Le azioni Prysmian e STMicroelectronics crollano nonostante i conti. Cosa non torna a Piazza Affari?

Tommaso Scarpellini

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Due titoli in calo nonostante conti robusti e guidance alzate. Un filo invisibile li lega, e forse il mercato lo sta leggendo al contrario. Dove guardano davvero gli investitori?

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Può essere davvero un caso che STMicroelectronics e Prysmian si muovano quasi in sincronia, e che entrambe vivano di riflesso l’onda dell’intelligenza artificiale? È un tema che sta facendo ballare i mercati mondiali, e i due titoli non fanno eccezione, anche quando le notizie sembrano buone. Eppure c’è un elemento che accomuna le due società e che il mercato potrebbe non stare guardando: è potenzialmente positivo, anche se oggi sembra generare soprattutto vendite. Quale?

Il nervosismo, del resto, si legge anche nelle quotazioni di oggi. Alle 9:20 di lunedì 2 novembre Prysmian cede l’1,27% a 109,00 euro, mentre STMicroelectronics avanza dello 0,56% a 42,10 euro.

Prysmian, i numeri che potrebbero essere sfuggiti

Partiamo da PRY. Il gruppo potrebbe confermare un posizionamento dominante nella catena di fornitura dell’elettrificazione e della connettività dei data center, ovvero quella infrastruttura fisica senza cui l’AI non potrebbe nemmeno funzionare.

Sul piano della redditività operativa, l’Adjusted EBITDA trimestrale cresce del 32,1% a €851 milioni, con un margine che passa dal 14,8% al 16,8%. Ma più dei numeri conta il mix: il miglioramento sembrerebbe arrivare da attività a maggior valore aggiunto, e questo è un aspetto che le semplici variazioni percentuali non raccontano.

Sull’esposizione ai data center, le dichiarazioni del CEO Massimo Battaini potrebbero sgomberare il campo dal timore di una fase di digestione degli investimenti da parte degli hyperscaler, cioè Microsoft, AWS, Google e Meta. Se quel timore fosse eccessivo, una parte delle vendite recenti potrebbe avere basi meno solide di quanto si pensi.

Il dettaglio che forse è stato sottovalutato è però un altro: la revisione della guidance. L’Adjusted EBITDA 2026 viene alzato a €3,075–3,125 miliardi, da €2,8–2,9 miliardi, e il free cash flow a €1,75–1,85 miliardi. In un mercato in cui il free cash flow manca a molti protagonisti del tema AI, questo potrebbe essere un elemento di distinzione non banale.

STMicroelectronics, il ciclo che potrebbe girare

Per STM la trimestrale potrebbe segnare l’uscita dalla fase più acuta della correzione del ciclo dei semiconduttori, con l’emergere di un catalizzatore specifico legato all’AI.

Anche qui si intravede un recupero della marginalità: il margine lordo risale al 37,3% dal 33,2% e l’obiettivo indicato per il quarto trimestre sarebbe il 39%. I ricavi arrivano a $3,76 miliardi, in crescita del 17,9% su base annua, mentre l’utile operativo, raddoppiato tra $367 e $429 milioni, si collocherebbe sopra le attese del consensus, pari a $400,5 milioni.

Il filo comune che potrebbe non essere casuale

Cosa le accomuna, dunque? Da un lato una visione prospettica costruttiva, con conti e indicazioni che potrebbero meritare fiducia. Dall’altro, una reazione negativa dei mercati. Come mai le quotazioni scendono?

Un driver di crescita condiviso potrebbe essere proprio l’AI. Pur con intensità diverse nei rispettivi business, sembra quasi che i movimenti di Borsa siano correlati a questa corrente. Non si tratta di stabilire se sia giusto o sbagliato, visto che i modelli di business restano differenti, ma di prendere atto di un dato che appare difficile ignorare.

Entrambe le società potrebbero testimoniare che gli investimenti in intelligenza artificiale non si limitano più ai produttori di GPU, come Nvidia, ma stanno generando flussi di cassa concreti lungo l’intera filiera.

Questa discordanza meriterebbe di essere monitorata: se persistesse, potrebbe aprire gap valutativi di non poco conto, in una direzione o nell’altra.

PRY, il quadro tecnico più intrigante

Oggi il contesto tecnico più interessante potrebbe essere quello di Prysmian. Il titolo arriva da una prolungata fase correttiva e distributiva dai massimi, segnata da una sequenza di rotture strutturali (BOS e CHoCH).

Tuttavia, l’impulso rialzista più recente ha riportato le quotazioni a €119,80 (+3,63%), riassorbendo l’area di breakdown indicata dalla linea rossa tratteggiata. In termini tecnici potrebbe configurarsi un reclaim strutturale, cioè il recupero di un livello che prima fungeva da ostacolo.

Anche l’RSI a 14 periodi racconta qualcosa: l’oscillatore è rimbalzato con forza dall’area di forte ipervenduto, sotto quota 30, e ha tagliato al rialzo la propria media mobile di segnale. Il momentum risulterebbe in decisa espansione, con l’RSI intorno a 75,90 contro una media a 54,92.

Nel complesso la reazione potrebbe risultare tutto sommato positiva, e le quotazioni si troverebbero vicine a livelli importanti, dove l’esito non è mai scontato.

Una riflessione finale

Se anche tu hai guardato questi titoli con un misto di interesse e diffidenza, è comprensibile. Quando i conti sembrano buoni e i prezzi scendono, la tentazione è cercare una risposta rapida. Ma un rimbalzo tecnico non garantisce nulla, e il mercato potrebbe continuare a punire un intero tema, anche quando alcuni singoli protagonisti sembrano in salute.

Per questo potrebbe aver senso ragionare per scenari, valutare quanto una posizione pesi sul patrimonio e ricordare che la volatilità può colpire in entrambe le direzioni. Capire cosa sta davvero muovendo i prezzi resta il primo modo per proteggere il proprio capitale.

Alla fine, entrambi i titoli sembrano guidati dagli stessi driver di crescita, ma anche di decrescita. Quindi non basta probabilmente guardare i bilanci del passato per dare una dimensione chiara al futuro, occorre guardare anche alle sfide di un settore che potrebbe indirettamente influenzarli: l’AI.

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