Avvocato paga 10.000 euro per aver detto di non voler assumere gay

Dire in radio di non voler assumere persone gay è una discriminazione vera e propria. Così la Corte di Giustizia Ue condanna un avvocato italiano omofobo.

Avvocato paga 10.000 euro per aver detto di non voler assumere gay

Un noto avvocato italiano ha dichiarato in un’intervista radiofonica di non voler assumere omosessuali, una frase che ha avuto grandissima rilevanza mediatica e che sconforta ancor di più nel mese del gay pride.

Nonostante gli anni passino, l’omofobia è ancora molto radicata, soprattutto negli ambienti di lavoro, anche se esistono diverse norme nazionali e internazionali che vietano espressamente le disparità di trattamento tra dipendenti gay ed eterosessuali, cosa che vale sia dopo l’assunzione che in fase di colloquio e selezione del personale.

Per questo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza del 23 aprile 2020 ha condannato l’avvocato in questione a pagare 10 mila euro all’associazione di avvocati Rete Lenford che tutela i diritti della comunità LGBT.

Cosa è successo

Tutto è iniziato quando un avvocato italiano intervistato da una nota emittente radiofonica, ha detto apertamente di non voler assumere nel suo studio legale collaboratori gay, senza nemmeno valutarne competenze e abilità.

A fargli causa un’associazione di avvocati specializzata nella tutela dei diritti di omosessuali, bisessuali e transgender, specie nei luoghi di lavoro dove le discriminazioni sono più subdole e velate.

Avvocato condannato al risarcimento danni

L’associazione ha adito la Corte di Giustizia Ue e chiesto all’avvocato italiano una somma a titolo di risarcimento danni. I giudici comunitari hanno dato ragione alla Rete Lenford (sentenza del 23 aprile 2020, causa C-507/18) stabilendo che la condotta discriminatoria sussiste anche se al momento dell’intervista non era in corso nessuna procedura di ricerca e selezione del personale.

Non solo, il fatto che tali dichiarazioni siano avvenute tramite un’emittente nazionale e abbiano avuto ampia diffusione rende la condotta ancor più grave. Da qui la condanna a sborsare 10 mila euro.

Diritti gay: leggi a tutela dell’omosessualità nei luoghi di lavoro

La decisione della Corte si base su precise norme legali. In ambito comunitario, i giudici fanno riferimento alla direttiva 2000//78/CE del Consiglio europeo con la quale viene stabilito il principio di parità di trattamento sul lavoro a prescindere dall’orientamento sessuale. Ciò vale sia per l’accesso all’impiego che alla formazione e promozione professionale.

Mentre dal punto di vista del diritto interno senza dubbio la dichiarazione dell’avvocato è contraria all’articolo 3 della Costituzione dove è sancito il generale principio di non discriminazione, e tra le “condizioni personali e sociali” del dettato normativo deve essere fatta rientrare anche l’omosessualità.

Altro riferimento è il D.lgs 9 luglio 2003 n. 216 che prevede

“la parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall’età e dall’orientamento sessuale, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro.”

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