Contenuti AI, arriva lo standard di tracciamento SPUR. OpenAI e Google invitate nel comitato

Pasquale Conte

02/10/2026

Gli editori lanciano il nuovo standard SPUR per monitorare quanto l’AI legga e attinga dagli articoli online. E ora anche OpenAI e Google sono invitate.

Contenuti AI, arriva lo standard di tracciamento SPUR. OpenAI e Google invitate nel comitato

Al giorno d’oggi, sapere se un’AI ha recuperato un articolo pubblicato su un sito web, lo ha utilizzato per costruire una risposta oppure lo ha semplicemente citato è quasi impossibile. Questo è uno dei grandi problemi del mondo dell’editoria online, motivo per cui una coalizione di testate si è riunita per tentare di cambiare le cose. Nasce così SPUR, sigla che indica Standards for Publisher Usage Rights. La prima versione dello standard è stata ufficialmente pubblicata.

Tra gli altri, ne fanno parte Guardian, Financial Times, BBC, Sky, Times of London, Mediahuis e AP, per un totale di oltre 30 editori e 6 affiliati. Ora però, il prossimo passo da compiere è coinvolgere direttamente chi gestisce i chatbot di AI. Sono già stati invitati OpenAI, Anthropic, Google, Meta e Microsoft, per un comitato consultivo volto a migliorare la situazione. Per ora, nessuna adesione è stata ancora resa pubblica.

Come funziona lo standard SPUR

Lo standard SPUR definisce 5 eventi che accompagnano un contenuto all’interno di un sistema di intelligenza artificiale. Ossia il recupero, l’utilizzo come base della risposta, la citazione, la visualizzazione e l’interazione. Gli eventi dovrebbero venire inviati in tempo reale a un indirizzo scelto dal proprietario del contenuto.

Rispetto alla prima bozza pubblicata a giugno, la nuova versione 1.0 supporta anche i contenuti multimediali. A detta di Alex Springer, il responsabile tecnico di SPUR, dati coerenti su recuperi e citazioni potrebbero diventare il punto di partenza per poter negoziare delle licenze.

E c’è anche un argomento difensivo. Ottenere contenuti con crediti gratuiti è semplice, mentre richiedere una licenza impiega molto più tempo. Rimandare dati agli editori, inoltre, potrebbe convincere i chatbot a non bloccare i bot per impostazione predefinita.

Cosa potrebbe frenare SPUR

C’è però un nodo da risolvere, per far sì che SPUR entri realmente in vigore e risulti efficace. Lo standard è volontario e può definire come misurare l’uso di questa metrica. Non può però costringere le aziende AI a fornire questi dati. Springer sostiene che nei sistemi di Google e Microsoft già oggi stiano comparendo eventi di recupero e grounding.

Google ha risposto di dialogare spesso con SPUR e altre associazioni. Le altre aziende, invece, non si sono ancora espresse a riguardo. Restano anche dei dubbi tecnici. Un analista, dopo aver analizzato la bozza, ha sottolineato come grounding e citazioni sono dichiarati dall’agente stesso, e potrebbe essere così anche per chi deve pagare.

Intanto, il 15 ottobre un comitato tecnico lavorerà su audit e verifica dei segnali, mentre il comitato consultivo dovrebbe riunirsi nel corso del mese per capire in che modo portare avanti la causa e renderla un aiuto reale nei confronti degli editori.