Nel suo bollettino settimanale, l’economista Mohamed El-Erian segnala un’anomalia: tre dati sull’inflazione USA più alti delle attese non hanno spinto in alto i rendimenti dei Treasury, mentre il mercato ha quasi azzerato le scommesse su un rialzo della Fed a ottobre. Nel frattempo, Wall Street vive una rotazione dai titoli tecnologici che, avverte, potrebbe non essere così lineare come sembra.
Nel suo bollettino settimanale, l’economista Mohamed El-Erian segnala un’anomalia: tre dati sull’inflazione USA più alti delle attese non hanno spinto in alto i rendimenti dei Treasury, mentre il mercato ha quasi azzerato le scommesse su un rialzo della Fed a ottobre. Nel frattempo Wall Street vive una rotazione dai titoli tecnologici che, avverte, potrebbe non essere così lineare come sembra.
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Nel bollettino settimanale pubblicato il 17 ottobre sul suo Substack, l’economista Mohamed El-Erian osserva un comportamento dei mercati che definisce fuori dal comune. Tre dati macro statunitensi (l’indice dei prezzi al consumo, quello dei prezzi alla produzione e i prezzi all’importazione) sono arrivati tutti più alti delle attese nella stessa settimana, eppure i rendimenti dei titoli di Stato americani sono scesi anziché salire.
El-Erian è chief economic advisor di Allianz e presidente del Queens’ College dell’Università di Cambridge, incarico accademico a cui è stato eletto dopo una lunga carriera come gestore (è stato amministratore delegato di Pimco) e consulente economico. È una delle voci più seguite sui mercati globali, con un bollettino settimanale che raccoglie l’andamento di obbligazioni, azioni, valute, materie prime e criptovalute in un’unica lettura coordinata: è proprio questo sguardo d’insieme, più che la previsione su un singolo mercato, il valore aggiunto del suo commento.
Il punto di partenza della sua analisi è la reazione obbligazionaria. El-Erian scrive che «di norma, tre dati sull’inflazione più caldi delle attese eserciterebbero una pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato», ma questa volta «i rendimenti sono scesi nonostante un’inflazione più alta delle attese su CPI, PPI e prezzi all’importazione». Ancora più insolito, secondo l’economista, è che questo calo dei rendimenti si sia accompagnato a un crollo delle scommesse su una stretta monetaria imminente: «in modo altrettanto insolito, questo è stato accompagnato da un calo sotto il 20% nella probabilità implicita dal mercato di un rialzo dei tassi a ottobre». Per il mese di dicembre, invece, il mercato continua a prezzare una probabilità di rialzo intorno al 90%, un dato che lo stesso bollettino colloca accanto al rifiuto del presidente della Fed Kevin Warsh di anticipare le mosse della banca centrale.
Sul fronte azionario, la settimana ha visto un’altra divaricazione: «il comparto tecnologico ha continuato a vendere, trascinando il Nasdaq giù del 4,5% nella settimana, la peggiore performance da giugno», mentre, «a illustrazione della causa ed effetto del «rotation trade»», il Dow Jones ha chiuso la settimana in territorio positivo. L’S&P 500 ha perso circa il 2%. El-Erian cita anche il caso di CoreWeave, la società legata al cloud per l’intelligenza artificiale, il cui spread creditizio ha toccato i 1.200 punti base, alimentando il dibattito se si tratti di un primo segnale di allarme per una bolla tecnologica o di un normale eccesso di mercato da correggere.
Sul resto dei mercati, il bollettino registra il Brent sopra i 110 dollari e il WTI sopra i 100, il Vix salito a quota 20, l’oro sceso a 4.187 dollari l’oncia, il dollar index (DXY) a 101,8 e il bitcoin a 81.532 dollari; sul fronte geopolitico ed europeo, El-Erian cita le tensioni fra Stati Uniti ed Europa sull’Ucraina, lo stallo sul dossier Iran, le preoccupazioni sul costo della vita americano in vista delle elezioni di metà mandato, e uno spread francese sul Bund tedesco stabile fra 130 e 140 punti base.
Ma il passaggio più analitico del bollettino è la sua lettura della rotazione dai titoli tecnologici: «la rotazione fuori dalla tecnologia potrebbe non essere così lineare come molti suggeriscono», scrive, perché la salute del resto del listino potrebbe dipendere in modo più stretto di quanto si pensi proprio dal ruolo economico e finanziario che la tecnologia ha assunto nell’intero mercato dei capitali.
Ricordiamo che il canale di trasmissione verso l’Europa passa su più fronti contemporaneamente. Un dollaro più debole (DXY a 101,8) e rendimenti USA in calo tendono ad alleggerire la pressione sui tassi globali, BTP compresi; un petrolio sopra i 110 dollari al barile, se confermato, si ripercuote sui prezzi dell’energia e dei carburanti anche in Italia; un Vix a 20, pur lontano da livelli di allarme, segnala una volatilità in aumento che tipicamente si trasmette anche alle borse europee nelle sedute successive.
Commenti
1Ve lo dico io, il comportamento dei mercati in questa situazione è da manuale del paradosso economico! Da un lato abbiamo l’inflazione che sale e, come giustamente osserva El-Erian, di solito ci si aspetterebbe un aumento dei rendimenti dei Treasury. Ma invece assistiamo a una discesa. Questo è il segnale che i mercati stanno già scontando una possibile recessione, nonostante i dati macro siano in salita. Ci troviamo di fronte a una situazione in cui gli investitori cercano rifugio di fronte all’incertezza, credendo che la Fed possa dover cambiare rotta rispetto alla politica monetaria aggressiva. Insomma, siamo in un momento in cui le aspettative superano i dati reali, e questo può portare a sbandamenti notevoli. Ve lo dico io, teniamoci forte!