Azioni Meta, le previsioni sulla trimestrale. I conti di stasera possono decidere il destino dei titoli dell’AI

Flavia Provenzani

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Mercoledì 21 ottobre, a Wall Street chiusa, Meta apre la stagione dei conti dei colossi tecnologici e si presenta davanti agli investitori con una domanda che pesa più di qualsiasi numero, cioè se i miliardi riversati nell’intelligenza artificiale stiano finalmente cominciando a rendere.

Azioni Meta, le previsioni sulla trimestrale. I conti di stasera possono decidere il destino dei titoli dell'AI

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C’è una data che chi investe nei titoli tecnologici ha cerchiato in rosso sul calendario ed è quella di oggi, mercoledì 21 ottobre. A mercati americani chiusi, intorno alle 22 ora italiana, Meta Platforms pubblicherà i conti del terzo trimestre 2026. Mezz’ora più tardi, alle 22.30, Mark Zuckerberg e la direttrice finanziaria Susan Li saliranno sul palco virtuale della conference call per spiegarli agli analisti, nella stessa serata in cui a riferire sarà anche Tesla.

Meta è la prima delle cosiddette «Magnifiche Sette» a presentarsi all’esame, e per questo il suo bilancio verrà letto con una lente che va ben oltre Facebook e Instagram. Ciò che l’azienda dirà sugli investimenti nell’intelligenza artificiale, e soprattutto su quanto stanno fruttando, rischia di diventare il diapason su cui si accorderà l’intero comparto nei giorni successivi.

Questa trimestrale Meta pesa più del solito

Negli ultimi tre anni i titoli legati all’intelligenza artificiale hanno fatto da locomotiva alla Borsa americana, trascinandola fino ai massimi storici, ma da qualche settimana il vento è girato e ai timori sull’economia si è aggiunto un dubbio più preciso e più insidioso, ossia che la montagna di denaro spesa in data center e chip non produca ricavi all’altezza.

La macchina pubblicitaria della società gira ancora a pieni giri, tanto che nel secondo trimestre i ricavi sono cresciuti del 28%, fino a 60,80 miliardi di dollari, quasi interamente grazie agli annunci (59,4 miliardi). Nello stesso periodo, però, i costi sono lievitati del 55%, a 42,03 miliardi, e l’utile operativo è sceso dell’8%, a 18,78 miliardi, con un margine scivolato dal 43% al 31%.

Su quel risultato hanno pesato anche voci straordinarie, come i 2,4 miliardi di oneri legali e gli 1,2 miliardi legati ai licenziamenti di maggio. Il dato che ha davvero spaventato il mercato, tuttavia, è stato un altro. Nel trimestre gli investimenti hanno toccato i 31,1 miliardi e hanno inghiottito quasi tutta la cassa generata, così che il flusso di cassa libero si è ridotto a 784 milioni contro gli 8,55 miliardi di un anno prima. Il giorno dei conti, il 29 luglio, gli investitori hanno risposto con i piedi, e il titolo ha perso il 9,64% negli scambi dopo la chiusura.

Il primo numero da guardare riguarda gli investimenti

A luglio Meta ha confermato per il 2026 investimenti compresi tra 130 e 145 miliardi di dollari, alzando la soglia minima della forchetta. Per avere un’idea delle proporzioni basta ricordare che si tratta di oltre metà dei ricavi attesi nell’anno, una cifra che trasforma l’azienda di Menlo Park in un gigantesco cantiere a cielo aperto.

Stasera, però, conterà meno il numero del trimestre e più ciò che l’azienda lascerà intravedere sul 2027. Il mercato una sua idea se l’è già fatta, perché secondo le stime raccolte da Admiral Markets il consenso degli analisti si aggira intorno ai 185 miliardi. Un’indicazione in linea con questa soglia suonerebbe come una rassicurazione, mentre una cifra nettamente più alta riaprirebbe la ferita mai del tutto rimarginata sul ritorno di questi investimenti.

Focus anche sulla pubblicità

Per il terzo trimestre Meta aveva indicato ricavi tra 61 e 64 miliardi di dollari, e gli analisti si sono sistemati nella parte alta della forchetta, intorno ai 63,3 miliardi, con una crescita di circa il 24% rispetto ai 51,24 miliardi dello stesso periodo del 2025. C’è chi si spinge anche oltre, come Bank of America con una stima di 63,8 miliardi e Bernstein con 64,06.

