Dopo la corsa di venerdì Eni passa all’incasso. Alle 12:05 di lunedì 26 ottobre il titolo scende a 26,78 euro, in calo del 3,15% rispetto alla chiusura precedente di 27,65 euro. Il ribasso si è allargato nel corso della mattinata e il prezzo continua così a scivolare sui minimi della seduta.
Venerdì 23 ottobre Eni aveva chiuso in rialzo del 5,82%, muovendosi tra 26,64 e 27,76 euro, all’indomani di una trimestrale che il mercato aveva accolto con entusiasmo.
Le azioni Eni passano all’incasso
Nei conti del terzo trimestre, pubblicati il 23 ottobre, l’utile netto adjusted è salito del 125% a 2,8 miliardi di euro, mentre l’utile netto contabile ha raggiunto 3,2 miliardi. Accanto ai numeri il gruppo ha annunciato un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, pari a circa 1,3 miliardi complessivi, in pagamento a dicembre.
Il programma di riacquisto di azioni proprie è stato invece aumentato del 12% fino a 3,8 miliardi. Anche le prospettive per il 2026 sono state riviste al rialzo, con un flusso di cassa operativo adjusted atteso a 16,5 miliardi, 1,2 miliardi in più rispetto alla guidance iniziale, e una crescita della produzione di idrocarburi portata al 6-7%.
La discesa di questa mattina appare quindi più come una presa di beneficio che come un giudizio sui conti. Chi aveva comprato prima dei risultati incassa una parte del guadagno, mentre i fondamentali restano quelli che hanno spinto il titolo sui massimi. A pesare c’è anche il petrolio in calo. In mattinata il Brent con consegna a dicembre cedeva l’1,81% a 114,61 dollari al barile e il WTI il 2,18% a 101,02 dollari. Sul titolo il greggio conta parecchio, perché secondo le stime della società ogni dollaro di variazione del Brent vale circa 110 milioni di euro di flusso di cassa operativo.
Sul fronte societario Eni ha completato la cessione di Agip Energy and Natural Resources (Nigeria) Limited ad Apex Global Energy Limited, controllata da Sterling Oil Exploration and Energy Production Company. La società ceduta detiene una quota del 5% nella joint venture Renaissance, ma il gruppo resta presente in Nigeria con le attività nell’offshore profondo e la partecipazione in Nigeria LNG. Il valore dell’operazione non è stato reso noto.
Le previsioni degli analisti
Dopo la trimestrale le banche d’affari hanno dato giudizi positivi sui risultati, ma restano divise sul valore del titolo. Il prezzo obiettivo più alto è quello di Barclays, che con un rating Overweight indica 32 euro, circa il 19% sopra le quotazioni delle 12:05. Seguono UBS, con Buy e un obiettivo di 30 euro, ed Equita, che conferma il Buy con un target di 29 euro. Equita sottolinea risultati sopra le attese, una guidance migliorata e una remunerazione complessiva per gli azionisti che nel 2026 stima intorno a 8,5 miliardi di euro.
Sul versante opposto si trovano case più prudenti, e in questo caso i prezzi obiettivo sono già stati superati dalle quotazioni. Kepler Cheuvreux mantiene un giudizio Hold con un target di 24,50 euro e osserva che il miglioramento delle stime sui flussi di cassa riflette soprattutto uno scenario energetico più favorevole. Citi resta Neutral con un obiettivo di 24 euro e Morgan Stanley è Equal-weight con 23,80 euro. Secondo Morgan Stanley, una parte del risultato superiore alle attese dipende da un’aliquota fiscale più bassa, al 32%. Banca Akros conferma il Buy ma indica un prezzo obiettivo di 26 euro, inferiore ai prezzi attuali. Pochi giorni prima della trimestrale, il 16 ottobre, BofA aveva portato il suo target da 24 a 24,50 euro.
Con il titolo a 26,78 euro, la media semplice di questi sette obiettivi, pari a circa 27 euro, lascia un margine di rialzo minimo. È il segno di quanto la corsa del 2026 abbia già anticipato buona parte delle buone notizie, e di quanto ora il giudizio del mercato dipenda dalla tenuta del petrolio sopra quota 100 dollari.
Il quadro tecnico
Il calo di oggi ha spinto il prezzo sotto il primo supporto di giornata a 26,94 euro. Il prossimo si trova a 26,22, mentre al rialzo le resistenze sono a 28,06 e 28,47 euro, con in mezzo il massimo storico recente di 27,76 toccato venerdì.
Gli indicatori, calcolati prima della discesa di oggi, descrivono un titolo forte ma tirato. L’RSI a 14 sedute era a 77,5, in piena zona di ipercomprato, e lo stocastico sfiorava il massimo della scala, una condizione che spesso precede proprio le prese di beneficio come quella in corso. Il trend di fondo resta però solido, con un ADX a 30,3 e un +DI a 38,7 che sovrasta nettamente il -DI a 7,6. Il prezzo resta sopra tutte le medie mobili, dalla media a 20 sedute a 25,24 euro fino a quella a 200 a 22,24. Se la correzione dovesse allargarsi, il primo ritracciamento di Fibonacci significativo, il 38,2% del rialzo da 19,87 a 27,76 euro, si colloca a 24,75 euro.
La progressione rimane marcata su tutti gli orizzonti, con un +6,53% a una settimana, un +13,44% a un mese e un +74,60% a un anno, dati riferiti a prima della seduta odierna. In dodici mesi il titolo è passato da un minimo di 15,55 euro al massimo di 27,76 toccato venerdì, con un ribasso massimo nel periodo del 19,31%. L’esponente di Hurst a 0,57 indica una tendenza dei prezzi a proseguire nella direzione in atto, mentre il ciclo dominante, di circa 120 sedute, si trova in fase discendente.
La variazione media giornaliera a 20 sedute è dell’1,58% e la volatilità storica annualizzata si attesta al 25,19% a 20 sedute. Con un calo del 3,15%, la seduta di oggi vale circa il doppio dell’oscillazione media recente, un movimento ampio che però non basta a incrinare un trend costruito in un anno di rialzi.
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