena l’1,6%.
La dispersione dei target è quindi notevole. Non riguarda tanto la direzione immediata degli utili, sui quali prevale una valutazione favorevole, quanto la durata del ciclo.
Il vero rischio potrebbe arrivare dalla capacità produttiva
Per comprendere la posizione di Burry bisogna guardare oltre i prossimi risultati trimestrali.
Micron sta investendo somme enormi per aumentare la propria capacità. Lo stesso stanno facendo Samsung e SK Hynix. Finché la domanda cresce più rapidamente dell’offerta, questi investimenti non rappresentano necessariamente un problema.
Ma le fabbriche costruite oggi produrranno memoria negli anni successivi.
Il rischio aumenta quindi se due fenomeni dovessero verificarsi contemporaneamente: rallentamento della crescita degli investimenti nell’intelligenza artificiale e aumento consistente della capacità produttiva di memoria. In quel caso l’attuale scarsità potrebbe trasformarsi rapidamente in maggiore disponibilità e pressione sui prezzi.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la Cina. CXMT ha recentemente annunciato l’ingresso in produzione di massa della propria piattaforma di memoria di quinta generazione. Il nuovo processo permetterebbe di aumentare di almeno il 50% il numero di die ottenibili per wafer rispetto alla generazione precedente.
Micron, Samsung e SK Hynix conservano un importante vantaggio tecnologico soprattutto nelle memorie più avanzate destinate all’AI, ma un aumento della produzione cinese nella DRAM meno sofisticata potrebbe comunque modificare progressivamente gli equilibri mondiali dell’offerta.
Burry contro Wall Street: due tesi che possono essere entrambe corrette, ma in momenti diversi
È probabilmente questo l’aspetto più importante dell’intera vicenda.
I dati disponibili non mostrano attualmente una situazione di sovrapproduzione delle memorie. Mostrano semmai il contrario.
Micron registra ricavi record, margini straordinariamente elevati e una domanda che continua a scontrarsi con limitazioni dell’offerta. Le recenti valutazioni di UBS, Stifel, TD Cowen, RBC, Citi, Bank of America, Wells Fargo, Wolfe Research, Rosenblatt e BMO riflettono in larga parte questa situazione.
Burry sta però osservando un orizzonte differente. La sua scommessa presuppone che il mercato stia attribuendo un carattere troppo strutturale a profitti generati anche da una situazione eccezionale di scarsità. Se gli investimenti attuali dovessero produrre un forte aumento dell’offerta proprio mentre la crescita della domanda AI comincia a normalizzarsi, la redditività potrebbe diminuire molto più velocemente di quanto oggi incorporato nelle aspettative.
Il 2027 assume quindi un’importanza particolare.
Per capire quale delle due letture stia trovando conferma non sarà sufficiente osservare quotidianamente il prezzo delle azioni Micron. Saranno molto più significativi l’andamento dei prezzi DRAM e HBM, la crescita della capacità produttiva, il livello delle scorte, gli investimenti dei grandi operatori dei data center e soprattutto l’evoluzione dei margini.
Se la domanda continuerà a superare l’offerta nonostante l’aumento della capacità, la trasformazione strutturale provocata dall’intelligenza artificiale avrà dimostrato di poter prolungare il ciclo delle memorie oltre gli standard storici. Se invece offerta e domanda inizieranno rapidamente a convergere, il mercato dovrà confrontarsi con il meccanismo ciclico sul quale Burry ha costruito la propria posizione ribassista.
Per chi segue il titolo, dunque, il dato più importante nei prossimi trimestri non sarà soltanto quanto cresceranno ricavi e utili di Micron. Sarà capire se l’attuale scarsità di memoria stia semplicemente continuando oppure se stiano comparendo i primi segnali di riequilibrio. È da questa variabile che dipenderà buona parte del confronto tra la tesi ribassista di Michael Burry e quella, oggi decisamente più favorevole, espressa dalla maggioranza degli analisti.
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