Banche, energia o utilities. Quale settore di Piazza Affari può fare meglio entro gennaio 2027?

Gerardo Marciano

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Tre settori chiave di Piazza Affari, andamenti molto diversi e un trimestre ancora tutto da giocare. Cosa emerge dall’analisi delle statistiche storiche e delle prospettive fino a gennaio 2027.

Banche, energia o utilities. Quale settore di Piazza Affari può fare meglio entro gennaio 2027?

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Banche, energia e utilities arrivano agli ultimi mesi del 2026 con andamenti molto diversi. Nell’ultimo anno il settore energetico ha guadagnato oltre il 57%, le banche hanno attraversato una correzione estiva e le società dei servizi pubblici si sono mosse in un corridoio più stretto. Da qui siamo partiti per capire quale dei tre comparti potrebbe fare meglio entro gennaio 2027.

Per valutare le prospettive abbiamo confrontato i rendimenti giornalieri dei rispettivi indici FTSE Italia dal giugno 2009 al 29 ottobre 2026, utilizzando un modello statistico basato sull’andamento dei prezzi e uno stagionale, costruito sulle performance registrate negli stessi mesi degli anni precedenti.

Un vincitore netto non c’è. Le banche hanno dalla loro la stagionalità, l’energia la forza relativa, ma le previsioni sui rendimenti del trimestre restano molto vicine tra loro e, alla prova dei dati storici, i modelli faticano a battere una semplice previsione neutrale.

Energia in rialzo del 57,33% in un anno, banche in correzione nell’ultimo trimestre

L’indice FTSE Italia Oil & Gas ha guadagnato il 57,33% nelle ultime 252 sedute e il 10,68% negli ultimi tre mesi. Un rendimento annuale che si colloca intorno al 98° percentile della sua distribuzione storica e che dice molto sulla forza del comparto, anche se nulla sulla durata del rialzo.

Il FTSE Italia All-Share Banks conserva un progresso del 14,80% nell’ultimo anno, ma negli ultimi tre mesi ha lasciato sul terreno il 10,79%, una correzione robusta dentro una tendenza di lungo periodo che resta positiva.

Più tranquillo il cammino delle utilities, che hanno guadagnato il 3,96% nell’ultimo anno e perso il 5,17% nell’ultimo trimestre. Nelle ultime 63 sedute la loro volatilità annualizzata è stata del 15,16%, contro il 18,48% dell’energia e il 21,91% delle banche.

Da novembre a gennaio, le banche in rialzo in 12 periodi su 17

Nei 17 periodi compresi tra la fine di ottobre e la fine di gennaio, dal 2009-2010 al 2025-2026, il settore bancario ha registrato un rendimento medio del 5,97% e una mediana del 7,17%, con 12 trimestri positivi su 17. L’energia si è fermata a una media dell’1,73%, con 10 periodi positivi, mentre le utilities hanno ottenuto un rendimento medio del 3,75%.

Per queste ultime, tuttavia, la mediana è negativa dello 0,47% e i periodi favorevoli sono soltanto 8, segno che pochi rialzi particolarmente consistenti hanno sostenuto la media complessiva.

Per le banche il contributo maggiore arriva da gennaio, con un rendimento medio del 4,21%, contro lo 0,35% di novembre e l’1,76% di dicembre. La dispersione dei risultati è però elevata, come dimostra il peggior trimestre ottobre-gennaio, chiuso con una perdita del 27,91%.

L’intervallo di confidenza al 95% del rendimento medio stagionale bancario va da -1,22% a +13,16% e comprende lo zero, quindi il vantaggio osservato non è statisticamente significativo. La frequenza dei trimestri positivi resta un indizio interessante, ma da sola non basta a dire che il settore abbia più probabilità degli altri di salire nei prossimi tre mesi.

Le stime dei modelli per i prossimi tre mesi

La regressione Ridge, che utilizza rendimenti su diversi orizzonti temporali, volatilità e forza relativa, assegna all’energia il rendimento trimestrale atteso più elevato, pari al +2,84%, seguita dalle utilities con +1,36% e dalle banche con +0,63%, sulla base dei prezzi aggiornati al 29 ottobre 2026.

Il modello stagionale, che attenua le medie storiche per ridurre il peso degli episodi estremi, presenta una graduatoria differente. In questo caso sono favorite le banche con +4,06%, davanti alle utilities con +2,55% e all’energia con +1,18%.

