La minaccia dell’inflazione non molla la presa, tanto nelle economie occidentali quanto nelle economie emergenti. I prezzi delle materie energetiche continuano a salire e non è una bella notizia, dato che sono tra le cause di shock da offerta. Petrolio e gas sono tra i primi input di ogni funzione di produzione, per cui se i loro prezzi salgono a cascata salgono quelli dei beni e servizi finali. È matematica, anzi, è macroeconomia pura spiegata in termini semplici.
È in questo framework di eventi che gli operatori già scontano i prossimi rialzi dei tassi delle banche Centrali, adeguando gli yield. Mentre le nuove emissioni saranno più generose nei loro tassi nominali annui, mentre quelle già in circolo ne adeguano i corsi. Tra questi, ecco la cedola del 5,25% e il prezzo a 99,92 per questo titolo di Stato in euro in scadenza nel 2032.
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Quanto rendono i titoli di Stato a 6 anni di vita residua?
Iniziamo dando una rapida panoramica dei rendimenti attuali sulla durata residua a 6 anni. In verità, una volta fissato l’orizzonte temporale poi il grosso si gioca sul rating emittente. Più è solido o percepito come tale dal mercato, meno paga in termini di rendimenti effettivi a scadenza e viceversa.
Partiamo dai bond MEF, dove lo spread tra BTP e BUND tedesco è in questi giorni in area 80-85 punti base, mentre gli yield sono saliti in media di mezzo punto rispetto ai primi di agosto. Alla chiusura delle contrattazioni di mercoledì 9 i rendimenti effettivi a scadenza dei BTP a 5 e 6 anni sono, nell’ordine, a 3,702% e a 3,844% (fonte: Investing).
Andando oltre, ma restando sempre nell’Eurozona, incontriamo sul 6Y il 3,222% della Germania, il 3,364% dell’Austria, il 3,456% della Spagna e il 3,778% della Francia.
Fuori dall’UEM poi spiccano i ritorni esigui a 0,419% della Svizzera e il 4,906% della Gran Bretagna. Si tratta di emissioni denominate nelle rispettive valute legali, e che tradiscono, rispettivamente, la ferrea solidità in un caso e la fase di forti tensioni sui Gilt dall’altro.
Oltreoceano le cose non vanno meglio, dove i Treasury Note (T-Note) negli States rendono intorno al 4,65% sull’orizzonte a 6 anni. Detta in termini spicci, oggi indebitarsi sui mercati costa di più per gli Stati, ponendo seri dubbi per tutti gli investitori: i bond sono sempre e comunque sicuri?
I rendimenti dei bond rumeni
Altrettanto male se la passano i prestiti obbligazionari emessi dalla Repubblica di Romania, tra i quali non è raro incontrare emissioni denominate in euro. La circostanza è tra i pochi punti di forza, dato che intanto non espongono ai rischi valutari come potrebbe avvenire con i Gilt e i T-Note, per esempio. Poi godono di elevati rendimenti rispetto alla media di mercato, anche su scadenze corte o medie. Alcuni esempi: il Romania Tf 2,875% Mg28 Eur rende il 3,64%, mentre Romania Tf 3,624% Mg30 Eur il 4,47% e il Romania Fx 5,625% Feb36 Eur il 5,97%.
Sugli stessi orizzonti temporali i titoli MEF rendono decisamente meno, ma espongono anche a minori rischi di mercato e di controparte. I bond della Romania non hanno alle spalle una banca forte come la BCE, né un’economia capace di generare surplus di bilancia valutaria e commerciale. Tradotto, importa più di quanto esporta e perde più riserve di valute estere pregiate (tra cui l’euro) rispetto a quelle che incassa. È un debitore malconcio, peraltro caratterizzato da instabilità politica, inflazione e deficit di bilancio elevati e politiche fiscali che arrancano a tenere i conti in ordine.
Il Romania Fx 5,25% May32 Eur
Tra i vari, analizziamo un bond a medio termine come può esserlo il Romania Fx 5,25% May32 Eur in scadenza il 30 maggio ’32, tra 5,72 anni. Il titolo è quotato in euro, ha identificativo ISIN XS2829209720 ed è quotato sul MOT di Borsa Italiana. A dispetto di altri strumenti similari, i volumi non sono irrisori ma discretamente sufficienti, malgrado il modesto flottante di 1,842 mld di €. I contratti giornalieri nell’ultimo mese sono stati tra i 10 e i 20, con controvalori tra i 200 e i 600mila €.
Il tasso cedolare, pagato su base annuale, è del 5,25% del valore facciale del prestito sottoscritto, ossia 52,50 € annui lordi a titolo. Il taglio minimo è di 1.000 € nominali, con l’aliquota del 12,50% su interessi ed eventuali plusvalenze da capital gain.
A dar manforte al bond ci pensa l’attuale quotazione a 99,92, prezzo di chiusura di mercoledì 9 settembre. Ai corsi attuali siamo su un effettivo del 5,2% annuo lordo, il 4,54% netto (dati: Borsa Italiana) per uno scarso 30% lordo da qui al termine.
Cedola del 5,25% e prezzo a 99,92 per questo titolo di Stato in euro in scadenza nel 2032
Le potenzialità del titolo sono ben evidenti e poggiano sul ricco yield. Per chi ha BTP a media scadenza o è sul reddito fisso a rendimenti scadenti, il Romania Fx 5,25% May32 Eur potrebbe dare sostegno al rendimento medio del portafoglio. Certo, l’importante è approcciarvi con moderazione, perché i rischi associati non mancano.
In alternativa pensiamo a una possibile futura rivendita anticipata, magari in area 105 come a febbraio scorso quando segnò il massimo 2026 a 104,86. Di contro, a maggio ’25 segnò un minimo poco sotto 92 centesimi, mentre quello 2026 è stato a 97,64. La duration modificata è del 4,78% per cui per almeno un altro biennio bisogna attendersi valutazioni mobili sul mercato secondario.
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