Azioni Eni e Leonardo a Piazza Affari possono ancora salire? La risposta che non ti aspetti di analisti e grafici

Gerardo Marciano

18/03/2026

Leonardo ed Eni sono stati i migliori titoli della settimana a Piazza Affari: ecco il confronto tra prospettive, segnali tecnici e target indicati dagli analisti.

Azioni Eni e Leonardo a Piazza Affari possono ancora salire? La risposta che non ti aspetti di analisti e grafici

Tra i titoli che nell’ultima settimana si sono messi più in evidenza a Piazza Affari, due nomi hanno attirato più di altri l’attenzione del mercato: Leonardo ed Eni. Appartengono a settori molto diversi, hanno driver industriali differenti e vengono letti dagli investitori con logiche quasi opposte. Eppure, nello stesso arco temporale, entrambi sono riusciti a imporsi come protagonisti, spingendo molti osservatori a chiedersi se il movimento possa proseguire oppure se gran parte del potenziale sia già stato espresso.

Quando due azioni corrono nello stesso momento, la tentazione è sempre quella di metterle sullo stesso piano. In realtà, è proprio nelle differenze che si nasconde la parte più interessante dell’analisi. Da una parte c’è Leonardo, che arriva da una lunga fase di rivalutazione ed è sostenuta da un’impostazione tecnica molto forte. Dall’altra c’è Eni, che si presenta con fondamentali solidi e con un’impostazione grafica brillante, ma anche con un consenso degli analisti decisamente più prudente sul fronte del target di prezzo.

Capire quali siano oggi le prospettive di questi due titoli significa allora andare oltre la semplice performance settimanale. Significa osservare come si muovono i prezzi, quale messaggio arriva dagli indicatori tecnici, quanto spazio vedono gli analisti e, soprattutto, distinguere tra un trend ancora aperto e una corsa che potrebbe aver già incorporato molte aspettative.

Leonardo: forza tecnica evidente, ma con margini di upside più contenuti

Leonardo si presenta con un quadro tecnico tra i più forti del listino. Alla chiusura del 13 marzo il titolo segnava 64,08 euro e il riepilogo tecnico giornaliero mostrava un’impostazione chiaramente positiva: il sommario segnala 17 indicazioni di acquisto, 9 neutre e nessuna di vendita; le medie mobili sono ancora più nette, con 14 segnali di acquisto, una sola neutralità e zero vendite. Anche gli oscillatori, pur meno estremi, restano costruttivi, con 3 segnali di acquisto e 8 neutri. 

Il dato forse più importante è la distanza del prezzo dalle principali medie mobili. Leonardo quota sopra l’EMA 10 a 57,30 euro, sopra la SMA 20 a 53,38, sopra la SMA 50 a 50,38, sopra la SMA 100 a 38,19 e molto sopra la SMA 200 a 25,06 euro. Anche la Hull Moving Average è posizionata a 60,24 euro, quindi sotto i prezzi correnti. Questo conferma una struttura rialzista molto ordinata, nella quale il mercato continua a premiare il titolo senza che, almeno dai dati riportati, emergano segnali di deterioramento del trend principale. 

Gli oscillatori aiutano a completare il quadro. L’RSI a 68,01 indica una forza elevata ma non ancora fuori controllo; lo Stocastico %K a 83,10 e il Williams %R a -10,60 segnalano un’area già piuttosto tirata, ma non accompagnata da veri segnali di inversione. Anzi, Momentum, MACD e Awesome Oscillator restano in acquisto. In sostanza, Leonardo appare come un titolo forte, impostato bene, ma anche reduce da una corsa importante che richiede al mercato nuova forza per continuare a salire con la stessa intensità. 

Sul piano delle valutazioni degli analisti, il quadro è positivo ma meno euforico di quanto il grafico potrebbe suggerire. Il target di prezzo medio a un anno è pari a 65,82 euro, appena il 2,71% sopra la quotazione di 64,08 euro, mentre la forchetta delle stime va da 55 a 77 euro. Il rating complessivo resta favorevole: 19 analisti hanno espresso valutazioni negli ultimi tre mesi e il giudizio sintetico è “Compra”, con 7 “compra adesso”, 3 “compra”, 9 “mantieni” e nessuna raccomandazione di vendita. 

Questo passaggio è decisivo per interpretare le prospettive del titolo. Il mercato sta premiando Leonardo e la struttura tecnica resta robusta, ma il target medio indica che, ai prezzi correnti, gran parte del potenziale centrale stimato dagli analisti è già stato assorbito. Ciò non vuol dire che il titolo non possa salire ancora. Significa però che, da qui in avanti, per giustificare ulteriori strappi serviranno probabilmente nuovi catalizzatori oppure un miglioramento delle attese tali da spostare verso l’alto il consenso.

Anche i numeri fondamentali confermano una società in rafforzamento. Il rapporto prezzo/vendite è 1,97, il valore d’impresa su EBITDA è 21,95 e l’azienda impiegava 60,47 mila persone nel 2024. Sul fronte della redditività, le metriche riportate mostrano un miglioramento progressivo: il ROE è salito fino al 12,77%, il ROI al 9,72% e il margine EBITDA al 10,20% nel 2024. Sono dati che aiutano a spiegare perché il mercato continui a riconoscere qualità al titolo. 