È qui che l’intelligenza artificiale deve dimostrare di non essere soltanto una promessa. Meta sostiene che i suoi algoritmi rendano la pubblicità più efficace e gli utenti più coinvolti, e se la crescita dei ricavi terrà il passo gli investimenti troveranno una giustificazione immediata e tangibile. Se invece i ricavi dovessero rallentare mentre i costi continuano a correre, la forbice tra le due curve diventerebbe molto più difficile da spiegare in una conference call.

Muse e la scommessa di far pagare l’AI

La vera novità di questa trimestrale porta un nome che sembra uscito da un poema epico, Muse. È l’agente di intelligenza artificiale personale lanciato l’8 settembre negli Stati Uniti, pensato non per conversare ma per agire al posto dell’utente, inviando email, prenotando viaggi, compilando moduli e completando acquisti.

Secondo le stime di Apptopia, Muse ha raccolto circa 2,8 milioni di download nei primi 12 giorni, arrampicandosi fino alla vetta delle classifiche americane degli store, e secondo altre rilevazioni ha superato i 5 milioni dopo 22 giorni. Sono numeri di società terze, perché Meta non ne ha ancora diffusi di ufficiali, ma sono bastati a far salire il titolo di circa il 12% nel giorno in cui sono emersi i primi dati.

L’app è gratuita, con abbonamenti da 20 o 100 dollari al mese per chi vuole sfruttarla più a fondo, e rappresenta il primo tentativo di Meta di trasformare l’intelligenza artificiale in un ricavo diretto anziché in un semplice strumento per vendere meglio la pubblicità. Stasera gli analisti vorranno capire se l’entusiasmo dei primi giorni è stato un fuoco di paglia o la prima scintilla di un’abitudine, e quanti utenti sono disposti a mettere mano al portafoglio.

Le spese legali potrebbero confondere la lettura degli utili

A complicare il quadro c’è un elemento che renderà meno limpido il dato sugli utili. Diversi analisti si aspettano infatti che Meta contabilizzi nel trimestre un onere legale di circa 10 miliardi di dollari, legato a un accordo con i procuratori generali di alcuni Stati americani.

Proprio per questo le stime sull’utile per azione sono lontane anni luce l’una dall’altra. Escludendo l’onere, il consenso si colloca tra 6,5 e 6,8 dollari, mentre Bank of America, includendolo, prevede 3,79 dollari, contro un utile rettificato di 7,25 dollari nello stesso trimestre del 2025. Chi leggerà i titoli di stasera farà bene a separare il dato contabile, gonfiato o sgonfiato dagli eventi straordinari, da quello che misura davvero lo stato di salute del business.

Cosa si aspetta il mercato

Il titolo arriva all’appuntamento dopo aver recuperato buona parte del terreno perso in estate. Martedì 20 ottobre, alle 14 di New York, cioè le 20 in Italia, quotava 694,25 dollari, con un rialzo di circa il 7% da inizio anno.

Gli operatori in opzioni, secondo i dati raccolti da TipRanks, prezzano un movimento di circa il 12% in una direzione o nell’altra dopo la pubblicazione dei conti. Per una società che vale circa 1.770 miliardi di dollari si tratta di un’oscillazione da montagne russe, che misura meglio di qualsiasi commento quanto sia alta la posta in gioco.

Gli effetti si vedranno da giovedì 22 ottobre, prima seduta utile dopo i conti, e difficilmente resteranno confinati a Meta. Una trimestrale convincente potrebbe fare da apripista all’intero comparto dell’intelligenza artificiale in vista dei conti di Alphabet, Microsoft, Amazon e Apple attesi nei giorni successivi, mentre una delusione, soprattutto sul fronte degli investimenti, finirebbe per gettare benzina sui dubbi che da settimane pesano sul settore.

Per chi investe dall’Italia l’appuntamento della trimestrale non riguarda soltanto chi possiede il titolo. Meta è infatti tra i componenti più pesanti del Nasdaq 100 e dell’S&P 500 e attraverso questi indici entra in moltissimi ETF azionari globali e americani che popolano i portafogli dei risparmiatori italiani, spesso senza che questi ne siano del tutto consapevoli.

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