Il 42% dei progetti di intelligenza artificiale viene abbandonato. Ecco chi non ce l’ha fatta

Pasquale Conte

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Le startup di intelligenza artificiale fanno sempre più fatica a decollare. Ecco alcuni dei numeri aggiornati, secondo un report di TechCrunch.

Il 42% dei progetti di intelligenza artificiale viene abbandonato. Ecco chi non ce l'ha fatta

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L’intelligenza artificiale ha aperto negli anni a tantissime opportunità di mercato, capaci di attirare investitori da ogni angolo del mondo per tentare il “colpaccio”. Di startup ne sono nate a centinaia e ce ne sono tante altre che vedranno la luce, ma non è tutto oro quel che luccica. Secondo una ricerca di S&P Global Market Intelligence del 2025, circa il 42% delle iniziative AI viene abbandonata dalle aziende che le avviano.

TechCrunch ha pubblicato una lista con alcune delle più chiacchierate startup che hanno dovuto chiudere battenti, con i lanci che hanno deluso le aspettative iniziali. Il caso più recente è quello di Character.ai, una piattaforma di chatbot che a inizio ottobre ha dichiarato fallimento a soli cinque anni dalla sua nascita.

Le startup AI che hanno chiuso

Per quale motivo le piccole startup AI non riescono a resistere? Un grosso peso lo ha la concorrenza delle grandi piattaforme. Pensiamo per esempio a Relay, nata come alternativa a Zapier e costretta a chiudere lo scorso agosto perché OpenAI e Google hanno annunciato strumenti simili nei propri strumenti. Discorso simile per Huxe, un’app per l’audio fondata da alcuni ex sviluppatori di NoteBookLM, fallita a maggio 2026 per via della concorrenza di Spotify.

E per quanto riguarda l’hardware? Il contesto rimane lo stesso. Humane AI Pin aveva per esempio raccolto 230 milioni di dollari ma, dopo un avvio convincente, ha chiuso a febbraio 2025 e venduto i suoi asset a HP per 116 milioni. Il tanto chiacchierato Rabbit R1, una sorta di Tamagotchi con l’AI, per il momento resiste e si prepara al lancio del dispositivo Project Cyberdeck.

Discorso leggermente diverso per Character.ai, che abbiamo citato poc’anzi. Disney aveva inizialmente inviato una diffida per l’uso non autorizzato dei suoi personaggi, mentre ora si trova nella posizione di principale offerente per 20 milioni di dollari. L’obiettivo è ottenere la licenza su parte della proprietà intellettuale.

Anche le big perdono colpi

Nemmeno i giganti tech sono esenti da inciampi e fallimenti. Basti pensare a OpenAI, che ha provato a trasformare ChatGPT in una sorta di super app con le modalità Chat, Codex e Work. L’interfaccia confusa e la difficoltà d’uso ha costretto l’azienda a fare marcia indietro. E non solo, perché sono state chiuse anche alcune app autonome come il browser Atlas. Sora, la piattaforma video targata OpenAI, è stata fermata a marzo 2026 per via dei costi elevati di sostentamento.

Citiamo poi Apple, che ha più volte dovuto rinviare il lancio del nuovo Siri con Apple Intelligence dopo la presentazione del 2024. Il debutto per gli utenti anglofoni è avvenuto con il lancio di iOS 28, mentre in Europa si attende ancora l’ok per il lancio definitivo.

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