La fame di BTP degli italiani è insaziabile; però, c’è da dire che in questi anni, hanno avuto degli ottimi gusti.
Se guardiamo al rendimento totale di un BTP negli ultimi anni e lo confrontiamo con ETF obbligazionari europei, statunitensi o globali investment grade, ci accorgiamo che batterlo non è stato affatto semplice.
Il BTP è stato il re incontrastato dei portafogli obbligazionari italiani, grazie a uno spread generoso e a un contesto macro favorevole.
Ma la vera domanda è: riuscirà anche in futuro a mantenere questa sovraperformance?
Quando si osservano i rendimenti a scadenza dei BTP a media durata e li si confronta con quelli dei bond europei, emerge una discrepanza che merita attenzione.
Descrizione tecnica e confronto
Fra i titoli più gettonati troviamo il BTP Tf 4,40% Mg33 Eur, che oggi offre un rendimento netto a scadenza del 2,64%.
A prima vista, sembra ancora interessante, ma basta ampliare lo sguardo per trovare alternative competitive. Ad esempio, l’iShares Italy Govt Bond UCITS ETF, che replica un paniere di titoli governativi italiani con duration media di circa 8 anni, oggi presenta un rendimento netto a scadenza intorno al 2,97% (che naturalmente cambia nel tempo).
Se invece puntiamo all’iShares Core € Govt Bond UCITS ETF, che investe su un paniere diversificato di titoli di Stato dell’area euro con duration simile, ci troviamo davanti a un rendimento a scadenza del 2,79% (anch’esso in cambiamento costante).
E qui arriva il punto cruciale: non stiamo più parlando di singolo rischio Paese, ma di una media ponderata dei Paesi dell’Eurozona, con una volatilità potenzialmente inferiore e una struttura rischio/rendimento teoricamente bilanciata.
iShares Italy Govt Bond UCITS ETF
Grafico a candele dell'iShares Italy Govt Bond UCITS ETF. Fonte: baha.com
Molti, a questo punto, direbbero: “Rende di più? Prendo quello che rende di più.” Eppure, questa analisi rischia di essere miope.
Perché?
Negli ultimi anni il BTP ha offerto una sovraperformance perché lo spread rispetto ai Bund tedeschi era su livelli elevati e si è progressivamente contratto. Chi ha comprato ha cavalcato una fase eccezionale, beneficiando della compressione dello spread e di un contesto di rendimenti reali interessanti.
Oggi, però, lo spread BTP/Bund è sceso sotto i 100 punti base, livelli rari, poco visti negli ultimi 10 anni. A seguire la statistica sembra quasi che dopo una lunga fase di compressione, è più probabile assistere a un allargamento che a una ulteriore contrazione, salvo cambiamenti epocali nelle politiche fiscali o monetarie.
E allora, la domanda che chi compra oggi dovrebbe porsi è: conviene ancora accettare il rischio specifico Italia se il rendimento è appena superiore a quello medio europeo? Quando il differenziale di rendimento era consistente, aveva senso prendersi quel rischio aggiuntivo; ma oggi, con rendimenti così vicini sulle scadenze intermedie, ha sempre senso?
Una riflessione
La scelta finale non è solo tra 2,64% e 2,79%, ma tra rischio e prospettive di rendimento.
Oggi il BTP o un ETF sui titoli di stato governativi italiani, resta competitivo sullo scenario europeo, proprio grazie alla contrazione dello spread. Il ragionamento logico sarebbe quindi chiedersi, mi aspetto o no che lo spread continui a contrarsi? A voi la risposta.