Le imprese manifatturiere del Lazio e delle Marche hanno tempo fino al 28 novembre 2026, ore 12:00, per presentare domanda al Fondo di contrasto alla deindustrializzazione: l’incentivo da 120 milioni di euro che Invitalia gestisce per conto del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le domande sono aperte dal 28 settembre, quindi resta meno di un mese per mettere insieme un progetto completo.
È la seconda edizione di uno strumento pensato per sostenere la manifattura nei territori che negli anni hanno visto chiudere stabilimenti e perdere occupazione. Le regole restano in gran parte quelle della prima edizione: contributi a fondo perduto per chi amplia un impianto produttivo già esistente o ne apre uno nuovo. A cambiare è il calendario. Il decreto n. 262/2026 del Dipartimento per le politiche di coesione, del 18 giugno 2026, aveva pubblicato l’avviso fissando l’apertura al 31 agosto; un decreto successivo, il n. 382/2026, ha poi spostato l’avvio al 28 settembre, come confermato da Invitalia nella nota sulla riapertura dell’incentivo.
A chi è rivolto, e in quali territori
Il fondo si rivolge alle imprese manifatturiere già insediate, o che intendono insediarsi, nei comuni di competenza di due consorzi industriali tra Lazio e Marche, articolati complessivamente in sei aree territoriali. Per accedere occorre essere regolarmente costituiti e iscritti al Registro delle imprese; sono escluse le imprese in liquidazione, fallimento, altra procedura concorsuale o concordato preventivo alla data della domanda, anche quando la procedura è stata soltanto avviata.
La dotazione è ripartita per aree. Al Consorzio industriale del Lazio vanno 100 milioni, divisi in cinque aree da 20 milioni ciascuna:
- Lazio Meridionale
- Sud Pontino
- Roma-Latina
- Frosinone
- provincia di Rieti
I restanti 20 milioni sono riservati al Consorzio Piceno Consind, nelle Marche: sei aree in tutto, per un totale di 120 milioni. L’elenco esatto dei comuni ammessi per ciascuna area è specificato nell’avviso pubblico, consultabile sulla pagina ufficiale del Fondo di contrasto alla deindustrializzazione: conviene controllarlo con attenzione, perché un’azienda può trovarsi a pochi chilometri dal confine giusto e restarne fuori, o viceversa.
Quali investimenti rientrano, e quali no
Il fondo copre due tipologie di investimento. La prima è il potenziamento o la riqualificazione di un’unità produttiva manifatturiera già attiva: ammodernamento, innovazione di prodotto o di processo, digitalizzazione, investimenti immateriali, oppure riconversione di attività ad alto impatto ambientale verso una maggiore sostenibilità. La seconda è l’avvio di una nuova unità produttiva manifatturiera sul territorio ammesso.
Tra le spese ammissibili rientrano macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi, beni immateriali, e le opere murarie e impiantistiche necessarie presso la sede dell’unità produttiva. La finestra temporale è ampia: copre i costi sostenuti tra l’8 maggio 2024 e il 31 dicembre 2028, quindi anche lavori o acquisti avviati prima dell’apertura del bando possono rientrare tra le spese rendicontabili.
Quanto si può ottenere, e l’attenzione al de minimis
Il contributo è a fondo perduto, può coprire fino al 100% delle spese ammissibili ed è comunque limitato a 300.000 euro per impresa. Per un investimento consistente il tetto arriva presto; per interventi più contenuti, invece, il fondo può coprire l’intero costo del progetto.
L’agevolazione viaggia inoltre in regime de minimis, e qui il calcolo riguarda l’impresa nel suo complesso, non il singolo bando. Il regime de minimis generale previsto dalla normativa UE fissa un tetto di 300.000 euro su tre esercizi finanziari consecutivi: un’impresa che ha già ricevuto altri aiuti in de minimis in questo periodo deve verificare lo spazio residuo prima di presentare domanda, per non rischiare di vedersi ridurre il contributo o respingere la pratica a istruttoria già avviata.
Come e quando fare domanda
La domanda si presenta esclusivamente tramite la piattaforma online di Invitalia: non sono previste altre modalità di invio. Chi vuole prepararsi per tempo può già registrarsi nell’area riservata, sezione «Anagrafica e deleghe», aperta dalle 12:00 del 31 luglio 2026. La registrazione preliminare, però, non dà alcuna priorità nell’ordine di protocollazione e non consente di precompilare la pratica: serve solo ad accedere alla piattaforma, non a «prenotare» il contributo.
Un punto rilevante per chi deve decidere quando inviare: per questa edizione non risulta previsto un click day. Diverse guide specializzate basate sull’avviso pubblico indicano che le domande vengono esaminate in ordine cronologico di presentazione, con l’istruttoria che prende avvio dopo la chiusura dello sportello. Per i dettagli esatti della procedura di valutazione resta comunque indispensabile consultare il testo integrale dell’avviso pubblico sul sito di Invitalia.
La finestra per presentare domanda va dalle 12:00 del 28 settembre alle 12:00 del 28 novembre 2026. Chi ha già un progetto di ammodernamento o una nuova linea produttiva pronto farebbe meglio a completare il dossier nelle prossime settimane: gli stanziamenti sono ripartiti per area e, trattandosi di una procedura a sportello con valutazione cronologica, le risorse di un’area possono esaurirsi prima della chiusura ufficiale del 28 novembre.
| DISCLAIMER Le informazioni contenute nel presente articolo hanno natura divulgativa e non costituiscono consulenza aziendale, legale o fiscale personalizzata. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un consulente d’impresa, un commercialista o all’ente gestore del bando o dell’incentivo (Camera di Commercio, Invitalia, Simest). Requisiti, scadenze e importi possono cambiare: verificare sempre la data di questo articolo e le fonti ufficiali più recenti. |
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