Eni: corsa potente, fondamentali solidi, ma il consenso resta più cauto

Se Leonardo rappresenta il campione della continuità rialzista, Eni è invece il titolo che mostra il contrasto più interessante tra forza di mercato e prudenza del consenso. Alla chiusura del 13 marzo il titolo valeva 22,35 euro, con un progresso giornaliero del 2,69%, e anche qui il quadro tecnico è nettamente favorevole: il riepilogo segnala 17 indicazioni di acquisto, 9 neutre e zero vendite; le medie mobili registrano 14 segnali di acquisto, una neutralità e nessuna indicazione di vendita. 

Anche in questo caso il prezzo viaggia ben al di sopra delle medie mobili principali. L’EMA 10 è a 18,948 euro, la SMA 20 a 17,231, la SMA 50 a 15,333, la SMA 100 a 14,711 e la SMA 200 a 14,184 euro. La Hull Moving Average è a 21,286 euro, ancora sotto le quotazioni correnti. Tecnicamente, quindi, Eni si trova dentro una tendenza rialzista molto chiara e molto estesa. 

Proprio qui, però, entra in gioco un elemento di cautela. Gli oscillatori mostrano un titolo fortissimo, ma anche molto tirato. L’RSI è a 89,407, lo Stocastico %K a 96,885, il CCI a 240,906, lo Stocastico RSI veloce a 100 e il Williams %R a 0,000. Sono valori che descrivono una situazione di forte estensione del movimento. Momentum, MACD e Ultimate Oscillator restano in acquisto, ma la lettura complessiva suggerisce che il mercato sta spingendo con grande forza su un titolo già entrato in area di forte ipercomprato. 

Qui emerge la vera differenza rispetto a Leonardo. Leonardo appare forte ma ancora relativamente equilibrata. Eni, invece, appare forte e molto estesa. Per questo le prospettive di breve possono restare positive, ma il rischio di pause tecniche o di fisiologici ritracciamenti diventa più elevato.

Il paradosso si nota ancora di più guardando alle stime degli analisti. Il target medio a un anno è 19,378 euro, cioè il 13,30% sotto i prezzi di chiusura considerati. La forchetta delle stime va da 15,50 a 23 euro. Il rating complessivo è “Neutro”: su 26 analisti che hanno espresso un giudizio negli ultimi tre mesi, 6 indicano “compra adesso”, 1 “compra”, 16 “mantieni”, 3 “vendi” e nessuno “vendi adesso”. 

Questo significa che il mercato, almeno nella fotografia riportata dai file, sta correndo più velocemente del consenso. Il titolo ha mostrato una brillantezza superiore alle attese medie degli analisti, e proprio per questo oggi viene guardato con maggiore prudenza sul piano del potenziale residuo. In sintesi, Eni è un titolo forte, ma più “carico” sia tecnicamente sia rispetto ai target centrali del consenso.

I fondamentali restano comunque solidi. Eni mostra per il 2025 un P/E di 20,69, un prezzo su fatturato di 0,61, un prezzo su flusso di cassa di 3,74 e un valore d’impresa pari a 73,80 miliardi, che sale a 89,33 miliardi nel dato corrente riportato in tabella. Sul fronte della redditività, il ROE è al 5,45%, il ROI al 3,43% e il margine EBITDA al 16,23%, con una struttura che resta profittevole pur in un contesto diverso da quello di una società industriale come Leonardo. 

Due titoli forti, ma con prospettive diverse

La comparazione tra i due campioni di Piazza Affari restituisce quindi una conclusione abbastanza chiara. Leonardo e Eni condividono una forte impostazione tecnica e una leadership recente sul mercato italiano, ma ci arrivano da posizioni differenti.

Leonardo sembra il titolo con il profilo più lineare. Il trend è forte, il consenso analisti resta orientato al “compra” e il target medio, pur vicino ai prezzi attuali, non segnala una sopravvalutazione evidente. Il margine implicito non è enorme, ma il quadro d’insieme è coerente: titolo forte, qualità riconosciuta, prospettive ancora costruttive.

Eni, invece, sembra il titolo con il maggior divario tra slancio di Borsa e prudenza del consenso. I prezzi hanno corso molto, gli indicatori tecnici descrivono una condizione di forza estrema, ma il target medio degli analisti resta inferiore alle quotazioni correnti. Questo non esclude ulteriori progressi, soprattutto se il momentum dovesse restare acceso, ma rende il titolo più esposto a fasi di consolidamento.

In termini molto semplici, Leonardo oggi appare come il titolo con la struttura più equilibrata tra forza tecnica e visione del consenso. Eni appare invece come il titolo più brillante nel breve, ma anche quello che richiede più attenzione perché il mercato ha già corso oltre il target medio degli analisti. Per chi osserva questi due nomi, la differenza principale sta tutta qui: Leonardo sembra avere una narrativa ancora ordinata, Eni una narrativa più potente ma anche più tirata.