Cedola oggi o rendimento in futuro? I dividendi di Piazza Affari di oggi 22 giugno offrono uno scorcio su due modi opposti di investire in azioni. Acea paga il 5,39%, Enav il 5,30%, Iren il 5,21%. Leonardo invece si ferma all’1,21%. Stm, addirittura, allo 0,14%. Eppure è il titolo che da gennaio ha reso oltre il 200% a chi lo aveva già in portafoglio.
Il FTSE Mib, nello stesso periodo, è salito del 16%. Tra i tre yield più ricchi di oggi, solo Enav ha tenuto il passo dell’indice, con un +10%. Acea e Iren no: -5,15% e -3,75% da inizio anno. Un gap di oltre 20 punti percentuali rispetto all’indice, pagato solo in parte con la cedola di oggi.
Il FTSE Mib ha aperto oggi a 52.789 punti, dopo aver toccato il massimo storico di chiusura (52.984 punti) venerdì scorso. Con l’indice su questi livelli, come distinguere chi ha ancora margine per salire da chi è a fine corsa? Partiamo dai numeri e vediamo i dividendi di oggi 22 giugno, in ordine di rendimento del dividendo:
| Società | Paniere | Dividendo | Valuta | Dividend Yield | Tipo dividendo |
|---|---|---|---|---|---|
| Acea | Mid Cap | 1,20 | EUR | 5,39% | Cedola unica annua (0,95 ordinaria + 0,25 straordinaria) |
| Enav | Mid Cap | 0,29 | EUR | 5,30% | Cedola unica annua |
| Iren | Mid Cap | 0,1386 | EUR | 5,21% | Cedola unica annua |
| Powersoft | FTSE Italia Growth | 0,78 | EUR | 4,33% | Cedola unica annua |
| Hera | FTSE Mib | 0,16 | EUR | 4,26% | Cedola unica annua |
| Poste Italiane | FTSE Mib | 0,85 | EUR | 2,95% | Saldo (dividendo 2025 totale 1,25 euro) |
| Snam | FTSE Mib | 0,1813 | EUR | 2,86% | Cedola unica annua |
| Tamburi Investment Partners | Mid Cap | 0,26 | EUR | 2,80% | Cedola unica annua |
| Terna | FTSE Mib | 0,277 | EUR | 2,71% | Cedola unica annua |
| OVS | Mid Cap | 0,14 | EUR | 2,20% | Cedola unica annua |
| Leonardo | FTSE Mib | 0,63 | EUR | 1,21% | Cedola unica annua |
| Carel Industries | Mid Cap | 0,195 | EUR | 0,65% | Cedola unica annua |
| STMicroelectronics | FTSE Mib | 0,09 | USD | 0,14% | Prima tranche trimestrale (dividendo 2025 totale 0,36 USD) |
Per rispondere alla domanda, abbiamo analizzato i fondamentali e le previsioni degli analisti e solo tre titoli superano la verifica.
Leonardo
Leonardo paga oggi una cedola di 0,63 euro per azione, in crescita dal 0,52 dello scorso anno. Ma non è il rendimento del dividendo a far gola a chi investe sul titolo. Molti analisti continuano a rivedere al rialzo i target a 12 mesi. La scorsa settimana Kepler Cheuvreux, ha assegnato un rating buy con fair value a 75 euro, con aggiornamento legato alle previsioni sul secondo trimestre e all’inclusione di Iveco Defence nel perimetro.
È un target ben sopra la media del consensus degli ultimi mesi, fissato tra 60 e 70 euro, su un titolo che il mercato continua a valutare con il backlog in crescita a doppia cifra e la spesa militare europea come driver strutturale. Il payout sotto il 30% lascia margine per continuare a reinvestire senza forzare la cedola. Rispetto ai prezzi attuali, l’upside potenziale è del 48%.
STM
Dopo la revisione della guidance sui ricavi dei data center, Equita, Ubs e Intermonte avevano già alzato i target di STM rispettivamente a 76, 80 e 70 euro. Kepler Cheuvreux ora fa il salto più vistoso: da 48 a 78 euro, con rating buy. Bank of America è la più aggressiva: passa da neutral a buy e porta il target da 71 a 86 euro.
STM fornisce microcontrollori, circuiti integrati fotonici e tecnologie di packaging avanzate per le infrastrutture AI: BofA stima che questo segmento passerà da 670 milioni di dollari di ricavi nel 2026 a 2,3 miliardi nel 2028. Il ciclo di investimenti nei satelliti in orbita bassa, secondo la banca, è appena iniziato e la guidance del management, 3 miliardi di ricavi cumulati nel periodo 2026-2028, sarebbe già “troppo prudente”.
BofA ritiene anche che le attuali stime sull’utile per azione siano basate su ipotesi di margine troppo pessimistiche e stima un EPS di 1,57 dollari per il 2026 (+43% sopra il consensus), 3,53 dollari per il 2027 (+43%) e 4,63 dollari per il 2028 (+30%). Il target a 86 euro implica un rialzo del 25% dai livelli attuali.
Poste Italiane
Poste Italiane non è solo un titolo da dividendo: il saldo di oggi da 0,85 euro, più l’acconto da 0,40 pagato a novembre, danno un dividend yield del 4,3% circa, mentre il titolo è salito di oltre il 200% in tre anni e del 30% da inizio 2026.
Cinque banche hanno alzato il target in sei settimane. Akros è partita da 26,5 euro l’8 maggio, dopo una trimestrale con ricavi record a 3,5 miliardi (+8%) ed Ebit adjusted a 905 milioni (+13,6%). Il 16 giugno ha alzato nuovamente a 32 euro. Berenberg è arrivata a 30,1 euro il 29 maggio, stimando sinergie sull’operazione Tim fino a 1 miliardo contro gli 0,7 miliardi di guidance ufficiale. Deutsche Bank ha portato il target a 29,1 euro il 10 giugno.
Oggi Poste tratta a 27,9 euro: tre target su quattro sono sotto, quindi un margine di upside reale c’è ancora, calcolabile in una forchetta tra il 4% e il 14,7% (rispetto all’ultimo target di Akros).
Quello che rende Poste un caso diverso è però un altro: la crescita potenziale del dividendo. Berenberg stima una cedola fino a 1,50 euro nel 2028 (payout al 77%, yield al 6,6%), ed Equita calcola un payout al 75% sull’utile ex-Tim con un rendimento sopra il 6,5% già nel 2027. Se queste stime si confermano, il dividendo di oggi (al 4,3%) è solo il punto di partenza di una traiettoria che nei prossimi due anni potrebbe quasi raddoppiare il rendimento.
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