Cosa è successo a Stefano Cucchi: verità svelata da Francesco Tedesco

Cosa è successo veramente a Stefano Cucchi? Ecco la storia del processo e la confessione del carabiniere Francesco Tedesco che inguaia i colleghi.

Cosa è successo a Stefano Cucchi: verità svelata da Francesco Tedesco

Il muro è crollato”. A quasi nove anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi, così la sorella Ilaria che da sempre si batte alla ricerca della verità ha commentato l’ammissione del carabiniere Francesco Toscano, che ha parlato di un pestaggio perpetrato dai colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo.

Tutti e tre sono imputati con l’accusa di omicidio preterintenzionale, ma per la prima volta il carabiniere in un interrogatorio dello scorso luglio ha raccontato la sua versione dei fatti incolpando i due colleghi. Ma cosa è veramente successo allora a Stefano Cucchi?

La morte di Stefano Cucchi

La notte del 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri in quanto sospettato di aver ceduto della droga a un acquirente: durante la perquisizione, gli vengono trovate alcune dosi di hashish e cocaina.

Viene così decisa la custodia cautelare e il fermo in caserma. Con un peso di 42 chili per 1,62 metri di altezza, quando arriva non presenta segni di trauma. Il giorno dopo però quando si tiene l’udienza preliminare mostra evidenti ematomi in volto e ha difficoltà a camminare.

Il giudice convalida il fermo e Cucchi così nonostante la sua precaria situazione di salute, era anche epilettico, viene portato a Regina Coeli aspettando il processo che si sarebbe dovuto tenere dopo un mese.

Le condizioni di salute del ragazzo però peggiorano e viene visitato al Fatebenefratelli. Qui vengono riscontrate la frattura della mascella, due fratture alla colonna vertebrale, un’emorragia alla vescica e diverse lesioni ed ecchimosi in varie parti del corpo.

Viene chiesto il ricovero ma Cucchi non dà il consenso. Le sue condizioni però peggiorano fino alla morte avvenuta il 22 ottobre all’ospedale Sandro Pertini. Impossibilitati a vedere il ragazzo durante questo periodo, i familiari apprendono del decesso quando da loro si presenta un ufficiale giudiziario.

I processi

Quello che poteva sembrare un comune caso di cronaca nera infiamma di colpo l’opinione pubblica quando, per cercare di confutare quelle che per loro erano le false cause attribuite al decesso, i familiari diffondo le foto di Stefano Cucchi scattate in obitorio.

Diversi detenuti parlarono di aver avuto testimonianza da parte del giovane di essere stato picchiato, mentre uno affermò di aver visto personalmente gli agenti di polizia penitenziaria picchiare Cucchi con violenza.

Le prime indagine indicano come causa della morte la non assistenza medica su una marcata ipoglicemia, in presenza di traumi diffusi pur non lesivi da causarne la morte. In seguito i periti parlarono di morte a causa di mancate cure mediche e per grave carenza di cibo e liquidi, con le lesioni che potevano essere causate da un pestaggio o da una caduta.

Vengono rinviati a giudizio alcuni agenti di polizia penitenziaria accusati di lesioni e abuso di autorità (la Procura aveva ipotizzato omicidio preterintenzionale) e dei medici del Pertini per abbandono di incapace, falso ideologico e abuso d’ufficio (era stato chiesto l’omicidio colposo).

In primo grado vengono condannati soltanto quattro medici per falso ideologico, mentre il 31 ottobre 2014 la Cassazione invece assolve tutti gli imputati. La Cassazione però dispone un nuovo processo per cinque medici, ma il 18 luglio 2016 l’appello-bis assolve di nuovo tutti in quanto “il fatto non sussiste”.

L’insistenza della sorella Ilaria porta la Procura di Roma ad aprire un nuovo fascicolo sul caso. Nello specifico le indagini si concentrano sui carabinieri presenti nella caserma del fermo e in quella dove Stefano Cucchi è rimasto in camera di sicurezza durante la notte in attesa della prima udienza per direttissima.

Determinante è stata la testimonianza di un appuntato dei carabinieri, Riccardo Casamassima, che dichiarò come il maresciallo Roberto Mandolini gli aveva parlato di “un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato”.

Nel gennaio 2017 si concludono le indagini, con tre carabinieri rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale e abuso d’ufficio. Sono Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, che avrebbero procurato al ragazzo delle lesioni diventate poi mortali a causa del comportamento omissivo dei medici.

Francesco Tedesco insieme al collega Vincenzo Nicolardi e al maresciallo Roberto Mandolini, sono accusati anche di falso e calunnia per aver testimoniato il falso e per aver omesso i nomi di Raffaele d’Alessandro e Alessio Di Bernardo nel verbale d’arresto. A luglio 2017 i cinque sono stati rinviati a giudizio.

L’ammissione di Francesco Tedesco

L’autentico colpo di scena arriva l’11 ottobre 2018. In un interrogatorio che si è svolto a luglio, il carabiniere Francesco Tedesco ha ammesso di essere stato presente al pestaggio ma non di avere partecipato, incolpando a riguardo i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.

Fu un’azione combinata - ha raccontato Tedesco agli inquirenti- Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra”.

Il carabiniere quindi ha affermato di aver cercato di fermare i due colleghi, segnalando poi il tutto dopo aver saputo della morte di Cucchi in una notazione di servizio che però adesso risulta sparita. A riguardo, Tedesco lo scorso giugno ha presentato una denuncia.

Secondo la ricostruzione dell’imputato, questo è quello che sarebbe successo a Stefano Cucchi: il ragazzo è stato picchiato da Di Bernardo e D’Alessandro, con sia Mandolini che Nicolardi che erano a conoscenza dell’accaduto. Tedesco poi sarebbe stato costretto al silenzio contro la sua volontà.

Il processo è attualmente in corso, ma la deposizione di Francesco Tedesco potrebbe rappresentare una svolta per la morte di Stefano Cucchi, una vicenda che dall’ottobre del 2009 aspetta di conoscere la sua verità.

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