LVMH delude nel terzo trimestre. La Cina frena ancora, azioni in calo dopo un 2026 già difficile

Ufficio Studi Money.it

1 commento

I ricavi del terzo trimestre crescono solo dell’1% organico, sotto le attese, mentre la moda e la pelletteria restano il tallone d’Achille del gruppo. Gli analisti tagliano ancora le stime: per il titolo più pesante del lusso europeo è il quarto giro di revisioni al ribasso dell’anno.

LVMH delude nel terzo trimestre. La Cina frena ancora, azioni in calo dopo un 2026 già difficile

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

LVMH ha pubblicato lunedì i ricavi del terzo trimestre 2026, con 18,5 miliardi di euro, in crescita organica dell’1%, contro un consenso che si attendeva un ritmo più vicino al 5% per l’intero settore del lusso secondo le ultime stime di Bernstein. Nei primi nove mesi dell’anno il fatturato si ferma a 57,1 miliardi, in calo del 2% su base dichiarata (+2% a cambi e perimetro costanti) rispetto agli 58,1 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il mercato ha reagito con un giorno di ritardo: dopo una prima seduta di Borsa chiusa in rialzo dell’1,18% a 384,50 euro, martedì mattina i trader si attendevano un’apertura in calo di circa il 3%, secondo Reuters, con il titolo che al momento viaggia sui 381,75 euro, in calo dello 0,72% rispetto alla chiusura di lunedì.

Il problema della pelletteria e della Cina

Il gruppo guidato da Bernard Arnault resta trainato da quattro divisioni su cinque in crescita: Watches & Jewelry (+6% organico nel trimestre), Selective Retailing (+8%), Wines & Spirits (+6%) e Perfumes & Cosmetics (+1%). Il problema è che la quinta, Fashion & Leather Goods, è anche la più grande e la più redditizia: vale 8,2 miliardi di euro nel solo terzo trimestre, circa il 47% del fatturato di gruppo e, secondo una stima di Bernstein ripresa dalla stampa tedesca, fino al 72% dei profitti operativi. Ed è proprio lì che il trimestre è andato peggio: -5% organico, dopo il -2% dei primi nove mesi, con un fatturato sceso del tutto a 8,2 miliardi contro gli 8,8 di un anno prima secondo il comunicato ufficiale del gruppo.

Il direttore finanziario Cécile Cabanis, in carica dal febbraio 2025, ha attribuito il calo soprattutto a quello che ha definito «un contesto di consumo più difficile e guidato da fattori macroeconomici tra la clientela cinese», aggiungendo che una parte del rallentamento di Louis Vuitton è dovuta a «un’interruzione logistica e dei trasporti» di natura occasionale, che da sola sarebbe costata oltre un punto percentuale di crescita nel trimestre. Nel comunicato ufficiale, il gruppo parla più in generale di un contesto «meno favorevole» in Cina, mentre Stati Uniti, Europa e Giappone avrebbero mostrato una crescita definita «buona», senza fornire cifre per area geografica.

Un anno di tagli progressivi alle stime

Il trimestre di oggi non arriva isolato: si inserisce in una sequenza di revisioni al ribasso che dura da inizio 2026. A gennaio Morgan Stanley aveva abbassato il giudizio su LVMH a Equal-weight da Overweight, citando il rischio di nuovi dazi americani sui beni di lusso europei allora minacciati dall’amministrazione statunitense, e tagliando la stima di utile per azione 2026 a 23,6 euro da 24. A marzo Oddo BHF aveva ridotto il proprio obiettivo di prezzo a 583 euro da 695, prevedendo un miglioramento «molto graduale» dell’attività e limando le stime di crescita organica 2026 del gruppo al 3,8% dal 4,3% precedente.

A settembre Bernstein aveva tagliato ulteriormente le proprie stime di crescita organica di LVMH per il 2026 e il 2027 di 66 punti base ciascuna, pur mantenendo un giudizio Outperform con obiettivo di prezzo a 570 euro. Ora, dopo i conti di ieri, il prezzo obiettivo medio raccolto da 28 analisti è sceso in giornata a 498,22 euro da 511,18, secondo un’elaborazione TradingView. Il giudizio resta nel complesso costruttivo (19 «buy» e 12 «hold», nessun «sell» su 31 analisti coperti), ma l’asticella si abbassa per la quarta volta in dieci mesi.

Non è la prima volta che il mercato si interroga su una possibile inversione di rotta del comparto: già a gennaio 2024, in un contesto di prime avvisaglie di rallentamento della domanda globale, questa testata aveva segnalato che le correzioni di LVMH erano state in passato spesso occasioni di acquisto, pur avvertendo che nessun recupero è mai scontato in anticipo. A quasi tre anni di distanza, con il titolo sceso di oltre il 40% da inizio 2026, quella domanda resta aperta. La differenza, questa volta, è che il rallentamento non riguarda più solo gli Stati Uniti o l’Europa, ma il mercato cinese che per un decennio ha sostenuto la crescita dell’intero settore.

Il gruppo, da parte sua, respinge l’ipotesi di una risposta sui prezzi. Il management ha parlato di un equilibrio da mantenere tra la «desiderabilità» del marchio e il «valore percepito» dal cliente, escludendo sconti o ribassi di listino come leva per rilanciare i volumi. È una scelta strategica coerente con il posizionamento storico del gruppo, ma che lascia alla ripresa della domanda cinese, più che a una leva di prezzo, il compito di invertire la rotta dei conti.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

Commenti

1

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

mah, che delusione! lvmh, che di solito vola, sembra davvero aver risentito della situazione in cina. la divisione moda e pelletteria, così importante, in calo è una notizia pesante. 8,2 miliardi di euro sono tanti, ma un -5% è un campanello d’allarme. speriamo che riescano a rimettersi in carreggiata, perché il lusso ha sempre il suo fascino, ma i consumatori devono tornare a spendere!

Cerca la tua Azienda su