Il giorno dopo le vendite, Apple recupera tutto e qualcosa in più. Nel pomeriggio italiano il titolo passa di mano a 352,52 dollari, il 6,21% sopra la chiusura di martedì (331,90 dollari), e con il massimo di giornata a 354,33 dollari segna un nuovo record storico intraday, oltre il precedente di 351,73 dollari toccato il 23 ottobre. A questi prezzi la capitalizzazione di Cupertino torna sopra i 5.000 miliardi di dollari.
Ventiquattro ore prima il quadro era opposto. Martedì 3 novembre il titolo era arrivato a perdere circa il 4% durante la seduta, per poi chiudere a -1,90%: gli investitori avevano guardato alle indicazioni sul margine lordo del trimestre di dicembre, frenato dal rincaro dei chip di memoria, più che ai numeri del trimestre appena chiuso.
Dall’azienda, nel frattempo, non sono arrivati annunci. La spinta viene dal mercato nel suo insieme: Wall Street festeggia l’esito delle elezioni di metà mandato, con i Democratici che secondo le proiezioni dell’Associated Press conquistano il controllo del Congresso, e buona parte delle Big Tech corre. C’è poi il rimbalzo dopo il calo seguito ai conti, lo stesso movimento che si vede oggi su Amazon, in forte recupero dopo il calo seguito alla trimestrale.
Un anno fiscale da record
I conti, i primi con John Ternus amministratore delegato (è al timone dal 1° settembre: qui chi è e quanto guadagna il nuovo CEO di Apple), sono usciti lunedì 2 novembre dopo la chiusura di Wall Street. Nel quarto trimestre dell’esercizio 2026, chiuso il 26 settembre, i ricavi sono cresciuti del 12% a 114,5 miliardi di dollari, contro i circa 113,5 miliardi attesi dagli analisti secondo Bloomberg. L’utile per azione è salito del 14% a 2,10 dollari, con un aiuto di 5 centesimi dai rimborsi sui dazi, che valgono anche circa un punto del margine lordo, al 47,9%. Le tabelle complete sono nel comunicato sui risultati pubblicato da Apple.
A trainare è stato ancora l’iPhone, con 57,6 miliardi di dollari di vendite (+17,5%): mai così tante in un trimestre di settembre. Bene anche i Mac, in crescita del 23,7%, mentre i servizi toccano il massimo storico a 31,6 miliardi. Arretrano invece iPad e indossabili. In Greater China i ricavi salgono del 21%, ma restano sotto le stime degli analisti.
Sull’intero esercizio il fatturato arriva a 478,8 miliardi (+15%) e l’utile per azione a 8,98 dollari (+20%). Ternus parla del «nostro miglior anno fiscale di sempre», mentre il direttore finanziario Kevan Parekh ricorda che nel trimestre il gruppo ha generato 28 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo, «che ci hanno permesso di restituirne 28 agli azionisti». Il consiglio di amministrazione ha dichiarato un dividendo di 0,27 dollari per azione, in pagamento il 16 novembre agli azionisti registrati al 12 novembre.
Il nodo della memoria
A raffreddare gli acquisti martedì sono state le indicazioni sul trimestre di dicembre, arrivate in conference call. Sul fatturato Apple prevede una crescita tra il 7% e il 10%, una forchetta che sconta i vincoli di fornitura e che resta comunque superiore alle attese degli analisti (circa il 6% secondo LSEG). Il margine lordo è però visto tra il 45% e il 46%, sotto il 47,9% di settembre, per il rincaro della memoria e per i costi legati al lancio della nuova Siri basata sull’intelligenza artificiale. Delude anche la crescita prevista per i servizi, tra l’8% e il 9%, inferiore alle stime degli analisti.
«Quello che stiamo vedendo in questo momento sui prezzi della memoria non ha precedenti», ha ammesso Ternus secondo Reuters, avvertendo che a dicembre i costi saliranno ancora. I chip sono contesi dai data center dell’intelligenza artificiale e Apple ha alzato di 33 miliardi, a 89,7 miliardi di dollari, gli impegni di acquisto per la produzione. Il titolo, ricordava l’agenzia, tratta a quasi 35 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi: una valutazione che lascia poco spazio alle delusioni.
Il quadro tecnico
Il rialzo di oggi vale circa sei volte la volatilità media giornaliera del titolo, pari all’1,08%, e porta il prezzo sopra la banda superiore di Bollinger, che alla chiusura di martedì si trovava a 350,66 dollari: un segnale di forza che nel breve può anche indicare un eccesso. Sugli stessi dati, le medie mobili a 20, 50 e 200 sedute erano a 342,21, 334,23 e 298,26 dollari, tutte ben sotto le quotazioni di oggi.
Manca però la conferma della chiusura. Il record di fine seduta resta per ora quello di 348,91 dollari del 29 ottobre, e il prezzo attuale ne dista poco più di tre dollari. Il vero banco di prova arriverà con i conti del trimestre natalizio, quando si vedrà quanto la memoria avrà eroso i margini.
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