Seduta a due facce per Ferrari. I conti del terzo trimestre sono usciti alle 12:30, con Piazza Affari aperta, e la prima reazione è stata di vendita: il titolo è sceso fino a 341,90 euro, il 4,75% sotto la chiusura di ieri (358,95 euro). Il calo è durato poco. Alle 13:14 le azioni valevano 362 euro, in rialzo dello 0,85%, mentre il FTSE MIB alla stessa ora perdeva lo 0,66%.
Diverso il copione di maggio, quando una trimestrale solida non era bastata a sostenere il titolo: a metà seduta le azioni cedevano circa l’1,75%.
Più ricavi con meno auto
Maranello cresce vendendo meno vetture. Nel trimestre sono state consegnate 3.368 unità, 33 in meno di un anno fa (-1%), e quasi tutto il calo viene dall’area che comprende Cina continentale, Hong Kong e Taiwan, dove le consegne sono scese a 143 da 248. EMEA (+38), resto dell’Asia-Pacifico (+29) e Americhe (+5) hanno compensato solo in parte.
Eppure i ricavi netti sono saliti del 7%, a 1.896 milioni di euro, e del 10% a cambi costanti.
La spiegazione sta in quello che c’è dentro ogni auto venduta. Il comunicato parla di un mix più ricco e di più personalizzazioni, e l’amministratore delegato Benedetto Vigna indica i due fattori che hanno pesato di più: le consegne della supercar F80 e le personalizzazioni, trainate dalla famiglia 296 Speciale. Queste ultime, dice, riflettono «il desiderio sempre più profondo dei nostri clienti di rendere ogni Ferrari unica». Nel frattempo la gamma cambia pelle: sono partite le consegne della 849 Testarossa Spider, mentre escono di produzione Roma Spider, 296 GTS e la famiglia SF90 XX.
I margini sono cresciuti più del fatturato. L’EBITDA ha raggiunto 753 milioni, pari al 39,7% dei ricavi (180 punti base in più rispetto al 37,9% di un anno fa), l’EBIT 563 milioni. Utile netto a 431 milioni (+13%), utile per azione diluito a 2,44 euro da 2,14.
A colpire è soprattutto la cassa. Il free cash flow industriale è salito del 43%, a 567 milioni, e ha riportato i conti in territorio positivo: a fine settembre la posizione finanziaria industriale segnava una cassa netta di 219 milioni, contro un debito netto di 131 milioni a fine giugno, e questo nonostante 173 milioni spesi in riacquisti di azioni proprie nel trimestre.
Gli analisti si aspettavano meno. Le stime raccolte da Investing.com indicavano un utile per azione di 2,32 euro e un EBITDA intorno ai 739 milioni; Newsquawk riportava un EPS atteso di 2,38 euro.
Guidance più alta, ma non abbastanza per tutti
Dopo il ritocco di luglio, Ferrari ha alzato di nuovo gli obiettivi per il 2026. I ricavi sono ora attesi a circa 7,65 miliardi (da 7,60), l’EBITDA adjusted ad almeno 3 miliardi con un margine non inferiore al 39,2%, l’EBIT adjusted ad almeno 2,285 miliardi e il free cash flow industriale fino a 1,65 miliardi, contro il precedente «almeno 1,55». Tre le ragioni citate: personalizzazioni più forti del previsto, un effetto cambi meno penalizzante al netto delle coperture e il secondo posto nel campionato di Formula 1. Le stime, precisa la società, si basano sulla visibilità attuale sugli effetti della crisi in Medio Oriente.
Il dato che ha deluso nei primi minuti è probabilmente l’utile per azione diluito adjusted, ora indicato ad almeno 9,85 euro da 9,68. Per Investing.com il consensus era a 9,86 euro, per Newsquawk a 9,93: un rialzo che sulla carta non va oltre quanto il mercato aveva già messo in conto.
Perché allora il titolo abbia recuperato così in fretta, nessuno lo ha spiegato ufficialmente. Una lettura plausibile è che, passato il primo impatto, gli investitori abbiano guardato alla qualità del trimestre, alla cassa e agli ordini. «Il nostro portafoglio ordini ora arriva fino al 2028 e abbiamo ancora due lanci in programma quest’anno», ha detto Vigna. A maggio la copertura arrivava al 2027.
Il quadro tecnico
Fra minimo e massimo di giornata ci sono oltre 21 euro. Nella discesa il titolo ha bucato il supporto di 344,40 euro, che coincide di fatto con la media mobile a 100 sedute (344,42), per poi riportarsi sopra quasi subito. Al rialzo il massimo di 363,50 euro si è fermato dentro la fascia di resistenza fra 361,60 e 364,25 euro; oltre quella zona il riferimento successivo è il massimo delle ultime 52 settimane, a 377,50 euro.
Il prossimo appuntamento è alle 15:00, con la conference call con gli analisti. Quanto alle valutazioni, a fine agosto Ferrari era il titolo del FTSE MIB con più raccomandazioni d’acquisto, ma con un margine contenuto rispetto al prezzo obiettivo medio. Tabelle e dettagli per area sono nel comunicato di Ferrari sui risultati del terzo trimestre.
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