Così l’iPhone pieghevole potrebbe essere la rovina delle azioni Apple

Tommaso Scarpellini

Commenta

Un lancio attesissimo, un’equazione che sembra perfetta e un precedente dimenticato da tutti. Quello che sta per succedere ad Apple potrebbe non essere quello che pensi.

Così l'iPhone pieghevole potrebbe essere la rovina delle azioni Apple

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Ogni anno, a settembre, si ripete lo stesso rituale. E l’investitore medio segue quasi sempre la stessa equazione: se il prodotto nuovo di Apple convince, aumenteranno gli ordini, poi il fatturato e, di conseguenza, quasi automaticamente, anche il prezzo delle azioni Apple. Ma questa formula, apparentemente perfetta, potrebbe nascondere una crepa che in pochi notano davvero, e che potrebbe cambiare la prospettiva su uno dei titoli più amati della storia recente di Wall Street.

Facciamo un passo indietro. Il primo iPhone, lanciato nel 2007, ha reso popolare la tecnologia touch screen anni dopo la sua introduzione tecnica, riuscendo dove altri avevano fallito prima di lui. Chi avesse deciso, ipoteticamente, di investire €1.000 in azioni Apple proprio in quel momento, oggi potrebbe ritrovarsi con una cifra che, secondo stime approssimative basate sull’andamento storico del titolo, potrebbe avvicinarsi ai €70.000, dividendi esclusi. Un numero che, va detto, resta puramente illustrativo e non rappresenta in alcun modo una previsione o una promessa di rendimento futuro. È un esercizio utile solo a comprendere l’ordine di grandezza di ciò che un’innovazione riuscita può generare nel tempo su un titolo azionario.

Apple sembra puntare sullo stesso schema con il suo primo telefono pieghevole: potrebbe replicare quel successo in un formato che, nonostante anni di sforzi da parte di Samsung e dei rivali cinesi come Huawei, è rimasto fino ad oggi un prodotto di nicchia, mai davvero decollato su larga scala.

E qui arriva la domanda scomoda: se altri vent’anni dovessero replicare lo stesso schema, quegli stessi €1.000 investiti oggi potrebbero, in teoria, trasformarsi in un’altra cifra importante fra due decenni. Ma attenzione: questo parallelismo potrebbe rivelarsi una trappola cognitiva, non una certezza matematica. Il passato, per quanto suggestivo, non fornisce alcuna garanzia sul futuro, e ragionare per analogie semplicistiche è probabilmente uno degli errori più comuni tra gli investitori retail.

Una novità che novità non è

Il concetto di smartphone pieghevole esiste da decenni, ma è al produttore cinese di display Royole che andrebbe attribuito il merito di aver lanciato per primo, nel 2018, un dispositivo di questo tipo: il FlexPai.

Apple, quindi, non starebbe entrando in un territorio vergine. Starebbe entrando in un mercato dove molti avrebbero già provato e molti avrebbero già fallito nel convincere il grande pubblico a cambiare abitudini d’uso. E la domanda che in tanti si pongono è legittima: se altri produttori hanno tentato la strada dei pieghevoli senza sfondare davvero, perché Apple dovrebbe riuscire dove altri non sono riusciti?

È il tipo di quesito che, se ignorato, potrebbe portare molti investitori a sopravvalutare le probabilità di successo di un prodotto solo perché a lanciarlo è un marchio storicamente vincente.

Il meccanismo nascosto delle aspettative

È qui che entra in gioco il vero rischio, quello che riguarda direttamente la Borsa.
Quando le aspettative del mercato su un titolo sono molto alte, come sembrano essere quelle costruite attorno al lancio pieghevole di Apple, il prezzo dell’azione tende ad anticipare quel successo prima ancora che si verifichi concretamente. Gli investitori, in sostanza, comprerebbero oggi un futuro che si aspettano domani, incorporando nel prezzo attuale una crescita che deve ancora dimostrarsi nei fatti.

Il problema si presenta nel momento in cui la realtà non dovesse allinearsi con quell’aspettativa. Se i numeri reali di vendita dovessero risultare inferiori a quanto il mercato aveva già prezzato, la reazione tipica non sarebbe una semplice stagnazione, ma un vero e proprio ribasso, spesso sproporzionato rispetto all’entità della delusione stessa. È il rovescio della medaglia di ogni rialzo costruito sull’ottimismo: più le attese salgono, più lo spazio per la delusione si allarga, e più violenta potrebbe essere la correzione successiva.

Questo meccanismo, noto tra gli analisti come effetto aspettative, spiegherebbe perché molte aziende tecnologicamente solide abbiano visto crollare il proprio titolo anche a fronte di risultati oggettivamente positivi, semplicemente perché «non abbastanza positivi» rispetto a quanto il mercato aveva già scontato. Non conta il risultato in sé, conta lo scarto rispetto a ciò che era stato promesso, o meglio, presunto.

Ha senso aspettarselo davvero?

Alcune stime di settore suggerirebbero che l’ingresso di Apple nella categoria dei pieghevoli potrebbe accelerarne la crescita complessiva: le spedizioni di smartphone pieghevoli potrebbero aumentare di quasi il 30% quest’anno, a fronte di un calo stimato di circa l’1,4% per gli smartphone tradizionali.

Sulla carta, quindi, il quadro sembrerebbe favorevole. Ma nella pratica, se queste attese non dovessero trovare conferma nei numeri reali, lo scenario potrebbe ribaltarsi rapidamente, trasformando l’entusiasmo iniziale in uno dei cali più discussi della storia recente del titolo. Il divario tra teoria e pratica, in finanza, è spesso il punto esatto in cui si generano le oscillazioni più brusche.

Un ultimo pensiero, senza allarmismi

Non è detto che tutto questo debba tradursi necessariamente in un problema per chi detiene o considera Apple in portafoglio. La storia dell’azienda ha già smentito più di uno scenario negativo, e potrebbe farlo di nuovo.

Quello che vale la pena fare, semmai, è guardare oltre l’entusiasmo del lancio di settembre, e chiedersi se il prezzo che il mercato sta già pagando oggi rifletta un successo che deve ancora dimostrarsi, o una certezza che, a conti fatti, forse non esiste ancora. Come sempre, la differenza tra un investimento consapevole e uno impulsivo sta proprio in questa domanda, semplice quanto scomoda.

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su