Catturano la CO₂ e la nascondono sotto il mare. Il nuovo progetto EU

Emanuela Ceccarelli

13 Settembre 2026 - 15:51

Nei Paesi Bassi è stato inaugurato un impianto che cattura fino a 800.000 tonnellate di CO₂ l’anno e le trasporta in Norvegia per lo stoccaggio sotto il Mare del Nord.

Catturano la CO₂ e la nascondono sotto il mare. Il nuovo progetto EU

Nei Paesi Bassi è entrato in funzione un nuovo impianto per la cattura della CO2 capace di estrarla direttamente dalle ciminiere industriali per trasformarla in un fluido ad alta pressione e spedirla a centinaia di chilometri fino a un deposito sotto il fondale marino.

Si tratta del più grande impianto europeo dedicato alla cattura e allo stoccaggio del carbonio, segnando una tappa cruciale nella corsa del continente verso la neutralità climatica. L’operazione offre infatti al settore manifatturiero pesante una nuova strada per ridurre la propria impronta ecologia, intervenendo direttamente sulle emissioni generate durante i processi produttivi.

Come funziona il nuovo impianto per catturale la CO2?

Il progetto si trova a Sluiskil, nella provincia olandese della Zelanda, all’interno dello stabilimento di Yara dedicato alla produzione di ammoniaca e fertilizzanti, tra i processi industriali in assoluto più pesanti e climalteranti in termini di emissioni di anidride carbonica.

Qui la CO2 viene separata durante il processo industriale, quindi compressa e liquefatta. Una volta assunta questa forma può essere temporaneamente conservata nell’impianto prima di essere trasferita alle navi di Northern Lights, la società incaricata del trasporto e dello stoccaggio.

Le navi trasportano l’anidride carbonica liquefatta dalla costa olandese fino a Øygarden, sulla costa occidentale della Norvegia. La CO2 viene quindi trasferita in strutture di stoccaggio a terra e successivamente convogliata attraverso una condotta verso il sito offshore. Il gas viene qui iniettato in una formazione geologica salina situata a circa 2.600 metri sotto il fondale marino, dove può rimanere immagazzinato permanentemente.

Quanta CO2 verrà nascosta sotto il mare?

Una volta raggiunta la capacità prevista, l’impianto di Sluiskil potrà catturare fino a 800.000 tonnellate di CO2 ogni anno. Yara prevede di mantenere l’attività per almeno 15 anni, arrivando quindi a circa 12 milioni di tonnellate di anidride carbonica catturate e e stoccate. Sulla base dei dati utilizzati dall’azienda, il quantitativo annuale corrisponderebbe a circa lo 0,5% delle emissioni complessive dei Paesi Bassi. Come abbiamo visto lo stabilimento di Yara dispone di serbatoi per lo stoccaggio dell’anidride carbonica liquefatta, i trasferimenti via mare dovrebbero quindi avvenire con una frequenza di circa due spedizioni alla settimana.

Perché la CO2 viene trasportata in Norvegia?

La decisione di trasportare l’anidride carbonica catturata a Yara fino alla Norvegia potrebbe risultare controintuitiva. Tuttavia, la località è stata scelta per la disponibilità, sotto il fondale norvegese, di formazioni geologiche adatte allo stoccaggio permanente della CO2. Questa, dopo essere arrivata a Øygarden, viene trasferita attraverso una condotta verso il sito offshore e iniettata a circa 2.600 metri di profondità.

Attualmente il progetto Yara-Northern Lights è la prima catena transfrontaliera completa per cattura, trasporto e stoccaggio della CO2 operativa su scala industriale.

La CCS potrebbe aiutare l’industria più difficile da decarbonizzare

Il progetto di CCS (cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica) è nato dalla necessità di intervenire sulle emissioni nei settori in cui sostituire completamente i processi industriali esistenti è particolarmente complicato.

La produzione di ammoniaca, per esempio, genera CO2 come parte stessa del processo produttivo. Yara ritiene quindi che proprio la presenza di anidride carbonica ad alta purezza e l’esperienza maturata nella sua gestione rendano questo settore particolarmente adatto alla cattura e allo stoccaggio.

La tecnologia viene presa in considerazione anche per altri comparti industriali ad alte emissioni, come il cemento, i prodotti chimici e la gestione dei rifiuti. L’Unione Europea punta infatti a utilizzare la CCS come uno degli strumenti per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050, soprattutto nei processi per i quali oggi non esistono alternative a basse emissioni facilmente applicabili.

La CCS riapre il dibattito sulla cattura del carbonio

La CCS negli ultimi anni ha incontrato diversi ostacoli in Europa, derivanti soprattutto dai costi e dalla sostenibilità economica, ma anche dalle preoccupazioni espresse da alcune associazioni ambientaliste e governi.

Una delle principali obiezioni riguarda il rischio che la cattura della CO2 possa essere utilizzata per prolungare la produzione basata sui combustibili fossi, senza favorire al contempo lo sviluppo di alternative meno inquinanti.

Il progetto di Sluiskil rappresenta quindi un’importante applicazione su scala industriale, che permetterà di valutare anche la possibilità di estendere questo modello ad altri impianti industriali europei.