Assegnando lo stesso peso ai due modelli si ottiene una previsione combinata del +2,34% per le banche, del +2,01% per l’energia e dell’1,96% per le utilities. Tra i primi due settori la differenza è di appena 0,33 punti percentuali.

Sono stime costruite sulle quotazioni passate, e su un orizzonte breve come un trimestre il margine di errore può essere ampio. Per questo abbiamo messo alla prova i modelli sui periodi precedenti.

Quanto hanno sbagliato i modelli in passato

La verifica su 38 trimestri dal 2017 al 2026, effettuata utilizzando per ogni previsione soltanto le informazioni disponibili in precedenza, mostra quanto sia difficile anticipare i rendimenti dei tre settori.

Il modello combinato ha registrato un errore assoluto medio di 9,61 punti percentuali, contro 9,62 del modello stagionale, 9,68 della regressione Ridge e 9,65 di una previsione neutrale con rendimento pari a zero.

Il vantaggio del modello combinato è dunque minimo, e sparisce del tutto con l’errore quadratico medio, la misura che pesa di più gli scostamenti ampi. Lì nessuno dei modelli fa meglio della previsione neutrale.

Nell’individuare il settore con la migliore performance trimestrale, il modello combinato ha centrato 14 risultati su 38, contro 12 della regressione Ridge e 10 del modello stagionale. Con un tasso di successo così basso, gli 0,33 punti di vantaggio previsti per le banche sull’energia vanno presi con molta cautela.

Il momentum a sei mesi premia l’energia

Abbiamo messo alla prova anche il momentum, la tendenza dei settori più forti a restare tali, per vedere se indovina il comparto con il miglior rendimento trimestrale.

Tra le finestre di 21, 63, 126 e 252 sedute esaminate, il risultato più favorevole è arrivato dall’orizzonte di 126 sedute, circa sei mesi, che ha individuato il comparto vincente in 19 trimestri su 38, pari al 50% dei casi. Una frequenza superiore a quella dei modelli previsionali, ma ancora insufficiente a fornire un’indicazione operativa affidabile.

Al 29 ottobre l’energia guida la graduatoria semestrale con un rialzo del 9,14%, davanti alle banche (+3,93%) e alle utilities (-6,26%). Che il comparto sia il più forte lo dicono i prezzi, che il momentum sappia prevederne i risultati futuri no.

La finestra di sei mesi è stata infatti selezionata confrontando più parametri sullo stesso campione storico, con il rischio di sovraottimizzazione. Nei primi due trimestri del 2026 considerati nella verifica, inoltre, il segnale non ha individuato il settore con la performance migliore.

BCE al 2,50% e Brent a 114,88 dollari, i fattori esterni ai modelli

Nei modelli non entrano né le scelte delle banche centrali né la geopolitica. Il 29 ottobre la BCE ha lasciato il tasso sui depositi al 2,50%, un livello che sostiene i margini di interesse delle banche ma che, se le condizioni finanziarie restano strette, può raffreddare la domanda di credito e far salire le insolvenze.

Per le società energetiche il termometro resta il petrolio. Il Brent ha chiuso il 29 ottobre a 114,88 dollari al barile, spinto dalle tensioni sulle forniture mediorientali. Quotazioni così alte aiutano parte del comparto, ma basterebbe uno sgonfiamento del premio geopolitico per rimescolare le carte.

Sulle utilities, infine, pesano le tariffe regolate e il costo del denaro, oltre ai prezzi dell’energia per chi produce o vende elettricità e gas.

Commenti

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Ok, parliamo chiaro: il mercato è un grande campo di battaglia e il settore energetico sta dimostrando di avere una marcia in più, con quel +57% che fa drizzare le orecchie a chiunque sia nel mondo degli investimenti. Ma non dimentichiamo che le banche, nonostante la correzione estiva, hanno sempre un certo appeal grazie alla loro ciclicità. Questo è il classico caso di “disruption” dove le variabili sono tante e nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere il futuro. Dobbiamo rimanere agili e pronti a cogliere le opportunità, che siano tra energia, utilities o finanza. In questo scenario, la vera sfida sarà capire come navigare tra l’incertezza e i dati storici, senza farsi sopraffare dalle emozioni. Essere startupper significa proprio questo: saper anticipare i trend e adattarsi rapidamente alle dinamiche di mercato!

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