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ISO 39001, la certificazione sulla sicurezza stradale che poche aziende italiane conoscono

Redazione

1 Ottobre 2026 - 08:00

La certificazione ISO 39001 riduce i rischi stradali aziendali. Un percorso basato su dati, prevenzione e supporto telematico, come le soluzioni SafeFleet, per tutelare le imprese.

ISO 39001, la certificazione sulla sicurezza stradale che poche aziende italiane conoscono

Quando si parla di certificazioni aziendali, il pensiero va quasi sempre alla ISO 9001 sulla qualità o alla ISO 45001 sulla salute e sicurezza sul lavoro.

Esiste però uno standard internazionale dedicato a un rischio che molte imprese sottovalutano: quello legato alla strada. Si tratta della ISO 39001, la norma sui sistemi di gestione della sicurezza del traffico stradale.

Per un’azienda con agenti di commercio, tecnici in trasferta o furgoni per le consegne, ogni chilometro percorso è un’esposizione al rischio, con ricadute su persone, costi assicurativi e continuità operativa.

Eppure in Italia la norma resta poco diffusa, spesso confinata al trasporto pubblico e alla logistica. Vediamo cosa prevede, a chi conviene e come si articola il percorso di certificazione.

Cos’è la ISO 39001 e cosa chiede alle organizzazioni

La ISO 39001 è stata pubblicata dall’Organizzazione internazionale per la normazione nel 2012 e in seguito recepita in Italia da UNI. La norma fissa i requisiti di un sistema di gestione per la sicurezza stradale (in inglese Road Traffic Safety, RTS). Lo scopo è ridurre decessi e lesioni gravi dovuti alle collisioni, attraverso il controllo delle variabili su cui l’organizzazione ha influenza.

Lo standard segue la stessa struttura delle altre norme ISO sui sistemi di gestione: contesto, leadership, pianificazione, supporto, attività operative, valutazione delle prestazioni e miglioramento.

Per le imprese già certificate ISO 9001, 14001 o 45001, l’integrazione risulta quindi più semplice, perché procedure, audit interni e riesame della direzione possono confluire in un unico sistema.

Perché in Italia se ne parla ancora poco

I numeri spiegano il titolo. Secondo l’ISO Survey 2020, i certificati ISO 39001 validi nel mondo erano 972, a fronte di oltre 916.000 certificati ISO 9001. Una nicchia, anche se il problema a cui la norma risponde è tutt’altro che marginale.

Gli ultimi dati ISTAT sugli incidenti stradali in Italia relativi al 2025 contano 177.207 incidenti con lesioni, 2.868 vittime e 237.822 feriti. I morti calano del 5,3% sull’anno precedente, mentre incidenti e feriti aumentano. Il costo sociale stimato supera di poco i 18 miliardi di euro, quasi l’1% del Pil. Una quota di quei sinistri coinvolge veicoli aziendali e lavoratori in servizio. Per chi gestisce una flotta la sicurezza stradale è anche una voce di bilancio.

Quali organizzazioni ne traggono vantaggio

La norma si applica a organizzazioni di qualsiasi dimensione, pubbliche o private, che interagiscono con il sistema stradale. Ne beneficiano in particolare:

  • aziende con personale viaggiante, come reti commerciali, manutentori e servizi di assistenza tecnica;
  • imprese di trasporto merci e persone, dal trasporto pubblico locale ai corrieri dell’ultimo miglio;
  • organizzazioni che generano traffico, come ospedali, centri commerciali, scuole ed enti pubblici;
  • aziende del settore automotive e società di noleggio.

Sul piano economico, alcune compagnie assicurative hanno previsto convenzioni per le imprese certificate, con premi RC più bassi sui veicoli aziendali. La certificazione può inoltre pesare nelle gare d’appalto e nei rapporti con committenti attenti ai criteri ESG.

