Il caso della Malesia: la vincitrice a sorpresa del duello tech Usa-Cina

Federico Giuliani

3 Aprile 2024 - 07:10

La Malesia ha attratto 12,8 miliardi di dollari soltanto nel 2023, ovvero più del totale di quanto ricevuto nel periodo compreso tra il 2013 e il 2020.

Il caso della Malesia: la vincitrice a sorpresa del duello tech Usa-Cina

Da Micron a Intel, da AMS Osram a Infineon, senza dimenticare le decine di aziende cinesi. Tutti hanno messo nel mirino la Malesia, nuova calamita di investimenti tecnologici globali, ennesima vincitrice a sorpresa del braccio di ferro tra Washington e Pechino.

Mentre le due superpotenze del XXI secolo si fronteggiano a viso aperto, Kuala Lumpur è uno degli attori regionali asiatici che spera di guadagnare spazio di manovra in un mondo sempre più frammentato. In che modo? Fornendo un contesto sicuro capace di ospitare gli hub delle principali supply chain internazionali, in primis quella dei semiconduttori.

Come ha spiegato in un lungo reportage il Financial Times, la Malesia ha una storia lunga 50 anni nel cosiddetto back-end della catena di fornitura della produzione dei chip - dal confezionamento all’assemblaggio – ma adesso nutre l’ambizione di diventare il front-end di un’industria globale da 520 miliardi di dollari che alimenta qualsiasi cosa, televisori, smartphone e veicoli elettrici compresi.

La situazione non potrebbe essere più ideale per il governo malese. Da un lato, infatti, i principali produttori occidentali di apparecchiature per semiconduttori non possono più vendere le loro apparecchiature avanzate alla Cina a causa delle restrizioni statunitensi. Allo stesso tempo, però, questi stessi produttori acquistano componenti da aziende cinesi. Le società del Dragone, per non perdere importanti commesse, sono quindi costrette ad espandersi oltre la Muraglia. E la Malesia è una delle destinazioni preferite, la stessa di molti player tecnologici occidentali che cercano invece alternative all’accoppiata formata da Cina-Taiwan. In un simile contesto, Kuala Lumpur è ben felice di mantenersi neutrale, o meglio pragmatica, e accogliere tutti.

Affari d’oro in Malesia

A queste latitudini gli investimenti stranieri sono in forte espansione. La Malesia ha attratto 12,8 miliardi di dollari soltanto nel 2023, ovvero più del totale di quanto ricevuto nel periodo compreso tra il 2013 e il 2020. Sviluppare l’industria dei semiconduttori e la forza lavoro della Malesia in questo settore manifatturiero di grande valore aggiunto è un “obiettivo fondamentale”, ha più volte spiegato il primo ministro malesiano Anwar Ibrahim. Kuala Lumpur si trova infatti in “un momento molto critico, un momento di svolta”, e non può fallire questa occasione.

Negli ultimi 18 mesi, Penang, uno Stato della Malesia settentrionale meglio conosciuto per le sue spiagge, la cucina varia e l’atmosfera rilassata, ha accolto molteplici società tecnologiche straniere. La diversificazione della catena di approvvigionamento dalla Cina rimane un obiettivo primario per le aziende mondiali, e questo loro obiettivo non potrà che accelerare in vista delle elezioni statunitensi del 2024. Di conseguenza, ci sono enormi possibilità che Penang si trasformi in uno dei luoghi più interessanti dell’Asia.

Nel 1972, del resto, qui sorse il primo impianto di produzione al di fuori degli Stati Uniti per Intel. Attratti da una nuova zona di libero scambio e da un trafficato porto nello Stretto di Malacca, Intel, insieme ad AMD, Renesas (ex Hitachi), Keysight Technologies (ex Hewlett-Packard) e molte altre multinazionali tecnologiche, stabilirono le loro radici in quella che sarebbe diventata nota come la “Silicon Valley dell’Est”.

Un’occasione da non sprecare

La Malesia è il sesto maggiore esportatore mondiale di semiconduttori e detiene il 13% del mercato globale dell’imballaggio, dell’assemblaggio e del test dei chip. Da qui proviene il 20% delle importazioni annuali di semiconduttori statunitensi, e cioè più di Taiwan, del Giappone e della Corea del Sud.

Kuala Lumpur intende però migliorare il proprio ruolo globale nel campo dei semiconduttori, e ha buone chance di riuscirci grazie agli investimenti stranieri che vengono dirottati a pioggia a Penang e dintorni. Intel, il più grande produttore di chip al mondo per fatturato, sta spendendo 7 miliardi di dollari in nuove strutture in loco, compreso un sito di confezionamento avanzato “3D” che sarà completato entro la fine dell’anno.

Anche Micron e la tedesca Infineon sono in fase di espansione. Nel 2023 Micron ha lanciato il suo secondo impianto di assemblaggio e collaudo a Penang, mentre Infineon ha dichiarato che spenderà fino a 5,4 miliardi di dollari per espandersi nei prossimi cinque anni. E poi ci sono le aziende cinesi, che cercano riparo dalle restrizioni Usa per poter continuare, come detto, a fare affari con i loro clienti occidentali.

Il governo malesiano non può che essere felice, anche se dovrà essere abile a far crescere gli investimenti di fascia alta. Pena: la perdita di ogni vantaggio a discapito dei rivali del sud-est asiatico. Vietnam, India e Indonesia su tutti.