Il 2024 è stato un anno complesso per le azioni del lusso europeo. Nonostante una crescita economica globale e un aumento della ricchezza globale, i titoli di giganti come LVMH, Kering e Moncler hanno registrato un netto calo.
I ricchi hanno smesso di essere ricchi? Oppure hanno smesso solo di comprare? In realtà nessuna delle due, i problemi per il comparto del lusso arrivano direttamente dall’oriente, Russia, ma in particolare Cina.
Il 2025 sarà l’anno della rinascita? Non è chiaro, però sembrano esserci buoni segnali all’orizzonte.
Perché il 2024 è stato un anno difficile per le azioni del lusso europeo
Nonostante l’economia globale mostri segni di crescita e i mercati azionari continuino a raggiungere nuovi record, le azioni del settore del lusso sono andate in controtendenza. L’ETF Amundi S&P Global Luxury UCITS, che rappresenta il settore del lusso nel suo complesso, è rimasto laterale. Grandi nomi come LVMH, con un calo del 22%, e Kering, sceso del 25%, sono stati particolarmente colpiti. Anche Moncler, noto per i suoi capi di lusso per climi freddi, ha subito un calo significativo del 15%.
Questo andamento sembra paradossale in un contesto economico positivo, specie se si considera l’incredibile risalita dei mercati occidentali.
Non è la ricchezza a mancare: i successi delle supercar e degli yacht di lusso
Il problema non è una carenza di denaro tra i consumatori più ricchi. Lo dimostrano le performance positive di aziende come Ferrari, le cui azioni sono cresciute del 12% nel corso del 2024. Basti pensare quindi al settore automobilistico, come il comparto «supercar» stia crescendo in borsa, sorretto persino in certi casi dal segmento EV, ad esempio marchi come Tesla, che nonostante tutte le turbolenze tecniche e finanziare, abbia registrato una crescita nel 2024 del 50%. Anche il settore navale italiano, rappresentato da aziende come Sanlorenzo, ha brillato, con una crescita del 15% in borsa. Questo risultato è stato trainato da una domanda robusta per yacht di lusso, specialmente nei mercati del Medio Oriente e degli Stati Uniti.
Questi esempi sottolineano che il lusso non è in crisi ovunque. I settori percepiti come resilienti e innovativi continuano ad attrarre consumatori e investitori, mentre il lusso tradizionale legato alla moda e agli accessori soffre maggiormente. Quindi qual è il reale motivo?
La Cina: il motore del lusso che si è inceppato
Il rallentamento del mercato cinese è stato il principale ostacolo per le aziende di lusso nel 2024. Dal 2012 al 2018, la Cina ha rappresentato oltre la metà della crescita globale della spesa per beni di lusso. Nel 2018, i consumatori cinesi contribuivano a circa un terzo delle vendite globali di beni di lusso mentre nel 2024, la crescita delle vendite al dettaglio in Cina si è stagnazione economica, risultando poso superiore allo 0%.
Il rallentamento è dovuto a diversi fattori: la crisi del settore immobiliare, che ha eroso la fiducia dei consumatori, e l’assenza di politiche economiche incisive per rilanciare i consumi. Nonostante un eccesso di risparmi accumulati durante gli anni della pandemia, i cinesi sono riluttanti a spendere per beni costosi, penalizzando le aziende di lusso.
Stimoli economici cinesi: il 2025 come anno della svolta?
Le autorità cinesi hanno cercato di affrontare la situazione annunciando un pacchetto di stimoli da $1,4 trilioni. Questo intervento prevede la ristrutturazione del debito delle amministrazioni locali, liberando risorse per investimenti futuri. Tuttavia, le misure presentate non includono azioni dirette per rilanciare il mercato immobiliare o stimolare i consumi, lasciando gli investitori perplessi.
Nonostante ciò, ci sono segnali di speranza. La Central Economic Work Conference di dicembre e il Congresso nazionale del popolo a marzo 2025 saranno momenti cruciali per valutare ulteriori politiche di rilancio. Se la Cina riuscirà a stabilizzare la fiducia dei consumatori e a incentivare la spesa, il settore del lusso potrebbe finalmente vedere una ripresa.
Analisi tecnica dell’Amundi S&P Global Luxury UCITS
Uno degli ETF considerati un punto di riferimento dal mercato per monitorare l’andamento del settore del lusso è l’Amundi S&P Global Luxury UCITS. Sebbene sia un ETF a replica sintetica, quindi privo di una detenzione fisica dei titoli del lusso globale tra le proprie holding, rappresenta comunque un indicatore significativo delle performance complessive del settore.
Dal punto di vista tecnico, l’ETF ha mantenuto un andamento laterale nel 2024, registrando una crescita compresa tra il 5% e l’8%. Questo risultato è stato trainato principalmente dalla forte esposizione a titoli del settore automobilistico di lusso, come Ferrari e persino Tesla (TSLA). L’RSI (Relative Strength Index) non si trova in una zona di ipervenduto, a differenza della maggior parte dei titoli legati al segmento della moda, che continuano a subire forti ribassi. Le maggiori capitalizzazioni dell’ETF legate al settore «alta moda» registrano in media perdite a doppia cifra.
Questa divergenza evidenzia come la crisi non riguardi il mercato del lusso nel suo complesso, né i consumi globali, ma sia concentrata prevalentemente nelle vendite in Oriente, un mercato chiave che sta attraversando una fase di contrazione economica.