Auto elettriche: secondo la Regione Toscana inquinano

Marco Lasala

31 Agosto 2022 - 12:26

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Con una nota dell’Arpat, l’Agenzia Regionale per la protezione ambientale, la Regione Toscana frena sull’elettrico, preferendo di gran lunga il diesel.

Diesel o elettrico, motori a combustione interna o elettrificazione, auto elettriche o endoermiche? Un domanda che per quanto alle volte potrebbe sembrare banale visto il processo di elettrificazione che sta coinvolgendo l’intero comparto automotive, assume in questo caso dei risvolti molto interessanti.

In una recente nota diramata dall’ARPAT, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale toscana, il divieto imposto da Bruxelles a partire dal 2035 e che riguarda lo stop alla produzione di veicoli con motore a combustione interna, avrebbe ben poco senso: “L’energia necessaria (quella per alimentare le auto elettriche NDR) proviene ancora per la maggior parte da fonti non rinnovabili, mantenendo ancora alta le emissioni di anidride carbonica".

Il blocco della commercializzazione di auto a combustione interna, dunque, secondo l’ARPAT, avrà enormi conseguenze sull’occupazione e sull’assetto produttivo delle aziende impegnate nell’automotive, il tutto coinvolgerà anche gli assetti geopolitici e strategici impegnati nell’accaparrarsi il controllo delle aree geografiche da cui provengono le materie prime necessarie alla produzione di veicoli elettrici.

Una battuta questa che per quanto forte è solo l’inizio di una lunga dichiarazione in merito alla decisione di Bruxelles sul divieto di vendita di auto a benzina e diesel, un provvedimento che non comporterà alcun miglioramento ambientale: “Il calcolo delle emissioni di un veicolo deve iniziare, invece, ancor prima della sua nascita, quando cioè viene prodotta l’energia necessaria alla fabbrica che lo produce. In questo senso l’inizio del ciclo di vita di un’automobile coincide con la produzione. Per questo, ai fini delle emissioni di anidride carbonica, è fondamentale il modo in cui si ottiene l’energia elettrica. Occorre infatti ricordare che il mix energetico per la produzione dell’elettricità condiziona le emissioni: in Italia il 43% proviene da gas naturale, il 36% da fonti rinnovabili, il 14% dal carbone, il 3,6% dal nucleare, lo 0,8% da prodotti petroliferi e la quota rimanente da altre materie prime secondo i dati raccolti dal GSE S.p.A”.

Dunque secondo l’ARPAT due sono i fattori determinanti e non trasparenti in merito alle emissioni “nascoste” delle auto elettriche:

  • il modo di produrre energia elettrica;
  • il riciclo delle batterie e accumulatori.

Le auto elettriche hanno realmente zero emissioni?

Anche in merito a questa domanda, l’ARPAT dice la sua: “Il modo in cui viene ottenuta l’energia elettrica inviata alle colonnine di ricarica delle auto a batteria fa la differenza sulle emissioni di CO2 “dal pozzo alla ruota” (che considerano altre all’impiego della vettura, anche la produzione dell’energia necessaria per l’alimentazione dell’accumulatore). Un confronto corretto dunque, deve prendere in considerazione anche la media delle emissioni di CO2 per la produzione dell’elettricità: nell’esempio citato per la Cina il valore è di 711 g/km, contro i 432 dei Paesi dell’OCSE Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), a causa proprio dell’utilizzo estensivo del carbone per alimentare le centrali termoelettriche".

E ancora, sempre l’Agenzia regionale per la protezione ambientale toscana afferma che: “L’attività di estrazione del petrolio ha di sicuro un impatto ambientale. Ma pure l’estrazione di litio, cobalto e nichel, necessari per le batterie, il loro trasporto e la realizzazione degli accumulatori comportano emissioni (da 56 a 494 g di CO2 per kWh).
Le emissioni di CO2 dei veicoli possono essere azzerate a patto però di utilizzare sempre energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. Cosa non sempre fattibile, né facile da ottenere, visti i tempi necessari per realizzare impianti di nuova generazione. Paradossalmente abbiamo così paesi come la Cina con il maggior numero di EV in circolazione, ma anche il maggior numero di centrali di produzione dell’energia elettrica a carbone
”.

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