Rider e lavoro tramite app, via libera definitivo al decreto che recepisce la direttiva UE: cosa cambia

Redazione Lavoro

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Presunzione di subordinazione, stop alle decisioni prese dal solo algoritmo e un ruolo nuovo per la contrattazione collettiva: ecco tutte le novità

Rider e lavoro tramite app, via libera definitivo al decreto che recepisce la direttiva UE: cosa cambia

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Il 28 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame definitivo lo schema di decreto legislativo che recepisce in Italia la direttiva (UE) 2024/2831, approvata il 23 ottobre 2024 e dedicata al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali. Secondo il governo, il testo tiene conto dei pareri del Garante per la protezione dei dati personali e delle osservazioni delle Commissioni parlamentari competenti.

L’iter era partito il 23 luglio, quando il Consiglio dei Ministri aveva approvato in esame preliminare la prima versione dello schema, su proposta della ministra del Lavoro Marina Calderone e in base alla delega dell’articolo 11 della legge 13 giugno 2025, n. 91. Da allora il testo è passato dalle Commissioni parlamentari di Camera e Senato e dal Garante privacy, che a settembre ha dato parere favorevole a condizione di alcuni correttivi, soprattutto per allineare le nuove regole al GDPR.

Una platea più ampia dei soli rider

I fattorini del food delivery sono il caso più noto, ma la direttiva, e quindi il decreto, si applica a tutte le piattaforme digitali che organizzano lavoro svolto in Italia, ovunque abbiano la sede legale. Sono coperti i lavoratori subordinati, gli autonomi e i collaboratori che operano tramite un’app che assegna compiti, orari o compensi. Restano fuori le piattaforme che si limitano a far incontrare domanda e offerta senza organizzare la prestazione, come gli annunci tra privati o i siti di affitto e rivendita.

La novità più rilevante, su cui il dibattito giuridico va avanti da anni, riguarda il modo in cui si stabilisce se un rapporto di lavoro tramite piattaforma sia in realtà subordinato. La direttiva introduce una presunzione legale relativa: quando emergono fatti che indicano direzione e controllo da parte della piattaforma, anche se esercitati attraverso un algoritmo, il rapporto si presume subordinato salvo prova contraria, e la prova contraria spetta alla piattaforma. Il testo europeo chiede che la presunzione sia «efficace», cioè che faciliti davvero l’accertamento della corretta posizione occupazionale senza aggiungere oneri probatori a carico di chi lavora. Secondo il dossier preparato per l’esame parlamentare dello schema, il meccanismo riprende e amplia una presunzione già introdotta in Italia per i rider. Per i rapporti in corso varrà solo per il periodo successivo al 2 dicembre 2026, data di scadenza del termine di recepimento: il decreto non ha effetto retroattivo.

Il secondo capitolo riguarda il controllo umano sulle decisioni degli algoritmi. Le decisioni più pesanti per chi lavora (limitare, sospendere o chiudere un account, oppure interrompere il rapporto) non potranno essere prese né restare in capo al solo sistema automatizzato: servirà una valutazione di una persona, o almeno la possibilità di un riesame umano. Le piattaforme dovranno anche garantire una sorveglianza umana sui sistemi che monitorano e valutano il lavoro, con verifiche periodiche insieme ai rappresentanti dei lavoratori. Chi lavora avrà diritto di sapere perché un sistema automatizzato ha preso una certa decisione nei suoi confronti e di chiederne il riesame a una persona, con tempi di risposta certi.

Rispetto alla bozza di luglio, la versione approvata in via definitiva conterrebbe un nuovo articolo 20, che assegnerebbe alla contrattazione collettiva un ruolo primario nel regolare le condizioni economiche e normative del lavoro tramite piattaforma e nell’attuare i diritti legati alla gestione algoritmica. Lo riporta la stampa specializzata che ha visionato il testo uscito dal Consiglio dei Ministri; il testo ufficiale dell’articolo sarà disponibile solo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’idea di affidare a sindacati e piattaforme il compito di tradurre i principi generali in regole operative è coerente con la direttiva, che in più punti rinvia al dialogo sociale. In tutto il decreto conterebbe 28 articoli, uno in più dei 27 della versione esaminata dal Parlamento nelle scorse settimane.

Tempi di risposta, dati e sanzioni

Alcune ricostruzioni di stampa sulla bozza esaminata dal governo nei giorni scorsi descrivono garanzie piuttosto dettagliate per lavoratori e piattaforme. La sospensione di un account per motivi di frode o di sicurezza non potrebbe superare le 72 ore. Una decisione automatizzata andrebbe spiegata per iscritto al lavoratore entro 15 giorni, e dovrebbe esserci un referente umano a cui chiedere il riesame, con risposta entro 14 giorni. Se la decisione risulta lesiva dei diritti del lavoratore, la piattaforma dovrebbe correggerla entro 14 giorni, altrimenti risponde del danno; in caso di licenziamento o cessazione del rapporto spetterebbe comunque a chi gestisce l’app dimostrare che non si tratta di una ritorsione. I tempi di spiegazione e riesame compaiono anche nel dossier parlamentare, quindi sono tra i dettagli più solidi fra quelli ancora da confermare.

Il decreto prevede poi una comunicazione periodica di dati al Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL). Le piattaforme dovrebbero trasmettere ogni sei mesi (ogni anno le piccole e medie imprese) il numero di persone che lavorano stabilmente, le ore, i redditi medi, le condizioni contrattuali e gli eventuali intermediari; le regole tecniche arriveranno con un successivo decreto ministeriale. Sulle sanzioni il ruolo centrale spetterebbe all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Le cronache sulla bozza parlano di importi fino a 30.000 euro, raddoppiabili nei casi più gravi, per chi non corregge un sistema automatizzato discriminatorio, mentre il dossier parlamentare indica soglie diverse per violazioni specifiche, dalla mancanza di canali di comunicazione interna alle ritorsioni contro i lavoratori. Gli importi definitivi andranno verificati sul testo pubblicato.

Cosa manca prima del 2 dicembre

Il decreto deve ancora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e al momento la pubblicazione non risulta. Solo con il testo definitivo si potranno verificare punto per punto le cifre e i termini circolati nelle ultime settimane e capire se, e quanto, il testo uscito dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre si discosta dalla bozza esaminata dal Parlamento. I tempi sono stretti: la direttiva fissa al 2 dicembre 2026 il termine per il recepimento, e da quella data scatterà anche la presunzione di subordinazione per i rapporti in corso. Entro allora le piattaforme che operano in Italia, comprese quelle con sede all’estero, dovranno adeguare contratti, sistemi di gestione algoritmica e procedure interne.

Il testo della direttiva è consultabile su EUR-Lex. Il primo passaggio dell’iter italiano, con la delega legislativa e l’esame preliminare del 23 luglio, è ricostruito nella pagina dedicata del Ministero del Lavoro.

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Finalmente un passo verso la disruption di un settore spesso dimenticato! Speriamo che queste nuove regole possano davvero migliorare le condizioni di lavoro per tutti, non solo per i rider! 🚀💼

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