Per capire su quali titoli di Piazza Affari si concentrano le scommesse al ribasso, il primo posto dove guardare sono le vendite allo scoperto. Un fondo che aumenta la propria esposizione corta su una società quotata non lo fa per forza perché si aspetta un calo delle azioni, visto che dietro possono esserci strategie più articolate, ma il segnale merita comunque attenzione.
Il prospetto delle posizioni nette corte (PNC) pubblicato dalla Consob il 30 ottobre 2026 permette di capire due cose, come queste posizioni si distribuiscono tra le società e come sono cambiate nel tempo. Ne esce una fotografia piuttosto nitida delle scommesse ribassiste dichiarate sul mercato italiano.
Abbiamo poi messo a confronto le posizioni attuali con lo storico delle comunicazioni e con le raccomandazioni degli analisti pubblicate nell’ultimo mese, per vedere fino a che punto fondi short e banche d’affari la pensino allo stesso modo e dove invece le loro strade si separino.
Il primato spetta senza discussioni a Saipem, dove nove investitori hanno posizioni pubblicate per un totale del 13,49% del capitale. Oltre il 62% di questa esposizione fa capo a tre soli nomi, Capital Ventures International con il 4,03%, LMR Partners con il 2,31% e O’Connor Alternative Investments con il 2,10%.
Sul secondo gradino del podio sale Stellantis, con il 9,09% e nove detentori, seguita a breve distanza da doValue, che con l’8,52% vanta però il numero più alto di posizioni pubblicate, dieci in tutto. Più staccate Avio, al 7,81% con sei fondi, e Banca Ifis, al 4,59% con quattro.
Prese una per una, le posizioni sono molto più piccole di quanto lascino pensare i totali per società. Delle 120 esposizioni presenti nel file, 88 stanno tra lo 0,50% e lo 0,99%, il 73,3% del totale, 24 si collocano fra l’1% e il 2% e appena otto arrivano almeno al 2%. La singola posizione ha un valore mediano dello 0,70%, mentre la somma per società si ferma a una mediana dell’1,10%.
Bisogna poi ricordare che la Consob rende pubbliche solo le esposizioni nette corte pari ad almeno lo 0,5% del capitale, con ulteriori soglie per le variazioni. La somma per emittente mostra quindi soltanto la punta dell’iceberg, non l’intero interesse ribassista sul titolo, e può includere posizioni aperte per coprirsi da altri rischi o al servizio di strategie diverse dalla semplice scommessa al ribasso.
Stellantis e doValue, le posizioni corte crescono di più
Nel mese che va dal 29 settembre al 29 ottobre i movimenti più vistosi hanno riguardato Stellantis e doValue. Sul gruppo automobilistico la somma delle PNC pubblicate è salita dall’8,35% al 9,09%, 0,74 punti percentuali in più, mentre sulla società di gestione dei crediti l’asticella è passata dal 7,80% all’8,52%, con un aumento di 0,72 punti.
Pressoché immobile invece Saipem, passata dal 13,44% al 13,49%, anche se sotto la superficie i fondi hanno rimescolato i propri pesi. Piccolo ritocco all’insù per Banca Ifis, dal 4,52% al 4,59%, mentre su Avio le posizioni corte sono scese dall’8,21% al 7,81%, con un calo di 0,40 punti.
Attenzione però a non leggere questi numeri come il saldo delle compravendite del mese. Misurano la variazione delle esposizioni pubblicate, e un investitore che scende sotto la soglia di pubblicazione sparisce dall’elenco delle PNC correnti pur potendo mantenere, nei fatti, la sua posizione.
Saipem e Stellantis, i giudizi degli analisti di ottobre
Su Saipem la pressione dei ribassisti non trova sponda tra i broker. Il 9 ottobre Bernstein ha confermato Outperform con un target price di 5,44 euro, e cinque giorni dopo Intesa Sanpaolo ha mantenuto Neutral, alzando l’obiettivo da 4,30 a 4,40 euro.
Ancora più larga la forbice su Stellantis. Jefferies ha confermato Buy il 29 ottobre, pur tagliando il target da 9,50 a 8 euro, e lo stesso giorno Equita ha ribadito Hold con un prezzo obiettivo di 5,70 euro, mentre Mediobanca si è fermata su Neutral con 4,80 euro. All’estremo opposto c’è HSBC, che il 23 ottobre aveva assegnato un Reduce con obiettivo a 3,30 euro, meno della metà degli 8 euro indicati da Jefferies.
doValue, Avio e Banca Ifis, i giudizi più recenti
Pareri divisi anche su doValue. Equita il 28 ottobre ha confermato Hold tagliando il target a 2 euro, Kepler Cheuvreux il 19 ottobre aveva mantenuto Buy pur abbassando l’obiettivo a 2,30 euro e Intesa Sanpaolo, nell’aggiornamento dell’8 ottobre, indicava Buy con 2,90 euro. Nel frattempo le posizioni ribassiste pubblicate sono cresciute, nonostante due broker su tre restino positivi sul titolo.
Il caso di Avio va nella direzione opposta. Mentre le PNC calavano, il 26 ottobre Berenberg ha promosso il titolo da Hold a Buy, alzando il target da 33 a 39 euro. Nelle rilevazioni del 30 ottobre compaiono anche i Buy di Banca Akros, con obiettivo a 40 euro, e di Intesa Sanpaolo, a 47 euro, benché dalle rilevazioni non risulti se i due giudizi siano stati aggiornati proprio quel giorno.
Per Banca Ifis, nel corso del mese, abbiamo trovato un solo aggiornamento, quello del 5 ottobre in cui Intesa Sanpaolo ha indicato Neutral riducendo il target da 14,80 a 13,90 euro. Sul versante short spicca Two Sigma Investments, che da sola detiene il 2% del capitale, quasi il 44% delle PNC aggregate sulla banca.
Nello storico Consob gli aumenti superano di poco le riduzioni
Allargando lo sguardo al passato, l’archivio Consob conta 25.430 comunicazioni storiche dal 2012 in poi. Concentrandoci sul periodo dal 2018 al 2026 abbiamo ricostruito 13.175 giornate-emittente con almeno una comunicazione, relative a 166 ISIN storici. In 6.754 casi il saldo giornaliero delle variazioni pubbliche è stato positivo, in 6.383 negativo e in 38 invariato.
Gli aumenti battono le riduzioni di poco, ma sarebbe un errore concluderne che la pressione ribassista sia cresciuta su tutto il mercato. Le comunicazioni seguono le soglie regolamentari, le vicende delle singole società e le scelte dei vari operatori, per cui non sono operazioni indipendenti tra loro e non coprono tutta l’attività di short selling.
Resta aperta la domanda più interessante, se cioè i fondi che aumentano le PNC riescano davvero ad anticipare i cali in Borsa. Per rispondere servirebbe incrociare ogni variazione con l’andamento successivo delle azioni. Lo storico riporta però la data delle posizioni e non quella esatta in cui sono state rese pubbliche, e il confronto completo con le serie giornaliere rettificate dei prezzi non siamo riusciti a portarlo a termine. Allo stato attuale, dunque, non emerge una prova statistica della capacità predittiva delle PNC.
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