Stalker deve cambiare città se continua a seguire la vittima: la sentenza

Se lo stalker continua ad importunare la vittima nonostante il divieto di avvicinamento, il giudice può ordinargli di lasciare la città e la propria casa. Pugno duro contro il reato di stalking.

Stalker deve cambiare città se continua a seguire la vittima: la sentenza

Gli stalker potranno essere allontanati dalla città in cui abitano se continuano a seguire e minacciare le vittime: lo ha stabilito una sentenza della Corte di cassazione (n. 26222/2020). Si tratta di una decisione unica nel suo genere, che segna un forte inasprimento delle sanzioni per il reato di stalking; fino ad ora, infatti, nessun giudice aveva mai previsto la possibilità di allontanare lo stalker da casa propria e dalla città di residenza e domicilio, anzi questa era ritenuta una misura sproporzionata.

Da adesso in poi, invece, gli stalker che violano il divieto di avvicinarsi alla vittima e frequentare i luoghi dove si svolge la sua vita sociale e lavorativa può essere fisicamente allontanato dal Comune, e non importa se viene impedito l’uso dell’abitazione principale.

Via dalla città se lo stalker continua a seguire la vittima

Linea dura, anzi durissima, della Giurisprudenza nei confronti degli stalker sottoposti a restrizioni che trasgrediscono ai divieti, seguendo e importunando la vittima. La Corte di cassazione ha scelto di aderire alla decisione presa dalla Corte d’appello in sede di riesame sul caso di una donna perseguitata la quale, nonostante aver sporto denuncia, era ancora oggetto di insulti e molestie e veniva pedinata dal malintenzionato.

L’uomo potrà essere allontanato fisicamente dalla città, anche se questo significa che dovrà lasciare la propria abitazione. In altre parole, la misura restrittiva imposta allo stalker si traduce nel divieto di dimora.

Secondo la difesa dell’uomo questa sarebbe una misura cautelare sproporzionata, ma i giudici della cassazione non sono d’accordo: dalle numerose denunce della donna si evince la pericolosità dello stalker e la sua determinazione nel voler proseguire gli atti persecutori; per questo l’allontanamento dalla città risulta essere l’unica via possibile per tutelare la sicurezza e la salute psico-fisica della donna.

Molto è cambiato rispetto al passato. Basti pensare che nel 2016 la stessa Corte di cassazione ha ritenuto “sproporzionato” l’allontanamento dalla dimora nei confronti di uno stalker che abitava nello stesso condominio della vittima. Questo è un segno evidente di come la sensibilità nei confronti delle vittime di stalking - molto spesso giovani donne - stia mutando, per fortuna nel senso di garantire maggiore sicurezza, a costo di impedire al colpevole il diritto di abitare nella sua casa di proprietà.

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