Azioni MPS e Intesa Sanpaolo osservate speciali dopo il no dell’assemblea degli azionisti al piano di Luigi Lovaglio. Ma lui non alza bandiera bianca.
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Massima attenzione alle azioni del Monte dei Paschi di Siena , così come a quelle di Intesa, dopo il no degli azionisti di MPS al piano di Luigi Lovaglio incentrato sulle due OPS
su Banco BPM e Banca Generali, promosse per difendere l’indipendenza di Rocca Salimbeni dall’OPAS di Ca’ de Sass.
Focus anche sui titoli di altre pedine coinvolte nel dossier MPS-Intesa Sanpaolo, ovvero su Unipol , BPER e Generali, quest’ultima identificata spesso dal mercato come il vero oggetto del desiderio di diversi attori del risiko bancario.
Oltre al risiko, va segnalato l’altro fattore che sta pesando sul trend delle azioni delle banche italiane, ovvero il contributo che il governo Meloni ha chiesto al settore bancario e assicurativo per finanziare la legge di bilancio 2027.
A fronte di un indice Ftse Mib di Piazza Affari che riporta un trend negativo, le azioni MPS perdono più dell’1%, scendendo a quota 10,792 euro. Giù anche Intesa Sanpaolo (-0,90%, a 5,909 euro), Banca Generali ( -0,66%, a 60,20 euro), Banco BPM (-1,05% a 13,605), BPER (-1,31% a 12,966 euro), Unipol (-0,63%, a 25,17 euro), Generali (-0,45% a 42,25 euro).
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Azionisti MPS bocciano il piano del Monte. No anche a proposta di fusione con Mediobanca
La bocciatura degli azionisti di MPS al piano di Lovaglio anti Intesa Sanpaolo è stata completa: l’assemblea ha rigettato, come auspicato dalla banca italiana guidata da Carlo Messina, anche la proposta di fusione per incorporazione con Mediobanca.
La maggioranza dei no è stata significativa, visto che i voti contrari sono stati pari al 63,65% del capitale presente in assemblea, a fronte di una percentuale di voti favorevoli pari al 32,91%. Non sono mancati, stando a quanto riportato da Radior, “i fischi dei piccoli azionisti presenti”. Sul no avrebbero inciso soprattutto gli investitori istituzionali.
Ancora più cocente è stata la sconfitta della strategia decisa da Lovaglio per ostacolare l’OPAS di Intesa Sanpaolo. L’assemblea ha votato infatti a stragrande maggioranza contro le due OPS sulle due banche Banco BPM e Banca Generali.
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OPS di MPS su Banco BPM e Banca Generali rifiutate da più del 90% del capitale presente
L’OPS promossa su Banco BPM è stata rigettata dal 91,1% del capitale presente, con i voti favorevoli che sono stati pari appena al 6,47% del capitale.
Il no ha trionfato anche sull’OPS su Banca Generali, stroncata dalla bocciatura del 90,9% del capitale presente. I voti favorevoli sono stati pari al 6,66% mentre gli astenuti hanno rappresentato il 2,4% del capitale presente.
Al termine dell’assemblea, Lovaglio non si è mostrato tuttavia sconfitto, rimanendo a testa alta. D’altronde, a fronte di un’assise a cui ha partecipato il 65,85% del capitale, il CEO aveva già messo in conto il rifiuto del suo piano.
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Lovaglio spiega perché ha perso la partita
Ai giornalisti che lo hanno interpellato sull’esito dell’assemblea, il manager ha spiegato il risultato con l’effetto del rilancio dell’OPAS da parte di Intesa Sanpaolo, avvenuto con l’aumento dell’offerta in contanti.
Proprio quel rilancio, che ha preso la forma di un ultimatum ai soci di MPS, ha cambiato secondo il banchiere l’orientamento dell’assemblea verso le due OPS.
Prima del rilancio, infatti, gli investitori istituzionali “erano orientati a farci giocare la partita”, ha ricordato, facendo così notare che i fondi avrebbero votato a favore delle sue offerte su Banca Generali e Banco BPM, in quanto il voto non avrebbe pregiudicato l’adesione all’offerta di Ca’ de Sass.
Lovaglio: nessuna sfiducia da parte degli azionisti. Che grazie alla sfida hanno 800 milioni in più
L’ultimatum di Intesa ha fatto cambiare idea, secondo il CEO di MPS, ai soci.
Lovaglio ha aggiunto anche di non ritenere di essere stato sfiduciato dagli azionisti del Monte, adducendone i motivi.
A suo avviso, se la maggioranza dei soci ha bocciato il suo piano, è stato solo per non perdere l’occasione rappresentata dall’OPAS di Intesa (che aveva puntualizzato che un eventuale sì al piano di Lovaglio avrebbe fatto decadere l’efficacia della sua offerta). Nessuna sfiducia nei suoi confronti.
Lovaglio ha anzi sottolineato che proprio grazie alla sfida tra le due banche - che a parer suo non si è affatto conclusa - gli azionisti del Monte otterranno “800 milioni in più” (riferendosi all’aumento della componente cash dell’offerta da parte di Intesa), aggiungendo che “noi abbiamo il dovere e non solo la volontà di valutare le operazioni che creano più valore per gli azionisti”, anche se la passivity rule “ci impedisce di parlare con altri per accordi industriali”.
Il banchiere ha poi ricordato la neutralità prevista del governo (il MEF non si è presentato infatti come previsto in assemblea), e i numeri che la sua gestione è riuscita a riportare.
Tra questi, la crescita della capitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena, che ha toccato 30 miliardi di euro. Ancora prima, durante l’assemblea, l’amministratore delegato si è rifiutato di definire il voto un verdetto sul futuro di MPS. “Non è il verdetto definitivo sul futuro di MPS”, ha sottolineato, contrariamente a chi ritiene che Intesa Sanpaolo abbia già vinto, ricordando che l’OPAS di Ca’ de Sass deve ottenere ancora il semaforo verde dell’Antitrust e che ci sono documenti che devono essere ancora firmati. L’offerta, di fatto, non è ancora partita, il che significa, secondo Lovaglio, che la partita è tutta da giocare.
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