Requisiti e fasi del percorso di certificazione

Il percorso non si esaurisce nella stesura di un manuale. Le tappe tipiche sono:

  • analisi del contesto: mappatura di veicoli, conducenti, tragitti abituali e parti interessate;
  • politica e obiettivi: impegno formale della direzione e traguardi misurabili di riduzione del rischio;
  • valutazione dei fattori di prestazione RTS: esposizione (chilometri percorsi, ore di guida), esiti finali (incidenti, feriti, vittime) e fattori intermedi come velocità, affaticamento, distrazione, stato dei veicoli e pianificazione dei viaggi;
  • controllo operativo, formazione e gestione delle emergenze;
  • audit interni e riesame della direzione;
  • audit di certificazione da parte di un organismo accreditato, con verifiche di sorveglianza periodiche.

L’audit non si limita a controllare i documenti: verifica anche che le procedure siano applicate e che i dati siano coerenti.

Misurare i fattori di rischio: il nodo dei dati

Qui molte aziende si scoprono impreparate. La ISO 39001 chiede di misurare e documentare i fattori di rischio legati agli spostamenti e di seguirne l’andamento nel tempo.

Uno degli errori più comuni è contare gli incidenti senza considerare esposizione e gravità.

Se non si sa quanti chilometri si percorrono, su quali strade e in quali fasce orarie, un calo dei sinistri potrebbe dipendere da una semplice riduzione dell’attività.

Prendiamo un caso ipotetico ma realistico. Un’impresa di distribuzione con quaranta furgoni rileva, nell’analisi iniziale, molti piccoli urti durante le consegne in città.

Dall’incrocio di percorsi, orari ed eventi di guida emerge che gran parte degli episodi si concentra nel tardo pomeriggio, quando gli autisti recuperano i ritardi accumulati.

L’azienda interviene su due fronti (riorganizzazione dei giri e pause programmate) e fissa un indicatore: eventi di frenata brusca ogni 1.000 chilometri.

Dopo sei mesi può confrontare i valori con quelli di partenza e portare il risultato in sede di riesame.

Per raccogliere dati simili in modo continuo, molte aziende si affidano a soluzioni per il monitoraggio delle flotte aziendali, che registrano posizione, velocità, percorsi e stile di guida dei veicoli.

SafeFleet: la telematica a supporto della raccolta dati

Tra le realtà attive in Italia nel settore c’è SafeFleet, con sede ad Ancona e uffici a Milano e Roma. L’azienda opera da vent’anni nella telematica ed è presente in oltre 30 Paesi. Conta più di 80.000 sistemi attivi e oltre 7.000 aziende clienti, in comparti che vanno dall’edilizia alla distribuzione, dalle utilities al trasporto valori.

La piattaforma SafeFleet Smart rileva posizione, spostamenti, velocità e percorsi dei mezzi e li organizza in report su tragitti, consumi e comportamento dei conducenti. Nella pratica quotidiana, alcune funzioni producono dati utili a chi vuole tenere sotto osservazione la sicurezza stradale della propria flotta:

  • il monitoraggio dello stile di guida documenta eccessi di velocità, accelerazioni e frenate brusche;
  • l’autenticazione del conducente associa ogni viaggio alla persona al volante, dettaglio utile per una formazione mirata;
  • i pacchetti SafeTacho scaricano e analizzano i dati del tachigrafo digitale, con informazioni su tempi di guida e di riposo;
  • la gestione delle scadenze tiene sotto controllo tagliandi, revisioni e cambio gomme, voci legate allo stato dei veicoli.

Un chiarimento va fatto. La certificazione ISO 39001 riguarda il sistema di gestione dell’organizzazione, e nessuno strumento tecnologico, da solo, la determina.

Politica, obiettivi, ruoli, formazione e riesame restano in capo all’azienda, e l’esito dipende dalla valutazione di un organismo accreditato.

La telematica ha un ruolo diverso: supporta la raccolta e l’analisi dei dati utili alla sicurezza stradale. Le informazioni sugli spostamenti quotidiani possono così essere lette e confrontate da fleet manager e responsabili della sicurezza, per poi arrivare al tavolo della direzione.

La ISO 39001 resta una certificazione di nicchia, ma affronta un rischio che riguarda qualunque impresa con persone e mezzi in strada. Il percorso chiede metodo, impegno della direzione e numeri affidabili.

A prescindere dalla certificazione, strumenti telematici come quelli sviluppati da SafeFleet aiutano a raccogliere e studiare le informazioni utili alla sicurezza stradale.

Le scelte per ridurre il rischio, e la responsabilità di attuarle, restano dell’azienda.