Elezioni, ecco chi è rimasto con Renzi: senza Alfano e Pisapia può essere un vantaggio?

Elezioni politiche: dopo i passi indietro di Pisapia e Alfano, vediamo chi farà parte della coalizione del PD di Renzi. Senza i due leader la campagna elettorale sarà migliore?

Elezioni, ecco chi è rimasto con Renzi: senza Alfano e Pisapia può essere un vantaggio?

Matteo Renzi rimane più solo ma in fondo questo potrebbe non essere un dramma. Le decisioni in pratica contemporanee di Giuliano Pisapia e di Angelino Alfano di non candidarsi alle elezioni politiche 2018, a prima vista potrebbero sembrare indicatori di un indebolimento della coalizione di centrosinistra.

Renzi invece in un colpo solo si è liberato di un personaggio “ingombrante” come Alfano e di uno “scomodo” per i continui veti come Pisapia. L’ex premier quindi ora potrebbe avere le mani maggiormente libere nell’impostare la campagna elettorale del Partito Democratico visto che, sondaggi alla mano, non sarebbero neanche così tanti i voti che in questo primo momento verrebbero meno.

Renzi perde pezzi

La tanto chiacchierata sponda destra e l’altrettanto discussa sponda sinistra sono cadute in un colpo solo. Il Partito Democratico già orfano di Liberi e Uguali deve registrare quindi i passi indietro di Giuliano Pisapia e Angelino Alfano.

Due decisioni queste che da tempo erano comunque nell’aria visto che i progetti intrapresi dai due leader appena pochi mesi fa hanno stentato a decollare. Le idee di riunire uno i centristi e l’altro di rifare un nuovo Ulivo sono in pratica tramontate prima ancora di essere partite.

Giuliano Pisapia dopo aver rinunciato a un secondo mandato come sindaco di Milano ha creato Campo Progressista, iniziando una lunga serie di incontri per fare come da paciere nel tumultuoso centrosinistra italiano.

Alla fine è riuscito a portare dalla sua parlamentari e pezzi della società civile. Quando però si è dovuto scegliere da che parte stare alle elezioni CP è andato in crisi. Dopo la rottura con gli scissionisti, l’ex sindaco ha preso atto anche che nel PD non c’è poi così tanta voglia di cambiare linea programmatica e di rinnegare quello fatto in questi ultimi anni di governo.

Dopo settimane di titubanza, Giuliano Pisapia ha deciso di non presentarsi alle prossime elezioni con Campo Progressista che si è spaccato di conseguenza: Tabacci e i prodiani si uniranno alla coalizione del Partito Democratico mentre gli ex SeL andranno con Pietro Grasso.

Situazione questa praticamente identica a quella di Alternativa Popolare. Angelino Alfano a inizio anno aveva sciolto NCD con un chiaro intento: togliersi quella dicitura di “destra” per così tentare di unire i tanti partitini e movimenti centristi.

L’obiettivo era quello di andare alle elezioni da soli puntando a superare la soglia del 3%, per poi mettersi in gioco nel gran ballo delle larghe intese. Peccato però che la debacle alle elezioni in Sicilia e i pessimi sondaggi abbiano fatto maturare l’idea che questo piano fosse non realizzabile.

Il coalizzarsi quindi è diventata una scelta obbligata. Il problema però che nel rampante centrodestra Salvini abbia posto un bel veto sul ritorno di Alfano. Anche molti elettori del PD poi non vedono di buon occhio il ministro.

Diventato scomodo per tutti e impossibilitato ad andare da solo, ecco la decisione del passo indietro. Anche Alternativa Popolare quindi ora si scinderà: Formigoni e Costa con il centrodestra, Cicchitto e Lorenzin con il centrosinistra.

Per il PD è meglio così?

Vista la legge elettorale e le ultime scelte di Alfano e Pisapia, alla fine la coalizione di centrosinistra dovrebbe essere composta dal Partito Democratico e da due liste, una centrista l’altra progressista.

La prima lista dovrebbe mettere insieme quel che resta di Alternativa Popolare, con il ministro Beatrice Lorenzin in testa, i centristi che fanno capo a Pier Ferdinando Casini, quelli che seguono invece l’altro ministro Carlo Calenda, il Centro Democratico di Bruno Tabacci e Scelta Civica.

La seconda lista poi dovrebbe comprendere i prodiani assieme ad altri reduci di Campo Progressista, i Verdi, il Partito Socialista e i Radicali. Gli altoatesini di SVP poi andranno da soli ma sempre in coalizione, forti del largo consenso di cui godono nella loro regione.

Per gli altri sarà vitale raggiungere il 3%: solo superando tale soglia una lista può accedere alla ripartizione proporzionale dei seggi. In pratica se il PD prende il 25%, i centristi il 2,5% e i progressisti il 3%, la lista di Casini e Calenda non eleggerebbe nessun parlamentare e la propria percentuale verrebbe ripartita in maniera proporzionale tra Partito Democratico e la lista progressista.

Senza Alfano e Pisapia senza dubbio il centrosinistra perde alcuni voti ma neanche così tanti. Con ogni probabilità, molte più preferenze sarebbero venute a mancare a Renzi in caso di presenza del ministro degli Esteri.

La rigidità su alcuni temi dell’ex sindaco di Milano poi avrebbe potuto portare ad alcune frizioni che potevano dare la percezione di una coalizione tumultuosa e, anche questo, sarebbe stato un danno.

Matteo Renzi ora ha le mani libere senza più alleati scomodi. Con una buona campagna elettorale e l’idea di una coalizione coesa questi voti ora persi potrebbero essere più che recuperati anche se, visto che ora tutto è incentrato sulla sua persona, in caso di fallimento l’ex premier non avrebbe scusanti e sarebbe senza dubbio una disfatta personale di cui prendere atto.

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