Argento ai minimi dell’anno. Cosa c’è dietro il crollo del prezzo? Le previsioni degli analisti

Ufficio Studi Money.it

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Argento a 53,81 dollari, vicino ai minimi dell’anno. Perché il metallo continua a scendere, le previsioni di UBS e J.P. Morgan e i livelli tecnici da monitorare

Argento ai minimi dell'anno. Cosa c'è dietro il crollo del prezzo? Le previsioni degli analisti

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La giornata si apre di nuovo in rosso per l’Argento. Poco dopo le 8 di questa mattina il metallo passa di mano a 53,81 dollari l’oncia, in calo dell’1,28%, e torna a pochi passi dal minimo da inizio anno toccato ieri nelle contrattazioni asiatiche a 52,67 dollari, il livello più basso dal novembre 2025. Nel pomeriggio di martedì il prezzo aveva recuperato fino a 54,5 dollari, aiutato da una pausa del petrolio, ma il rimbalzo si è esaurito in poche ore. Dall’inizio dell’anno il bilancio è negativo di circa il 24% e, rispetto al record di oltre 121 dollari del 29 gennaio, la perdita supera il 55%.

Perché il prezzo dell’argento scende

Con il Brent tornato sopra i 115 dollari sulla scia delle tensioni in Medio Oriente, il mercato teme una nuova fiammata dell’inflazione negli Stati Uniti e scommette su una Federal Reserve costretta a stringere ancora. Per la riunione che si chiude stasera gli operatori si aspettano tassi fermi, ma la probabilità di un rialzo a dicembre è salita all’84,4%, secondo le stime riportate da FXStreet. Gli analisti di Commerzbank hanno collegato la debolezza dei preziosi proprio al rincaro del greggio e ai timori sull’inflazione in vista della Fed.

Oro e argento non pagano cedole, quindi quando i rendimenti reali salgono il costo opportunità di tenerli in portafoglio aumenta, e con i Treasury decennali intorno al 5% la concorrenza delle obbligazioni si fa sentire. A completare il quadro c’è il dollaro, che martedì ha toccato il livello più alto da dieci giorni e rende il metallo più caro per chi compra in altre valute. Per un ripasso del meccanismo, si veda la guida di Money.it sul tasso di interesse reale.

L’argento, però, paga un prezzo più alto dell’oro, e il rapporto tra i due metalli lo racconta bene. A fine gennaio servivano meno di 50 once d’argento per comprarne una d’oro, un livello che non si vedeva dal 2012, mentre il 27 ottobre ne servivano 75,19. La ragione sta nella doppia natura del metallo, bene rifugio ma anche materia prima industriale, e sul fronte industriale le notizie non sono buone.

Secondo Metals Focus, la domanda del fotovoltaico è attesa in calo del 19% nel 2026, a circa 151 milioni di once, perché i produttori di pannelli usano sempre meno argento per cella dopo i rincari dei mesi scorsi. Il Silver Institute prevede comunque il sesto anno consecutivo di deficit, stimato a 46,3 milioni di once, ma finora lo squilibrio tra domanda e offerta non è bastato a fermare le vendite.

Come si è arrivati fin qui?

Dopo il crollo che ha seguito il record di gennaio, il metallo aveva provato a risalire fino a superare brevemente i 70 dollari a fine agosto, ma il nuovo tentativo di settembre si è fermato più in basso, a 66,49 dollari il 21 del mese, disegnando un massimo decrescente che ha anticipato la ripresa delle vendite.

Il 14 ottobre il prezzo ha perso circa il 6% in una sola seduta dopo dati sull’inflazione americana più alti del previsto, e il 22 ottobre il future ha ceduto un altro 4,6%, chiudendo ai minimi dal novembre 2025 mentre il petrolio tornava a correre e l’oro scivolava sotto i 4.000 dollari. Money.it aveva già analizzato la fase precedente in Cosa c’è dietro il crollo del prezzo dell’argento?.

Le previsioni degli analisti

Le banche d’affari hanno tagliato le stime negli ultimi mesi, ma quasi tutte indicano livelli superiori ai prezzi attuali. La più recente è di UBS. In un rapporto del Chief Investment Office diffuso a fine della scorsa settimana, lo strategist Giovanni Staunovo vede l’argento a 70 dollari a dicembre 2026, a 75 a metà 2027 e a 80 a settembre 2027. Rispetto ai 53,81 dollari di stamattina, l’obiettivo di fine anno implica un potenziale del 30,09%.

Per UBS la pressione delle banche centrali resterà un ostacolo nel breve periodo. La produzione mineraria, però, non può aumentare in fretta, visto che il metallo si estrae per lo più come sottoprodotto di piombo, zinco, rame e oro, e il mercato dovrebbe restare in deficit.

Più prudente J.P. Morgan, che già il 13 agosto aveva abbassato da 90 a 63 dollari la stima media per il quarto trimestre, portando la media del 2026 a 70,60 dollari e quella del 2027 a 63,90. Il taglio era motivato soprattutto dal calo della domanda del solare. È anche la stima più vicina ai prezzi di oggi, con un margine di rialzo del 17,08%.

All’estremo opposto resta Citi, che il 14 agosto aveva confermato un obiettivo di 75 dollari a tre mesi e di 90 dollari a sei-dodici mesi, mentre nel frattempo l’argento ha preso la direzione opposta. HSBC, infine, aveva indicato a maggio un target di 70 dollari per la fine dell’anno.

Il quadro tecnico

Il grafico conferma la debolezza. Il prezzo resta sotto tutte le principali medie mobili, con quella a 20 sedute a 58,28 dollari, quella a 50 a 62,88 e quella a 200 a 71,72, e l’ADX a 29,9 indica un trend ribassista ben definito, con la componente negativa nettamente prevalente. Gli oscillatori sono però in area estrema. Nella rilevazione di ieri mattina l’RSI a 14 sedute era a 30,8, a ridosso dell’ipervenduto, e lo stocastico sotto quota 4, mentre il prezzo lambiva la banda inferiore di Bollinger a 52,76 dollari. Sono condizioni che spesso precedono un rimbalzo tecnico, senza garantire che la tendenza si inverta.

Il supporto decisivo è il minimo dell’anno a 52,67 dollari. Una chiusura sotto quella soglia aprirebbe la strada verso l’area dei 50 dollari e, più in basso, verso il minimo delle ultime 52 settimane a 45,85. Al rialzo, il primo ostacolo è a 55,50 dollari, poi la zona tra 57,77 e 58,28, dove passa la media a 20 sedute. Solo il recupero delle resistenze a 61,27 e 63,73 dollari cambierebbe davvero il quadro. La volatilità resta alta, con un ATR pari al 2,84% del prezzo e una volatilità storica annualizzata del 35,53% a 20 sedute.

Cosa aspettarsi adesso?

Le prossime ore diranno molto. Stasera la Fed di Kevin Warsh scioglierà la riserva sui tassi e soprattutto sul messaggio per dicembre, e domani arriveranno il PIL americano del terzo trimestre e il deflatore dei consumi. Un tono meno aggressivo potrebbe offrire all’argento lo spunto per un rimbalzo dai livelli di ipervenduto, mentre una nuova fiammata del petrolio rischierebbe di spingerlo sotto i minimi dell’anno. Per chi investe dall’Italia vale una cautela in più, perché il metallo è quotato in dollari e il rendimento in euro dipende anche dall’andamento del cambio.

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Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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