Azioni Ferrari (RACE), e se fosse solo l’inizio del crollo?

Tommaso Scarpellini

9 Gennaio 2026 - 17:50

Ferrari scende, per molti anche troppo ... E se invece dovesse scendere ancora prima di recuperare? I segnali sono contrastanti, e lasciano spazio a due interpretazioni contrapposte.

Azioni Ferrari (RACE), e se fosse solo l’inizio del crollo?

Possibile che RACE debba continuare a crollare? È la domanda che aleggia ormai da settimane tra investitori, analisti e appassionati di Ferrari (RACE). Un titolo iconico, tra i più amati di Piazza Affari e delle borse europee, che ha già lasciato sul terreno oltre il 30% dai massimi storici. In teoria, se si ragiona in termini di ritorno alla media, tutto questo potrebbe avere un senso. Ma nella pratica? Qui le cose si complicano. Perché quando si parla di Ferrari, non si parla solo di un’azione qualsiasi, ma di un mix unico tra automotive, lusso e narrazione finanziaria. E capire se il ribasso sia un’opportunità o l’inizio di qualcosa di più profondo richiede uno sguardo molto più ampio.

Il punto di rottura: il Capital Markets Day

Tutti ricordiamo il giorno del nuovo Piano Strategico presentato al Capital Markets Day. A posteriori, possiamo dirlo senza troppi giri di parole: al mercato non è piaciuto. Le aspettative erano elevate, forse troppo. Gli investitori scontavano una traiettoria di crescita più aggressiva su ricavi, EBIT e volumi fino al 2030. Ferrari, invece, ha scelto la strada della prudenza. Guidance solide, coerenti con il DNA del brand, ma lontane da ciò che il prezzo di borsa stava implicitamente prezzando.

Ed è proprio qui che nasce il vero problema. Non tanto nella qualità del piano industriale, quanto nello scollamento tra fondamentali attesi e valutazioni. Quando il titolo viaggiava in area €480–500, i multipli erano chiaramente tirati. Il P/E si posizionava su livelli nettamente superiori alla media storica, anche guardando alle metriche forward. Il mercato stava pagando un premio importante, quasi narrativo, più che puramente fondamentale.

Valutazioni: davvero il ribasso è finito?

Oggi, dopo un crollo di circa il 35%, la domanda sembra legittima: è un buon momento per comprare azioni RACE? La risposta istintiva di molti è sì, perché “ha già corretto tanto”. Ma i mercati non ragionano per percentuali perse, ragionano per valutazioni relative.

Il P/E average storico di Ferrari si aggira intorno a 30x. Oggi, nonostante il ribasso, siamo ancora intorno a 35x. Con un prezzo che oscilla intorno ai €320–330, uno scenario di ritorno alla media implicherebbe, almeno teoricamente, ulteriori ribassi. Ed è qui che nasce il vero paradosso. In teoria sì, in pratica la domanda è un’altra: è realistico pensare che il mercato rinunci completamente al premio strutturale che ha sempre riconosciuto a Ferrari?

Ferrari non è solo automotive

Ferrari è formalmente un’azienda automotive, ma sostanzialmente è molto di più. È lusso, scarsità programmata, pricing power estremo. I numeri parlano chiaro: margine lordo superiore al 51%, ROE oltre il 40%. Metriche che non appartengono al mondo dell’auto tradizionale, ma a quello dei brand di lusso più puri.

Il fatto che il mercato oggi sembri quasi ignorare questo aspetto è, per certi versi, anomalo. Storicamente, Ferrari ha sempre scambiato a multipli superiori proprio per queste caratteristiche. La domanda quindi non è se sia giusto o sbagliato, ma se il mercato stia temporaneamente sottovalutando il valore qualitativo del business oppure se stia semplicemente correggendo un eccesso precedente.

I segnali da non ignorare

Passando al lato di analisi tecnica, il quadro diventa ancora più interessante. Il prezzo si è appoggiato sulla media mobile a 200 periodi, un livello che storicamente ha rappresentato un’area di equilibrio di lungo periodo. Non è una garanzia di rimbalzo, ma è una zona dove statisticamente i volumi tendono a tornare protagonisti.

In queste fasi, il mercato spesso entra in una sorta di limbo. Da un lato ci sono gli investitori di lungo periodo che iniziano a valutare ingressi graduali. Dall’altro, chi era posizionato per momentum e crescita continua a ridurre l’esposizione. Il risultato è una volatilità compressa ma potenzialmente pronta a riesplodere, in un senso o nell’altro.

Ritorno alla media o cambio di regime?

Il vero nodo è capire se siamo di fronte a un semplice ritorno alla media oppure a un cambio di regime valutativo. Se il mercato decidesse di trattare Ferrari come una “semplice” azienda automotive premium, allora multipli più bassi sarebbero giustificabili. Se invece il premio lusso dovesse tornare centrale nella narrativa, allora questi livelli potrebbero rappresentare un’area di accumulo di lungo periodo.

Qui entra in gioco anche l’analisi di sentiment. L’euforia che circondava RACE fino a pochi mesi fa si è trasformata in scetticismo. E spesso, nei mercati finanziari, è proprio questo passaggio emotivo a creare le migliori opportunità, ma anche i falsi segnali più pericolosi.

Quindi ...

Pensare che Ferrari non possa più scendere solo perché ha già corretto molto è un errore concettuale. Allo stesso tempo, ignorare la qualità straordinaria del business sarebbe altrettanto miope. Il mercato sta cercando un nuovo punto di equilibrio, e questo processo raramente è lineare o indolore.

Non è il momento di farsi trascinare dalla fretta o dalla paura di restare fuori. È il momento di osservare, di contestualizzare e di accettare che anche i migliori titoli attraversano fasi di ridimensionamento. Ferrari resta Ferrari, ma i mercati non fanno sconti a nessuno. Nemmeno ai miti.

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